Altritaliani
Ancora pochi giorni per firmare contro l’attuale sistema elettorale.

Ammazzare il Porcellum!

venerdì 16 settembre 2011 di Nicola Guarino

Il 30 settembre scade il termine per raccogliere firme per il referendum sull’attuale legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum”. Ancora una volta sono i cittadini a doversi sostituire ai politici su scelte importanti. Dopo la vittoria negli ultimi referendum, la società civile lancia la sua nuova sfida.

Ancora pochi giorni per il comitato referendario per la raccolta delle firme che potrebbe finalmente archiviare un parlamento di nominati (dalle segreterie dei partiti) e ridare ai cittadini il diritto a scegliersi i propri rappresentanti. Mentre scrivo siamo a 450.000 firme, ne mancano solo 50.000 perché la richiesta di abrogazione sia ammissibile, e, tuttavia, come fu per la raccolta delle firme per il referendum sull’acqua pubblica, anche in questo caso, politicamente, diviene importante che il numero delle firme sia ampiamente superiore al minimo richiesto.

Questo non solo perché in sede di controllo potrebbero essere contestate un certo numero di firme o si possono essere verificate degli errori, ma anche per il dato politico, che una consistente adesione popolare finirebbe per evidenziare.

P arliamo del malcontento dei cittadini, verso un sistema politico che andrebbe riformato e ringiovanito. Malcontento evidenziatosi in tutta la sua forza nei referendum ultimi e nelle successive amministrative. Quest’ultime hanno palesato con grande forza come l’attuale governo non sia più rappresentativo del paese, logorato da scandali continui, travolto da una crescente questione morale, sconvolto da corruttele varie e da un uso sistematico del parlamento per leggi “ad personam” (ancora in queste ore mentre l’Italia affoga si parla di una legge sulle intercettazioni telefoniche a Silvio Berlusconi n.d.r.).

Le trentacinque prostitute assegnate a Silvio Berlusconi per le sue serate fanno da drammatico contrappeso ad una manovra economica di sole tasse e tagli, come ha commentato la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia che paradossalmente in questo caso si trova ad essere alleata dei sindacati.

Se Berlusconi invece di governare, resiste sul suo sconvolto trono, dissestato da continui ricatti e richieste della sua corte dei miracoli, è proprio grazie all’attuale parlamento e alla legge elettorale che l’ha consentito. Un parlamento appunto di nominati che ha garantito a tutte le segreterie di partito di imporre all’elezione i propri favoriti, lasciando ad altri ruoli di retroguardia o di semplice testimonianza nelle liste. Sì perché non c’è la possibilità di esprimere una preferenza si impone un voto ideologico alla sola lista, in un’epoca priva di ideologie. E questo fatto è solo l’ennesimo esempio della ipocrisia dell’attuale sistema partitico.

Cancellare questa legge non risolve tutti i problemi e le devastazioni che ancora in queste ore sta producendo il “berlusconismo”, tuttavia cancellare questa legge significa togliere all’attuale sistema politico uno degli strumenti principe di queste devastazioni. Significa colpire uno dei simboli della corruzione dell’attuale sistema. Quello con cui Berlusconi, finito in minoranza, ha potuto acquistare dei parlamentari per garantirsi una maggioranza surrettizia non corrispondente alla volontà popolare.

Meglio sarebbe stato andare al voto un anno fa, quando Futuro e Libertà fu cacciato dalla “Casa delle liberte” per aver osato dissentire contro il padrone Silvio, ma purtroppo Berlusconi anche di fronte alla quotidiana evidenza dei suoi scandali, all’evidenza della sua incapacità politica, anche se ormai tutti associano la sua persona al decadimento morale, economico e sociale del paese, non intende lasciare la poltrona, atterrito all’idea che la perdita dei suoi privilegi, e dei suoi nominati in parlamento, possa aprirgli le porte dei tribunali e magari a breve del carcere.

Ecco perché nel comitato per la raccolta delle firme vi sono persone della società civile che stridono magnificamente contro le varie Nicole Minetti, Ruby Rubacuori, oppure Emilio Fede, Lele Mora per non parlare di Tarantini e Lavitola.

Persone come il politologo Giovanni Sartori oppure Margherita Hack, Innocenzo Cipolletta, Domenico Fisichella, Benedetta Tobagi e Umberto Ambrosoli, solo per citarne alcuni. Insomma, la società civile, che non si divide in destra e sinistra, ma che fa una battaglia comune di civiltà. Certo non manca il contributo di molti attivisti della sinistra ma anche dell’IdV o di forze di destra come il FLI, del PD, tra cui Prodi e Veltroni, anche se in modo oscuro il Partito Democratico non ha voluto, anche in questo caso, partecipare in prima persona alla raccolta delle firme.

Il PD ha spiegato che non voleva mettere il cappello su una battaglia civile che riguarda la società nel suo complesso ed inoltre di sperare che sia il parlamento a fare una riforma del sistema elettorale, ma ci permettiamo di dissentire. Tralasciando ogni valutazione di ordine etico, limitandoci perlomeno al piano tattico e strategico, non si può non rilevare che su questo terreno le forze politiche, pur con tutte le loro contraddizioni, limiti e difficoltà, hanno il dovere di esprimere un pensiero chiaro ed inequivocabile. In secondo luogo, un parlamento che continua vergognosamente, anche in presenza della drammatica crisi economica attuale e di una ultracontroversa manovra economica, a mantenere tutti i suoi privilegi di casta e a non fare alcun taglio, sia pure simbolico, alle sue spese e stipendi, quanta voglia ha di fare una legge che probabilmente li escluderà in gran numero dai seggi parlamentari nelle prossime legislature?

Tuttavia, bisogna dare merito che sia pure non formalmente di fatto il PD il suo impegno lo sta dando. Firmare è quindi importantissimo, sarebbe un ulteriore segnale del paese reale contro un sistema politico che dovrebbe trovare la forza nelle sue parti sane di associarsi per completare quella riforma della politica che i recenti referendum hanno solo avviato.

Una riforma politica che dovrebbe portare ad una totale riconsiderazione dei vecchi schematismi politici e che veda uniti tutti nel nome della salvezza nazionale.

La società questo sforzo post-ideologico l’ha già dimostrato. Con gli studenti di sinistra e di destra uniti nelle manifestazioni a difesa della scuola e dell’università. Le donne con la manifestazione: “Se non ora quando” che le ha viste riunite con tanti uomini, e senza differenze di orientamento ideologico e di estrazioni sociale.

Ancora diciotto mesi di Berlusconi potrebbero essere letali al paese, occorre coraggio e chiarezza. L’Italia sta vincendo la sua seconda resistenza. Una resistenza se si vuole “minore” ma essenziale per costruire il nostro futuro. Hai cittadini quindi la responsabilità di andare in massa a firmare, ai politici di ascoltarli e di non fare si che la loro voce si perda nel deserto dell’indifferenza.

(nella foto centrale il politologo Giovanni Sartori)

Nicola Guarino


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