Altritaliani

Cultura da pollaio.

giovedì 27 ottobre 2011 di Veleno

Altritaliani.net, l’abbiamo detto tante volte, vuole essere, nel suo piccolo e con i suoi limiti, un osservatorio dell’Italia di oggi ed un laboratorio d’idee. Nel suo essere laboratorio, come gruppo italo-francese, abbiamo cercato, fra l’altro, di proporci in Francia, ma la cosa vale per ogni altro luogo, come una forza complementare alle tante, diverse ed interessanti realtà associative ed imprenditoriali italiane e non, che hanno come ragione sociale la cultura e in particolare la cultura italiana all’estero. Questa operazione richiede uno sforzo, quello di uscire dal proprio orto per mettersi e mettere in contatto queste diverse esperienze, per costruire delle sinergie utili ad un avanzamento di una cultura, spesso relegata ad infimo ruolo dai governanti e dai sistemi politici. Uno sforzo teso anche a scoprire nuove esperienze e finanche nuovi talenti.

Per questa ragione, ci siamo proposti come “collante di rete” tra le associazioni italiane, naturalmente con il limite delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, non immuni da errori, ma sempre pronti ad aprire la porta a nuove esperienze e a nuovi gruppi.
L’abbiamo definito il “fare sistema”, espressione, ne sono consapevole, che può essere soggetta a qualche spiacevole equivoco. Per noi il “fare sistema” è quello che, ad esempio, negli anni cinquanta permise a tante piccole aziende di lavorare insieme, in collaborazione, costruendo così, in buona misura, quello che fu il miracolo economico italiano. Chi ci segue quindi non si meraviglia che abbiamo spesso interagito ed interagiamo con tante realtà , alcune delle quali potrebbero finanche essere considerate concorrenti, per noi questo non è un problema, ma è anzi una risorsa.

Collaborare con importanti realtà come Focus In, piuttosto che con Italiance o Polimnia, Lettera Internazionale, o con altre realtà, mi fermo qui per non dimenticare nessuno, scusandomi con i tanti amici non menzionati ma a cui siamo affezionati, costituisce un arricchimento del quadro delle associazioni, in cui ciascuno può trovare nell’altro un aiuto, una collaborazione, finanche della solidarietà. Cosa non da poco in un mondo che cerca di spingere, verso rivalità estreme, verso agghiaccianti forme di egoismo e arrivismo. Ecco, questo per noi è già in se un fatto culturale.

Naturalmente, siamo esposti all’uso o abuso di chi (per fortuna pochi) ci avvicina, solo per sfruttare il nostro pubblico per proprie iniziative, allontanandosi subito dopo aver ottenuto il proprio piccolo vantaggio, ritirandosi da ogni collaborazione, inventando, per mediocrità o mancanza di coraggio, le motivazioni più astruse e ridicole. Naturalmente non ci offriamo a quelle associazioni o presunte tali, che in realtà sono dirette con il pugno di ferro da dominus che di democratico non hanno nulla, persone che adottano metodi mafiosi, che usano come paravento fiscale il nome associazione ma che hanno finalità dalle quali è assente ogni idea di associazionismo e di lavoro di squadra. Persone che costringono il proprio personale, i propri professori, i propri associati, magari per infimi guadagni anche in termini di rendite di posizione, approfittando della dilagante diffusione del precariato, a vivere in contesti depressi e repressi, con stagiste laureate e competenti, spesso costrette a fare le segretarie o le cameriere, esposte a quotidiane umiliazioni. Che vedono con sospetto e rivalità chiunque altro faccia cultura o tenga iniziative anche lavorative per la diffusione della lingua e della civiltà italiana. Persone pronte a punire come “traditori” chiunque tenga un’iniziativa presso un’associazione diversa, anche se partecipa da invitata, per i propri meriti, a tenere conferenza.

Tutto questo cosa ha a che vedere con la cultura?

Ecco questo modo di agire non ci appartiene. Anzi uno dei nostri obbiettivi, nella nostra complementarietà, è di favorire lo sviluppo di tutte quelle realtà positive e di contrastare chi vuole ridurre l’associazionismo e l’impresa culturale italiana all’estero ad un infimo pollaio, dove si possono arraffare, magari a danno di altri qualche gallina.

Noi abbiamo la pretesa di credere che all’associazionismo e all’impresa culturale si chieda qualcosa di più della semplice onestà fiscale o da trattamento economico, si chieda un’onestà appunto culturale, nel proporre idee e progetti che possono risultare finanche scomodi o svantaggiosi agli amici degli amici o ai potenti piccoli e grandi di riferimento o di turno.

Ci si chiede insomma un’onestà che sia anche intellettuale. Solo su questa premessa si può promuovere una battaglia di rinnovamento per l’Italia ma che sia esemplare per tutti. Noi cerchiamo di dare il nostro piccolo contributo in tal senso.

Noi cerchiamo di avere spalle e cuore largo, e infondo, per questa parte, il nostro progetto è proprio di favorire una visione dell’iniziativa culturale italiana che abbia spalle e cuore largo, fuori da ogni grettezza, da ogni avidità spicciola, da ogni gelosia e invidia da paese.

Veleno


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