Altritaliani
Ke Kavolo, la lingua non è più dei fossili. I giovani si cuccano l’italiano.

Il linguaggio dei giovani

venerdì 18 luglio 2014 di Patrizia Manili

Il linguaggio giovanile ha fortemente contribuito al formarsi del cosiddetto “italiano neostandard”. Altritaliani ospita un’intervento della linguista Patrizia Manili dell’Università per Stranieri di Perugia. Un excursus sulla recente evoluzione storica e sociologica della lingua italiana utile non solo ai docenti (anche all’estero) e agli studiosi, ma a tutti gli interessati a conoscere l’evoluzione della società. Oltre 4000 termini nuovi negli ultimi anni. La lingua italiana appare oggi più che mai viva, le forme scritte inaspettatamente prevalgono sul linguaggio orale, grazie alle nuove tecnologie. Mo non sono tutte rose e fiori.

Il linguaggio giovanile, impostosi all’attenzione degli studiosi alla fine degli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta, viene oggi riscoperto in relazione alla video-scrittura ( la scrittura della posta elettronica, delle chat, degli sms).

Poco più di una ventina di anni fa il linguaggio giovanile consisteva, secondo una definizione di Raffaele Simone, in una “rielaborazione addolcita”dei gerghi della malavita e, anche, del gergo militare, a cui attingeva una quantità di voci.

Oggi la fonte è cambiata: a segnare una nuova dipendenza culturale sono stati i media, dalla televisione alle radio giovanili, alla musica (canzoni, videoclip) fino alla comunicazione mediata dal computer da cui deriva l’uso di abbreviare segmenti di parole o parole intere ( xché invece di perché, da dove dgt? per da dove digiti? ) o di aggiungere faccine ( emoticons).

Accanto al codice verbale muta quello non verbale: attualmente, quando i giovani si salutano “si danno il cinque” battendo i palmi delle mani in varie maniere, non dicono buongiorno o buonasera, ma salve, hi! o ciao che apre le e.mail ed anche le conversazioni telefoniche.

Gli studiosi hanno tentato di dare una definizione alla lingua dei giovani e collocarla nel repertorio linguistico italiano, interrogandosi sull’esistenza di una o di più varietà giovanili. Fermo restando che l’uso linguistico giovanile copre una larga fascia d’età [1], è pur vero che tutti i parlanti cercano comunque una varietà substandard facendo ricorso a voci dialettali e gergali e ad una marcatezza lessicale di carattere diastratico.

Questa varietà si distingue sostanzialmente nel lessico per altro limitato ad alcuni argomenti come il sesso, l’amore, la scuola, la musica, la droga, il modo di vestire; un lessico che sfugge a tentativi di esemplificazione, perché si evolve e cambia in relazione allo spazio e al tempo. Alcuni termini, infatti, variano da zona a zona ( vedi “un casino” usato al posto di “molto” nel nord Italia, sostituito da “una cifra” nell’area romana), altri vengono sostituiti da termini più espressivi o più aggiornati ( come nel caso di “tirare” la coca al posto di “sniffare”, del sessantottino “matusa” surclassato da termini come “arterio”, “fossile”, “sapiens”).

La variabilità all’interno del parlato giovanile viene quindi condizionata da fattori di ordine cronologico, diatopico e diastratico, ma tutti subordinati al fattore diafasico.

Come già affermato da Giovanardi nel ’93, la regionalizzazione dei linguaggi giovanili implicava una frantumazione regionale, che si basava su una comune funzione diafasica. Nei giovani provenienti da classi sociali più basse prevaleva una maggior marcatezza diastratica e diatopica, nei giovani di rango sociale più alto si registrava un uso meno elevato di dialettismi e regionalismi.
L’eterogeneità linguistica giovanile si riscontra sia sull’asse diatopico che diastratico, ma è pur vero che il linguaggio dei giovani non ha mai mirato ad una stratificazione sociale, quanto piuttosto a differenziarne l’uso contestuale e situazionale.
Ciò conferma l’identificazione del parlato giovanile con una varietà essenzialmente diafasica, caratterizzata dall’ “estremizzazione” di alcuni tratti del parlato colloquiale per scopi espressivi di carattere ludico e giocoso.

PROFILO STORICO

Edgar Radke [2] fa notare che, mentre altre lingue nazionali come il tedesco rivendicano una tradizione storica del linguaggio giovanile come vero e proprio gergo dal Settecento in poi, l’italiano non vanta una simile documentazione diacronica.

Precursore storico della varietà o delle varietà giovanili in Italia è il gergo militare, da cui la borghesia milanese prendeva per “sfizio goliardico” alcuni termini espressivi con effetto ludico, termini come imbranato o pezzo grosso, che hanno poi conquistato il linguaggio colloquiale e sono entrati nell’italiano dell’uso.
Come rileva la paziente raccolta di Radke, le prime attestazioni del linguaggio giovanile risalgono al secondo dopoguerra, ma fino al ’68 non è facile trovare testimonianze a parte la documentazione di Maria Corti che, con Il ballo dei sapienti ( 1966), analizza il linguaggio paragoliardico studentesco degli anni precedenti il 1968. E’ il Sessantotto il periodo caratterizzato dalla contestazione a livello politico con la presenza di termini provenienti dal linguaggio politico-sindacale (cioè, nella misura in cui, a monte di, a livello di... ecc.)

Dopo il 1968 fino al 1977, come fa notare anche Cortelazzo, “il tratto giovanile non è pertinente”, (siamo nel periodo del trionfo del privato, del parlare di sé) fino ad arrivare agli anni Ottanta in cui si affermano dei gruppi, delle “vere e proprie bande” che impongono modi di vestire, di parlare, spesso differenti e in opposizione tra di loro : paninarese, punk, dark, heavy metal. [3]
E’ interessante rilevare che, fin dai primi movimenti, il linguaggio giovanile nasce nelle città e da queste si diffonde attraverso i mass media. Dei suoi precursori, i montenapi di Milano, De Mauro rilevava il parlare snob, “una sorta di comunicazione elitaria” che, trent’anni più tardi verrà ripresa dal “paninarese”. [4]
Negli anni Ottanta si diffonde l’uso di varietà giovanili attraverso nuovi tipi di testo che promuovono l’innovazione linguistica: graffiti, riviste, fumetti, scritte murali.

A causa della sua forza innovativa, il linguaggio giovanile, collocato tra gergo stretto e italiano colloquiale, tende, negli anni Novanta, a consolidarsi a livello nazionale “favorendo un’estensione verso l’italiano parlato”. [5]

***

L’italiano colloquiale che entra nel parlato dei giovani comprende apporti regionali e infiltrazioni dai linguaggi specialistici e si può definire quello dell’uso contemporaneo. Affissi in –aro, -oso, -ata, prefissi come mega, l’uso della retorica iperbolica, di voci gergali caratterizzano questa varietà come elemento dinamico dell’italiano contemporaneo.

Che il linguaggio giovanile abbia contribuito ad accrescere la ricchezza espressiva del lessico dell’italiano contemporaneo è dimostrato altresì nel recente “Vocabolario dei Neologismi. Parole Nuove dai giornali” edito dalla Treccani (2009), in cui compaiono oltre 4000 parole “inventate” dai giornali. Termini col suff.ata come “zidanata”, “botulinato”, a causa della loro vitalità, come altri (5) termini del parlato televisivo come attapirante, velinesco, entrati nel linguaggio di uso comune, hanno avuto un’ufficializzazione attraverso lo scritto giornalistico, come era già avvenuto, per “cuccare”, “palestrato” ed altri ancora.

Gli studiosi hanno concordemente confermato che ciò che interessa ai giovani non è tanto la denominazioni di cose o stati, quanto la loro valutazione soggettiva: l’uso di dialettismi, spesso rivisitati ad hoc (neodialettismi), tende a dimarcare la funzione diafasica, la scelta di tecnicismi, reinterpretati in chiave espressiva, comportano una voluta deformazione semantica e, passando dall’asse formale/specialistico all’asse informale, divengono più divulgativi.
Sul piano linguistico testuale e sociolinguistico, si era già stabilita negli anni Ottanta quella che Radke definiva “una pretesa comunicazione della vicinanza” (vedi l’allargamento dell’uso del “tu” rispetto all’uso del “Lei”, di “ciao” rispetto al buongiorno, un minor grado di pianificazione sintattica del discorso, dovuta anche all’influenza del trasmesso delle radio libere, del parlato televisivo dei talkshw e dei deejey).

L’innovazione linguistica che si deve alle varietà giovanili tocca sia la dimensione intralinguistica che extralinguistica, come risulta dal seguente schema : [6]

dimensione intralinguistica / dimensione extralinguistica

descrizione dell’innovazione lessicale (neologismi) / descrizione del modo di comunicazione (tipi di testi, aspetti pragmalinguistici)

Es: prestiti, affissazioni /Es: formule di saluto, darsi del lei/tu

L’espressività voluta e non spontanea attinge a eufemismi (vedi termini come ameba, handy), a voci del lessico tecnico-scientifico o sessuale (a volte si tratta di pornolalia ostentata) che perdono il loro riferimento semantico per assumere una connotazione ironica, a volte dispregiativa o semplicemente giocosa (vedi nel primo caso termini come spastico, schizoide, un floppy, un bit, nel secondo caso termini come sputtanare, sfottere, figo/a, fighetto/a).

A differenza dei gerghi, il carattere di base del linguaggio giovanile non è l’intento di porsi come codice alternativo alla lingua degli adulti, né quello di contrapporsi alla lingua tradizionale, quanto piuttosto quello di riconoscersi in un gruppo, di segnalarne l’identificazione attraverso la dimensione ludica e scherzosa.

La componente principale del parlato giovanile è stata individuata nell’italiano colloquiale informale su cui si innestano:


- uno strato gergale, di tipo tradizionale (cesso, cotto) e di tipo innovante (overdose, avere il trip di, sballo)
- uno strato dialettale (strizza, bono/bona, baluba)
- uno strato proveniente dalla lingua della pubblicità e dei mass media (gabibbo, attapirante)
- termini propri dei linguaggi settoriali, a volte “accorciati”, usati in senso metaforico (handy, come handicappato= imbranato, arterio, rivolto ai genitori come arteriosclerotico, scannerizzare = guardare con insistenza).

La dimensione ludica, volta a rafforzare la coesione interna del gruppo, comporta l’uso preponderante di segnali fatici (formule di apertura e di chiusura, segnali come: cioè, niente ecc., espressioni come: della serie, non esiste proprio ecc.), la creazione di termini strani e spiritosi, la cui espressività rimane ben impressa nella mente.

Tra i fenomeni più caratteristici rileviamo:


° le sigle e le abbreviazioni (para, schizo, depry)
° la suffissazione giocosa (bonazza, paninozzo, metallaro, palloso, figata)
° gli usi figurati (fossile, ameba, labbra a canotto)
° l’enfasi (sto da Dio, è mitico, pazzesco, mostruoso ecc)
° gli internazionalismi e pseudointernazionalismi (hi! invece di ciao, quicko = rapido).

Gli elementi lessicali che non hanno vita effimera passano nella lingua comune. E’ grazie alla mediazione della lingua dei giovani che sono entrate nell’italiano neostandard voci ed espressioni di origine dialettale o gergale come imbranato, sfiga, strizza, sballo, gasato, racchia, sgamare ecc.

***

La forte osmosi fra la lingua colloquiale e la varietà giovanile, favorita fino agli anni Novanta dai mass media, oggi viene ulteriormente potenziata per due fattori.

Il primo riguarda l’italianizzazione dei dialetti, in seguito alla quale, si è sentito sempre di più, tra i parlanti, il bisogno di registri affettivi e familiari più espressivi, recuperando anche le varietà locali.
Nel contesto sociolinguistico di oggi, i dialettismi svolgono una funzione ben diversa nel repertorio linguistico degli italiani, nel senso che “non contrassegnano più una marca d’inferiorità socioculturale”, quanto piuttosto “sottolineano un segnale di confidenza” (emotività, ironia) tra parlanti che conoscono bene l’italiano. [7] Una nuova dialettalità è largamente presente sia nella canzone che nella letteratura contemporanea.

Il secondo fattore riguarda la video-scrittura. La corrispondenza simultanea è ormai alla portata di tutti e segnala, come afferma Simone, dopo una prima fase dominata dalla scrittura alfabetica e una seconda fase dominata dall’audiovisivo, l’avvento di una terza fase caratterizzata da una scrittura definita “conversazionale” o “oralità secondaria”. [8]

I caratteri di questa neoepistolarità si discostano dalla lettura tradizionale per alcune particolarità nell’organizzazione strutturale che dipendono dalla tecnologia con cui vengono prodotti.
Dal punto di vista testuale l’uso del computer e dei programmi di gestione della posta influenzano l’organizzazione dei messaggi rendendoli molto più flessibili.

La velocità di circolazione dei messaggi per i tempi di risposta, indubbiamente più rapidi rispetto a quelli della posta ordinaria, rende la scrittura elettronica una comunicazione più “ in presentia” (chiaramente virtuale) che “in absentia”. Ciò mette in crisi la tradizionale contrapposizione parlato/scritto. Siamo infatti in presenza di un uso diverso dallo scritto- parlato (un testo scritto destinato all’orale) definito da Nencioni, sia dal parlato-parlato [9], dal momento che nelle conversazioni in chat-lines e nei messaggi e.mail non c’è una destinazione orale, stabilita dal mezzo fonico acustico; è la potenzialità del mezzo elettronico, con le sue caratteristiche di velocità e immediatezza, ad essere responsabile della particolarità dell’interazione.

In parte, l’imitazione del parlato sembra avere lo scopo di creare un nuovo stile di scrittura, ma, in parte, la colloquialità della video-scrittura “si deve attribuire al particolare gruppo di scriventi (giovani e adolescenti); presenta, infatti, tratti linguistici in comune con altre forme di espressione scritta e grafica delle fasce giovanili”. [10]

Con la nascita della CMC (Computer Mediated Communication) i testi scritti sono oggi largamente predominanti. Dal 1997 il numero degli utenti di Internet è decuplicato, con la conseguenza di un ritorno alla comunicazione scritta da parte di milioni di italiani. L’avvento delle macchine informatiche ha portato negli ultimi vent’anni ad una scrittura più espressiva, con effetti ludici, basata sull’imitazione dell’oralità, uno scritto trasmesso caratterizzato da una mobilità assoluta.

Elemento comune dei testi della scrittura elettronica è la ricerca dello stile informale, con l’enfatizzazione dell’aspetto orale. Secondo i risultati forniti dagli studiosi in materia, il discorso della posta elettronica è più articolato dal punto di vista della struttura testuale, come nuova forma epistolare, dal momento che ha le formule di apertura, l’intestazione, l’oggetto e, spesso, è corredata dal post scriptum, con uno stile più elevato del testo vero e proprio, perché contiene informazioni importanti. Mentre invece, la percezione psicologica del mezzo usato, porta lo scrivente di chat ed sms ad usare intenzionalmente alcuni tratti del parlato, producendo scritture effimere (messaggi che vengono cancellati dopo lo scopo).

L’effetto più rilevante è quello della “desacralizzazione” della scrittura, ossia quello di scrivere per raggiungere chiunque e dovunque e nel minor tempo possibile. Ciò porta alla stesura di testi brevi (nel piccolo schermo del telefonino o nello spazio già predisposto per rispondere ai messaggi di posta elettronica) adatti ad una lettura distratta, come afferma Antonelli 2007, quasi ad “una fruizione di una lingua usa e getta”. Sul piano sociolinguistico, gli utenti delle chat sono per la maggioranza giovani con un grado di cultura medio-alto, mentre i messaggini telefonici sono diffusi soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, tuttavia gli sms condividono con la posta elettronica e le chat lines la ricerca dell’economia e la mimesi del parlato che spiega la tendenza a non separare le parole, all’uso di sigle e abbreviazioni, a omettere segni d’interpunzione. Sul piano sintattico si rilevano la scarsità delle subordinate, le dislocazioni, le frasi nominali, sul piano testuale abbondano le formule che avviano la conversazione, i segnali demarcativi e discorsivi. L’alto grado di implicitezza che si fonda sulle presupposizioni legate al contenuto dei messaggi precedenti, favorisce l’impiego di un lessico colloquiale che ricorre spesso a tecnicismi di matrice inglese (nick name, lag, kick) ad espressioni gergali, dialettali senza freni inibitori.

Nonostante la diversità nel ritmo della comunicazione che varia dalla simultaneità (chat) dovuta alla compresenza, alla semisincronia delle e-mail e degli sms che lasciano al ricevente la discrezionalità di quando ricevere e quando rispondere, lo scambio viene sempre vissuto, virtualmente, come se fosse in tempo reale. I vari testi della CMC presentano quindi dei tratti comuni, dovuti a una serie di strategie espressive che mirano a ridurre la distanza comunicativa e ad aumentare il grado di confidenza tra gli interlocutori.

Il registro informale e la dialogicità caratterizzano la modalità della posta elettronica, i cui tratti peculiari sono i seguenti:


° saluti e formule, uso dei vocativi (affettivamente marcati)
segnali discorsivi ed emoticons :
“ Amoreus…Allora mangio?”
“ Ciao, cucciola


° indicatori di correzione e riformulazione come: beh, cioè, segnali di conferma come: eh?, no?, vero?, ok?, capito?


°Segnali discorsivi riconducibili alle conoscenze condivise, che esprimono confidenza o complicità:
Ah sei xxx? Più tardi ti faccio scrivere un mess. da xxx sai mi parla bene di te ciao a +tardi”
E’ lei, salutamela! Piccolo il mondo eh?! Yes, sono in sede”


° dislocazioni e strategie di tematizzazione:
me lo mandi il numero di Paolo?”
tanto lo so che sei il solito pirla”(+emoticon)
Grazie! Ma che FAI, la pasta al forno me la spedisci? Gnam gnam tanta pappa buona. Un bacio grande. Ciao A.


° ridondanza pronominale :
A noi non ci hanno chiamato…tu ci sei andata?”


° uso dell’imperfetto modale:
Salve prof! Sono xxx volevo sapere quando c’era l’esame…”


° uso dell’indicativo al posto del congiuntivo:
Spero che stai passando un buon ferragosto…auguri da me e famiglia…saluta xxx vi voglio bene ciao e buon divertimento


° sintassi concatenativa (scarsità di frasi subordinate, giustapposizione di frasi, raro uso di elementi connettivi):
Salve prof! Sono xxx. Volevo dirle che questi 3 giorni sono mancata perché sto male, ho la febbre, ma domani vengo al ricevimento
Il colloquio è stato una stupidaggine! Pura formalità. Sono soddisfatta per la totale assenza dell’ansia. Ieri sono stata benissimo! Tanti baci D.”


° Uso di abbreviazioni, sigle. Grafia connotativa (marcata)
Tvb =ti voglio bene, tvtb= ti voglio tanto bene, tvumdb= ti voglio un mondo di bene, cmq=comunque, XXX= tanti baci, qnd= quando, xché = perché, c6= ci sei

Si può sapere ke kavolo di orari fai? Non ci kapisco nulla

ALLORA LE COSE SONO 2: O HAI CANCELLATOIL MIO NUM: O 6 INCAZZATO CON ME MA IO NON SO PER COSA XCHE’ NON MI TI FILI +PER NIENTE? Elena

La sorta di complicità e ammiccamento che caratterizza la varietà giovanile viene favorita dalle nuove condizioni di scrittura, per cui attraverso l’italiano “digitato”, i giovani si sono riappropriati della scrittura, ma ci si accostano non preparati. La scarsa confidenza con l’italiano scritto della norma, porta non solo i giovani, ma gran parte degli italofoni ad usare un registro unico (per ogni tipo di testo e per ogni destinatario), dietro al quale si nasconde l’incapacità di dominare un appropriato livello di lingua.
Questo ulteriore indebolimento della norma fa sì che il parlato come anche lo scritto trasmesso dei giovani sfumi sempre di più in quell’italiano informale che gran parte degli italiani usano come registro unico. Secondo Sobrero (2001): “ più cresce il numero di coloro che parlano italiano, più diminuisce la preoccupazione di usare decentemente la lingua:spensieratamente, si parla e si scrive “come viene”, senza il minimo dubbio, senza la minima esitazione.

Patrizia Manili
docente associato di Linguistica Italiana
Università per Stranieri di Perugia.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI


Antonelli G., L’italiano nella società della comunicazione, Il Mulino, Bologna 2007;
Banfi E.- .Sobrero A. (a cura di), Il linguaggio giovanile degli anni novanta, Laterza ed., Bari 1992;
Berruto G., Italiano parlato e comunicazione mediata dal computer, in Atti del Convegno “Aspetti dell’italiano parlato. Tra lingua nazionale e varietà regionale”, Università di Hannover, 12-13 maggio 2003;
Cortelazzo M.A., Il parlato giovanile , in Serianni-Trifone (a cura di), Einaudi 1994;
Coveri L., Novità del/sul linguaggio giovanile, in Radtke (a cura di) 1993;
Del Prete G., L’italiano degli SMS: sondaggi su un corpus giovanile, Univ.degli studi di Cassino, Facoltà di Lettere e Filosofia 2002-2003;
Orletti F: (a cura di), Scrittura e nuovi media, Carocci, Roma 2004;
Pistolesi E, Il parlar spedito. L’italiano di chat, e-mail e sms, Esedra, Padova 2004;
Radtke E.(a cura di), La lingua dei giovani, Narr, Tubingen 1993;
Radtke E., Varietà giovanili, in Sobrero (a cura di), Laterza , Bari 1993.

Articolo pubblicato il 18 agosto 2012

[1La lingua dei giovani, che si riferiva a quella varietà parlata dai giovani tra gli 11 e i 19 anni, comprendeva fasce di età ben diverse ( preadolescenti, adolescenti e postadolescenti), strati sociali diversi, sottoponendo questo problema. Cfr. in proposito Cortelazzo 1994, Coveri 1988 e Giovanardi 1993.

[2Cfr. Radke 1993, pag 202

[3La varietà che si orienta verso un contesto musicale è propria di giovani di estrazione sociale più bassa, rispetto alla varietà dei giovani studenti mossi da motivazione politica.

[4Cfr. De Mauro 1963/ 1991 e 1985

[5Cfr. Radke 1993, pag 203

[6Cfr. Radke 1993, pag 205

[7Cfr. Antonelli 2007, pag.27

[8Cfr. in proposito Orletti 2004 e Pistolesi

[9Per la definizione di parlato- parlato cfr. Bazzanella 1993 e 2005

[10Cfr. Orletti 2004, pag.98


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