Altritaliani
Mezzo secolo di camorra, da Napoli a New York. Un analisi appassionata.

Per amore delle bionde, di Donatella Gallone

Edizioni ilmondodisuk
domenica 29 maggio 2011 di Mario Scarpa

La vita può essere un romanzo. Un susseguirsi di avvenimenti, incontri, sfide, emozioni. Arriva il giorno in cui i ricordi che affollano la mente vanno riordinati, mettendo a fuoco dettagli e immagini che il tempo rischiava di cancellare. Da un incontro casuale può scaturire il desiderio di riaffrontare il passato e riflettere su un periodo che sembrava ormai superato.

In “Per amore delle bionde. Uno scugnizzo a passeggio con i boss” (Ilmondodisuklibri, pagg.237, euro 13 – presentazione di Ferdinando Imposimato) Donatella Gallone racconta la storia di Ciro, uno dei tanti ragazzi nati e cresciuti nel quartiere della Sanità a Napoli. Ciro è il modello tipico dello scugnizzo napoletano: appassionato; sveglio; sensuale; curioso; amico fedele. L’autrice ne rimane colpita quando lo incontra per la prima volta e intuisce che quel signore ha avuto esperienze significative, importanti. E Ciro, sopraffatto dai ricordi, incomincia a raccontare.

La parabola esistenziale del protagonista segue un percorso lineare, all’insegna del progressivo inserimento nel mondo della malavita con ruoli via via sempre più importanti. Un rigido codice d’onore ne ispira i comportamenti: il rispetto delle regole camorristiche; la fedeltà agli amici; l’impegno nel lavoro illecito; la dignità di un uomo che decide di intraprendere una strada pericolosa e la percorre sino in fondo.

Nella Napoli dell’immediato dopoguerra, devastata dai bombardamenti alleati e dalla miseria quotidiana, il piccolo Ciro si affaccia alla vita con l’energia e la curiosità di conoscere. La fantasia e la capacità di improvvisazione sono essenziali per sopravvivere nella città in fase di ricostruzione, dove la piaga del mercato nero e la mescolanza di razze regnano incontrastate. La strada è un caos, ed è proprio lì che Ciro apprende le regole per diventare un vero malavitoso. La sua personalità spiccata e l’abilità nel farsi rispettare gli consentono di imporsi come leader e di costituire in breve tempo un gruppo di fedelissimi.

Lo scugnizzo impegnato a “dribblare la miseria” da un angolo all’altro della città lascia il posto a un adolescente inquieto, desideroso di crescere in fretta e seguire le tracce del padre contrabbandiere. Gli anni passano e la Napoli del contrabbando e delle bische clandestine, dell’illecito romantico basato sul rispetto e sulla parola d’onore si trasforma in un teatro di guerra tra clan avversari. Raffaele Cutolo si scatena e imperversa seminando il terrore, ormai la città è trasformata in un mattatoio e la catena di delitti, rappresaglie e imboscate sembra inarrestabile.

Poi arrivano gli anni Novanta, quelli dei pentiti e delle schegge impazzite, anni bestiali in cui “piccoli estorsori s’improvvisano malavitosi” e la brutalità diventa la regola, con metodi che fanno impallidire il vecchio far west. Ciro non si riconosce più in quella malavita: “Ero disperato di fronte allo sfacelo, mi sentivo orfano. Non aveva più senso restare a Napoli e assistere alla dissoluzione del mondo al quale appartenevo”.

“Per amore delle bionde” è un’analisi appassionata sull’evoluzione del sistema camorristico negli ultimi decenni, in cui emergono le figure dei boss più importanti: Raffaele Cutolo; Michele Zaza; Antonio Bardellino; Francesco Schiavone. Sullo sfondo c’è Napoli, “la metropoli che seduce e annienta, che ti abbraccia e ti fa a pezzi, che mostra il viso da sirena e gli artigli da drago, che fa sentire onnipotenti e divora l’anima”. L’immediatezza del racconto consente al lettore un pieno coinvolgimento nelle vicende narrate e garantisce un felice equilibrio, nel passaggio dai toni drammatici utilizzati nelle descrizioni dei fatti di sangue più cruenti e della dura vita in carcere a quelli leggeri per raccontare le notti di divertimento nei locali alla moda o gli espedienti inventati dai magliari in trasferta all’estero per piazzare le loro “pezze” a ingenui compratori.

Il protagonista afferma nel libro di non essere pentito delle scelte fatte nella sua vita, di non cercare alibi né facili assoluzioni. Ma tiene a sottolineare la sua estraneità a un sistema di violenza crudele e spietato, a una escalation inaudita e inarrestabile che ha portato al disastro. E le sue parole hanno un significato profondo, che riesce a fondersi anche con la tragica attualità della cronaca cittadina: “Per piacere non chiamatela più camorra. Quella di adesso è monnezza. Immondizia, sì, spazzatura”.

“Per amore delle bionde” ha ottenuto la Menzione Speciale al Premio Giancarlo Siani 2010.

Mario Scarpa

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