Altritaliani
Dopo il richiamo del Capo dello Stato in tutta fretta approvata la manovra economica.

Tramonti e Tremonti.

domenica 17 luglio 2011 di Nicola Guarino

Con l’ombra della Grecia che pericolosamente si estende sull’Italia, dopo una settimana nera in borsa, si approva la discutibile manovra economica da 70 miliardi in tre anni. L’opposizione vota no senza ostruzionismo consapevole della “ragione di stato”. Ma le polemiche non mancano. E mentre visibilmente tramonta Berlusconi, il ministro dell’economia sembra prepararsi al ruolo di traghettatore.

Berlusconi tace. Questa è la notizia che da il senso della gravità del momento. La televisione francese ieri segnalava tra le prime notizie l’approvazione della manovra economica italiana come l’ultima spiaggia prima di precipitare nel baratro greco. Un segnale ulteriore della serietà della cosa.

Berlusconi tace. Non è il momento di scherzare, non c’è più tempo per barzellette, gossip o berlusconate che nascondano le difficoltà del “caso Italia”. Il gioco si fa duro. E’ il momento di scegliere e finanche l’opposizione, sollecitata da Napolitano, capisce che non è il momento delle speculazioni politiche e finanche l’assedio contro l’antipolitica berlusconiana impone una tregua, un corridoio umanitario che aiuti un’Italia pericolosamente alla deriva verso il mare Egeo.

Certo l’opposizione si oppone, ma accelera le votazioni e il governo forte di una maggioranza solo numerica ma non più politica arriva al miracolo dell’approvazione in una settimana di una delle più pesanti manovre economiche dai tempi del governo Amato e dell’ingresso nell’Euro.

L’estrema sinistra si rabbuia, pensando che questa era l’occasione per assestare il colpo definitivo a Berlusconi. Personalmente ritengo miope questa visione. Assestare un colpo ad un cadavere non cambia la sostanza delle cose, precipitare in una sorta “di tanto peggio, tanto meglio”, nel vicolo cieco di una crisi economica, senza più uscite è ben più pericoloso.

Detto questo non si può che essere d’accordo con l’opposizione sulla iniquità di questa manovra. La quale ancora una volta colpisce i ceti medi e i più poveri, preservando ancora una volta le grandi rendite e solo sfiorando le pensioni d’oro. Si reintroducono i ticket sanitari, non si aiutano le famiglie e nemmeno la piccola e media impresa, continua a mancare la crescita e salgono le tasse, oltre che il prezzo di benzina e gasolio. Altro che non mettere le mani in tasca agli italiani! Ma Berlusconi tace ed anzi sembra non rivolgere più parole a Tremonti. Dopo settimane di pressing sul ministro dell’economia, da parte del PdL e degli ex amici della Lega, il governo e la maggioranza si sono dovuti arrendere all’evidenza. Tremonti è un economista e non un politicante che fa promesse irrealizzabili.

Ma anche in questa occasione si è evidenziato nello scontro tra il capo del governo e il responsabile dell’economia, l’impossibilità di andare avanti con un governo che è incapace di scegliere gelato tra i veti incrociati dei gruppi di potere di riferimento. Questo governo in stallo da tre anni non può che continuare drammaticamente questo stato di paralisi.

E’ così che una manovra che doveva essere di 47 miliardi e che Berlusconi irresponsabilmente e furbamente aveva rinviato per il grosso a dopo le elezioni, dopo il crollo in borsa successiva ad un Venerdì ed un Lunedì nerissimi, che ha segnato la fine della fiducia dei mercati e degli investitori sul Paese, è divenuta, in solo 4 giorni, di 70 miliardi.

Panico puro, che imponeva scelte decise, che non ammettessero ulteriori rinvii e ritardi. Tanta fretta dopo inutili ed estenuanti tatticismi interni alla maggioranza hanno portato ad una manovra raffazzonata, confusa e che ha finito per premiare i soliti privilegiati, quella “casta” di cui il sistema politico non riesce a liberarsi e di cui il cavaliere è l’indiscusso custode.

Finanche gli ineludibili tagli alla politica sono stati ancora una volta rinviati, dopo un balletto di bronzo tra maggioranza e opposizione in cui nessuno ha avuto concretamente il coraggio e/o la voglia, dopo mille proclami, di tagliare gli alti ed inutili costi della politica.

Si potevano tagliare le provincie, neanche quello si è ottenuto. Sia chiaro i costi della politica, pur alti sono solo una goccia nel mare del debito pubblico e nelle somme che occorrono per dare risorse serie al paese, ma dopo quanto accaduto con le amministrative e i referendum ci si attendeva un segnale politico di ravvedimento dell’attuale nomenclatura, almeno nel senso di ridurre i privilegi delle caste.

Uno dei segni di vittoria della riforma della politica e del raggiungimento di una moderna democrazia si avrà quando queste caste saranno finalmente sconfitte e politicamente annientate. Ed invece, si era detto che venivano soppressi gli ordini professionali, poi ci si era ridotto solo ad alcuni ordini tralasciando i più potenti, alla fine tutto è rimasto come sempre. Ci si dirà che forse l’estrema sinistra aveva ragione a chiedere ostruzionismo, opposizione di piazza, scontro nelle Camere, vista la qualità di questa manovra. La realtà è che la vera battaglia comincia ora, dopo l’approvazione di questo ennesima “perla” che ci regala il più inutile e dannoso governo che la repubblica abbia avuto. Infatti appare evidente che questa crisi ha si motivazioni forti e globali e non riducibili alla sola Italia, ma è anche vero che una ripresa può essere possibile solo se i mercati e il paese, ad iniziare dalle sue forze produttive, ritrovino fiducia nell’esecutivo, nel parlamento ed in generale nella capacità della politica di dare risposte, possibilmente condivise, specie su alcuni temi chiave dello sviluppo e sul futuro.

E’ chiaro che il lento tramonto di Berlusconi richiederebbe un alba ben più precoce ed una smossa a tutto il sistema partitico che non può aversi fin quando non viene rimossa la “mummia” del cavaliere che occupa il potere senza più nulla dire o proporre. Togliendo altro tempo ad un paese che fermo, si guardi il caso da circa vent’anni ovvero dalla discesa in campo del cavaliere, di tempo non ne ha più.

Piuttosto Tremonti o forse Monti, potrebbe porsi alla testa di un governo tecnico o di transizione, tecnico o di salvezza nazionale, capace di condurre e migliorare in corso d’opera questa manovra, di fare una riforma elettorale che ridia il potere ai cittadini di scegliersi gli eletti senza più subire dei nominati, e poi, finalmente si potrebbe votare.

Il PdL, potrebbe tentare di dimostrare di essere un partito e non solo un’azienda guidata dal regnante Berlusconi, ma fin qui, neanche dopo la nomina di Angelino Alfano a segretario, è cambiato nulla. In altri tempi e con ben altri partiti Berlusconi sarebbe già uscito di scena facendo guadagnare tempo prezioso al paese. Proprio questa è la riprova che attualmente la destra è priva di partiti se si esclude il FLI che tuttavia appare sempre più debole e risucchiata dalla Super Nova PdL. Il rischio che la destra si ritrovi ad essere un “buco nero” appare sempre più corposo.

La situazione è tale che mentre Il direttore della Banca europea, Mario Draghi, chiede misure incisive e scelte anche impopolari a giusta ragione il Presidente Napolitano invoca una politica condivisa tra maggioranza ed opposizione. Proposta accolta per la manovra (con il distinguo che comunque l’opposizione ha votato contro seppure senza guerreggiare) ma difficilmente accoglibile in futuro se la maggioranza non fa a sua volta un gesto significativo verso le opposizioni ovvero proporre un nuovo capo di governo escludendo l’improponibile (in Italia e all’estero) Silvio Berlusconi. Credo che infondo l’opposizione finirebbe per accettare anche una guida Tremonti, che comunque date anche le recenti vicende pre-manovra economica, costituirebbe una chiara discontinuità con l’attuale governo.

Ecco perché, ora diventa importante la fase politica. Certo siamo alle ferie e quindi appare difficile una crisi di governo a fine Luglio o peggio ad Agosto, ma già a Settembre la Lega potrebbe smontare le tende e anche i cosiddetti (verrebbe da ridere n.d.r.) “responsabili” raggiunto il minimo di legislatura per ottenere la pensione a vita, potrebbero far cadere il governo e godersi i frutti della loro fedeltà politica.

Il sistema bancario italiano è solido, e anche una manovra pasticciata ed iniqua come questa potrebbe essere sufficiente ad allontanare, ma solo per ora, lo spettro greco, la borsa potrebbe rispondere bene anche considerando che la paura del governo e forse dello stesso Tremonti non ha consentito di far partire quelle tassazioni sulle rendite finanziarie invocate da molti e quelle tasse sulle grandi rendite che finanche in Francia sono riconosciute dovute e indiscutibili a sinistra come a destra. Una manovra senza coraggio dettata dal bisogno e dalla paura, ma una manovra che comunque era diventata non più rinviabile e che non poteva essere piegata a piccole e meschine furbizie di cui questo governo si è dimostrato, in tante occasioni, specialista.

I partiti sono in fibrillazione, mentre in ultimi silenziosi bagliori tramonta la leadership di Berlusconi. Ma questi stessi partiti devono dimostrarsi pronti a cogliere anche la domanda dei cittadini e ad essere a passo con loro. Oggi la società (civile) appare molto più avanti e moderna rispetto ai partiti che dovrebbero rappresentarla.

Certamente esempi come il voto contro l’abolizione delle provincie non aiuta in tal senso e ci si aspetta di capire cosa accadrà nelle prossime ore quando l’opposizione dovrà dimostrare compattezza in materie varie a partire dall’autorizzazione a procedere contro il deputato PdL Papa accusato nell’ambito dell’inchiesta P4., ed infine non è mai troppo tardi per riproporre qualche leggina che tagli i privilegi di caste a partire da quella dei politici. Anche questo sarebbe un segnale di credibilità.

(nelle foto centrali: Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Terza Foto Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica. Nell’ultima il lunedì nero alla borsa di Milano)

Nicola Guarino


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