Altritaliani
Il 12 e 13 Giugno si vota per quattro referendum, i cittadini sono chiamati ad una nuova prova di democrazia.

L’ora dei Referendum.

venerdì 3 giugno 2011 di Nicola Guarino

Anche se i politici lo negano, il test di Domenica prossima è anche un nuovo test sul “berlusconismo”. Con le amministrative i cittadini hanno mandato un segnale chiaro all’attuale sistema partitico per una riforma della politica. Ma, indubbiamente, i temi della privatizzazione delle acque, della legalità e specialmente sul nucleare sono importanti e i risultati comunque incideranno anche sul futuro delle prossime generazioni.

Anche se i partiti tutti lo negano, i referendum del prossimo 12 e 13 Giugno sono obbiettivamente un test politico, questo senza voler negare l’importanza dei quesiti in se. Sono un test politico in primo luogo per i segnali venuti dalla società italiana, che sembra essersi svegliata dal lungo sonno e dai dorati sogni del berlusconismo, finendo per capire che le promesse non possono essere eterne e che infondo tutta l’azione politica imperniata in questi lunghi anni ha avuto un solo tema, gli interessi personali del premier e al più dei suoi fedelissimi e di qualche casta di riferimento. Con il risultato di un paese paralizzato con dati economici e sociali che sono decisamente drammatici.

Peraltro, la destra berlusconiana si trova in una confusione inevitabile dato il declino del suo patron ed il fatto che lo stesso PdL non è un partito, privo di organismi democratici funzionanti, di una sana dialettica interna e ora con un segretario, Angelino Alfano, nominato non da primarie o da un congresso, non da un direttivo ma, in effetti, investito dal capoazienda Silvio Berlusconi. Ma su questo torneremo prossimamente con una più attenta analisi sugli scenari politici che si aprono in questa “rivoluzionaria” primavera italiana.

Restiamo sui referendum per notare, tuttavia, che la posizione del governo è quantomeno ipocrita ed ambigua. L’azione governativa si è sviluppata tutta sul nucleare, ritenuto, e non so se a ragione, come il referendum trainante per il quorum, di tutti i quesiti. E’ evidente che la preoccupazione per Berlusconi è il referendum sul legittimo impedimento, che aldilà del suo attuale peso specifico, ove vincessero i si, darebbe un inequivocabile segnale all’attuale classe politica, sul fatto che gli italiani si sentono saldamente legati ai principi della nostra Costituzione, in primis a quel principio sancito dall’art. 3 che stabilisce l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

E’ innegabile che questo sia il referendum più simbolico ma anche il più politico tra i quattro quesiti referendari, ed un referendum che dovrebbe ribadire il risveglio degli italiani che domandano ai responsabili di questo paese di dare conto delle proprie responsabilità. Ma dopo Fukushima è apparso chiaro che il quorum del 50% + 1, necessario a validare i referendum, sarebbe possibile con tutti gli effetti conseguenti, inclusa la validazione del “temuto” referendum sul legittimo impedimento. Il governo le sta provando tutte per impedire ai cittadini di esprimersi sui referendum. Prima la furbata di cercare di depotenziare il tema del nucleare, ritirando il provvedimento di legge che avrebbe riportato le centrali in Italia, una furbata a sua volta depotenziata dal logorroico nostro premier che ha svelato il trucco dicendo pubblicamente, davanti al nuclearista Sarkozy, che si voleva solo evitare il referendum ma che “scampato il pericolo”, il nucleare sarebbe rientrato nell’agenda politica già l’anno prossimo.

La Corte di Cassazione, sollecitato dal IdV di Di Pietro con un ricorso, ha riconosciuto che in realtà il ritiro del provvedimento di legge non comportava l’esplicita rinunzia al nucleare, pertanto si vota anche su questo tema. Da lì il PDL, o meglio Berlusconi, ha infilato una serie di errori dietro l’altro. Prima dichiarando che si lasciava libertà di decidere senza indicazioni sui referendum, nucleare incluso, poi invece, ricorrendo in extremis alla Consulta per impedire il referendum nuclearista. Tutte posizioni rappresentative della incoerenza e del disagio del governo, il quale avrebbe dovuto assumere una sola posizione; quella di prendere atto della decisione della Cassazione, difendendo le proprie scelte e quindi invitando a votare no, sui quattro quesiti.

Che senso ha fare una legge per il recupero del nucleare, per privatizzare l’acque e i servizi idrici, per garantire il legittimo impedimento per il capo del governo e i suoi ministri nei confronti di procedimenti penali, per poi dire ai propri elettori votate come vi pare.

Questo è proprio l’esempio massimo della debolezza ed inadeguatezza dell’attuale governo che appare del tutto inconsapevole della società su cui interviene e governa. Poi mentre si sollecitano i cittadini alla libertà di coscienza, si cerca in extremis di impedirgli di esprimere questa libertà con un improbabile ricorso alla Consulta che si pronuncerà il prossimo Martedì. Appare evidente che questo non è un governo è un caos. E’ molto meglio, se si perde, mantenendo una coerenza politica che fare finta di ascoltare il popolo; popolo evocato e dimenticato da Berlusconi a seconda dei suoi bisogni e necessità. E qui viene fuori uno dei tratti dominanti del berlusconismo, l’apparenza. Apparenza di interesse per il popolo sovrano, che lo è solo quando fa comodo ai propri interessi e privilegi.

La realtà è che se Berlusconi avesse un partito, ci sarebbe stato un dibattito, si sarebbe presa una decisione collettiva, ma purtroppo i pochi consiglieri del cavaliere non sono nel partito e restano inascoltati, mentre lui preferisce, da regnante in declino, circondarsi di yesman, incapaci di suggerirgli la verità. Del resto se Berlusconi avesse avuto un partito ed una democrazia interna a questo, oggi forse non esisterebbe l’UDC di Casini e certamente Futuro e Libertà non avrebbe avuto motivo di nascere. Tanto più che effettivamente il tema del nucleare è delicato.

Come Altritaliani, riteniamo che il Si sia dovuto, dalla mancanza di sicurezza degli impianti, dal fatto che una volta attivati questi sono difficilmente disattivabili, per non parlare della questione scorie radiattive che una volta prodotte restano in siti dove mantengono la loro radiattività per migliaia di anni. Infine, dalla sismicità del nostro paese e dal fatto che gli ultrasicuri impianti di quarta generazione sembrano ancora lontani da venire. Certamente, però, il tema dovrebbe essere affrontato quantomeno anche in sede europea. L’obiezione della vicinanza di siti nucleari alla frontiera italiana è un’obiezione fondata e che va considerata.

E’ però indicativo che oggi potenze come la Germania, vogliono chiudere con il nucleare e finanche la neutrale e pragmatica Svizzera, chiude le centrali entro il 2019. Tuttavia, agli ambientalisti bisogna pur chiedere cosa si propone in cambio. Sì certo, l’energie rinnovabili, il solare, magari l’eolico, ma quale sarebbe l’impatto ambientale di queste fonti per garantire l’attuale quantità di energia usata? E ancora va ricordato che il metano, il termoidraulico e l’energia da carbone o petrolio, causerebbero secondo l’OMS circa due milioni di morti all’anno, ben più delle centrali.

La realtà, e qui rientra la politica, bisognerebbe ridiscutere il concetto di progresso e di evoluzione di una società, che fin qui è sembrata intesa come una corsa folle a sempre maggiori consumi, ad uno sviluppo tecnico e quindi energetico, che liberi sempre più l’uomo dai suoi bisogni e dall’attività. Ma forse questa corsa potrebbe, e non so se è un bene o un male, togliere l’uomo dal centro di un progetto futuro dell’ambiente e della società. Bisognerebbe riconsiderare tutto il modello produttivo della società, modello già in crisi se si considera che l’economia di oggi, e questo è un male, si fonda sulla finanzia e sui servizi più ancora che sulla produzione industriale.

Quindi il quorum e il voto per il si io non lo darei per scontato. Non lo danno per scontato neanche i promotori dei referendum, tanto che con allarme denunciano l’assenza d’informazione che sui canali Mediaset è assente e sui canali filogovernativi di RAI 1 e Rai 2 ha punte irrisorie con una media di trenta secondi per giorno. Eppure il futuro energetico è decisivo per tutti, per i giovani che sembrano coinvolti nella battaglia per il loro destino e per quelli che oggi ancora non ci sono e a cui bisognerà preparare una società possibilmente migliore.

Appare davvero incredibile che il grosso dell’informazione corre sui siti internet e tra i blogger, tenendo ancora fuori quei molti che, purtroppo, ancora non frequentano la rete.

Anche sul piano di principio oltre che sulle bollette, il tema dell’acqua pubblica o privata ha un suo indubbio valore. Intanto io credo che questo sia potenzialmente il tema che più coinvolge nell’immediato i cittadini. Basti pensare che con un milione e seicentomila firme è il referendum che nella storia dell’istituto in Italia, ha raccolto più adesioni. La vittoria dei Si porterebbe ad una riconsiderazione anche delle scelte di economia che hanno distinto questo ventennio. Infatti il trend è stato fin qui considerare la privatizzazione come la soluzione di tutti i problemi.

La realtà è un’altra, ovvero che in alcuni casi la privatizzazione ha funzionato in altri è stato un colossale errore. La privatizzazione non sempre ha garantito efficienza ed ha impedito pratiche di sottogoverno, anzi spesso ha creato un connubio pubblico/privato con effetti terribili, che hanno colpito le professionalità favorendo scambi di favori e clientele a tutto danno della popolazione. Sul piano del principio l’acqua appare come un bene primario, come l’aria, che dovrebbe essere garantito a prescindere dei costi a tutti anche ai più poveri, anche alle zone meno avvantaggiate, cosa che certo non sarebbe premiato dai privati che ovviamente puntano unicamente al profitto.

Nel corso del miracolo economico si considerò la luce elettrica un bene primario, tanto che fu tolta ai privati, oggi addirittura si arriva a considerare la vitale acqua come un bene privato o comunque da far gestire a privati. E’ evidente che anche il principio di chi ha voluto questa legge è evidentemente sulla linea di una disumanizzazione ulteriore della società. Infine, ancora sull’efficienza, dati i precedenti potremmo avere dei dubbi, specie nel sud Italia, sulla buona gestione dei privati e viceversa sul rischio che lì ma anche altrove nel business dell’acqua potrebbe intervenire il malaffare se non anche le mafie, sempre pronte a cogliere le novità e i possibili profitti scaturenti da queste.

Non ha caso la stessa Lega Nord ritiene non scandaloso votare Si all’abrogazione delle leggi che favoriscono la privatizzazione dell’acqua pubblica. In tal senso anche molti suoi sindaci si sono dichiarati in primis il neo-sindaco leghista di Varese.

Francamente c’è da sperare che comunque la si pensi, siano in tanti a votare, ad esprimersi e ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Perche i Temi dell’energia, dei beni essenziali, della legalità, sono temi importanti, su cui dovrebbe esserci molto più dibattito e passione e su cui veramente il popolo, tanto spesso evocato a casaccio, dovrebbe poter dire la sua.

Nicola Guarino


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