Altritaliani
Elezioni amministrative del 15 e 16 maggio e referendum del 12 e 13 giugno test politici per l’Italia.

La primavera italiana

martedì 10 maggio 2011 di Nicola Guarino

E’ il primo vero riscontro sul rapporto tra politica e società nell’Italia di oggi. Le previsioni sono fosche con molte astensioni dal voto a riprova di una perdita di fiducia degli italiani nella politica. Altritaliani a servizio del dibattito per riformare la politica per avviare una primavera italiana, non cruenta come quella del nord Africa, ma forse egualmente efficace.

Domenica prossima iniziano le votazioni per le amministrative in Italia.

Tra le tante città importanti Milano, Napoli, Bologna. Un test importante, aldilà del rinnovo dei sindaci e della amministrazioni locali, che prevedibilmente in un futuro prossimo si vedranno investiti ancora di maggiori poteri e responsabilità. Ci sono anche le controverse elezioni provinciali. Elezioni controverse se è vero che sempre di più le province sembrano avere poco potere e malgrado le continue promesse di abrogarle (con un indubbio vantaggio economico per il Paese) sono ancora lì, serbatoio di soldi e di voti della partitocrazia.

Il mese dopo ci saranno quattro importanti referendum, su cui ritorneremo anche nei prossimi giorni. Due di questi referendum sono dedicati alla privatizzazione dell’acqua pubblica, con la richiesta dei promotori, che hanno raccolto un milione e quattrocentomila firme (record assoluto per un referendum) di abrogare appunto questa legge, che privatizza il bene primario dell’acqua, con possibili e temuti ulteriori rincari a carico dei consumatori.

Questo referendum non è stato proposto da un partito ma da libere associazioni di cittadini. Gli altri due referendum sono uno sul nucleare, proposto dagli ecologisti all’indomani della proposta governativa di ritornare all’uso dell’energia atomica come fonte energetica. Un referendum che il governo cerca ora di evitare alla luce degli eventi nipponici. Tanto che con candore disarmante Berlusconi ha sostenuto che essendo i sondaggi favorevoli agli abolizionisti e meglio evitare il referendum, facendo così ritirare il progetto di legge per le centrali nucleari con la promessa (o minaccia) di riproporre la medesima legge quando l’opinione pubblica sarà “meno calda”. Infine il referendum proposto dall’Italia dei Valori di Di Pietro per l’abrogazione della legge sul legittimo impedimento, ulteriore legge strategica contro l’azione dei magistrati che mira ad impedire lo svolgimento dei processi contro l’imputato Silvio Berlusconi.

Su questo scenario di votazioni prossime venture, ci si interroga su quale sarà la risposta del corpo elettorale. Già molti sostengono che l’eventuale ballottaggio o peggio perdita del Comune di Milano da parte del P.d.L. e del suo alleato Lega Nord, potrebbe indicare la fine di questa legislatura e la caduta del governo, malgrado i “responsabili”.

Un successo della Lega rispetto a Berlusconi, modificherebbe probabilmente, i rapporti di forza interni al governo e soprattutto potrebbe indurre la Lega, che ha un futuro certo a differenza del P.d.L (Belusconi dipendente) a rivedere anche i rapporti di alleanze e le strategie da adottare.

Ci s’interroga anche sulla tenuta del terzo polo, figura ancora evanescente ma che è in allestimento con la promessa di uscire dagli estremismi populistici e mediatici che hanno caratterizzato gli ultimi venti anni di politica italiana e l’aspirazione di raccogliere quel voto moderato sempre più lontano dagli attuali scenari politici.

Vero punto interrogativo è il PD. Ancora incapace di scelte chiare, di rappresentare un programma alternativo e di rilancio della politica. A vedere i candidati, tutta questa approssimazione e confusione appare evidente. Il bassoliniano Morcone, candidato sindaco a Napoli non appare certo il nuovo che avanza, non sembra esprimere quella necessaria discontinuità con l’amministrazione ultima quella di Rosa Russo Iervolino, che giustamente o ingiustamente sarà ricordata soprattutto per la emergenza rifiuti. Che è bene ricordare è il vero emblema nazionale del fallimento della politica e degli attuali politici (sia di destra che di sinistra), con le sue responsabilità a tutti i livelli, incluso le berlusconiane promesse di far sparire i rifiuti in due giorni o gli appariscenti quanto inutili invii di soldati per rimuovere rifiuti che non si sa dove allocare.

Forse ci sarà un ritorno (chissà quanto utile n.d.r.) di forze politiche comuniste o post comuniste come Sinistra ed ecologia o, addirittura Rifondazione Comunista.

La realtà è che queste elezioni come i referendum rischiano di tradursi in una emorragia di astensioni. I sondaggi parlano del 50% di elettori che non si recheranno ai seggi.

Noi crediamo come Altritaliani che sarebbe un errore (specie l’astensione ai referendum, estremo strumento di partecipazione e democrazia che non andrebbe mai snobbato, se non fosse che per senso civico) astenersi.

Comprendiamo benissimo la difficoltà, data l’offerta politica, di una scelta elettorale che soddisfi appieno, ma siamo altrettanto convinti che il voto s’impone anche se si vuole avviare un rinnovamento, una primavera italiana che dia slancio nuovo alla politica e alla partecipazione popolare e non populista a questa. Sia chiaro il nostro sito, come si sa, è un osservatorio dell’Italia e dell’Italia nel mondo ed un laboratorio d’idee per la cultura e la politica nel senso più alto e crediamo nobile del termine.

Ebbene come osservatorio non possiamo che limitarci ad osservare e, al più, commentare quanto avviene in Italia e nel mondo, ma come laboratorio naturalmente qualche aspirazione, qualche idea e qualche proposta dobbiamo avanzarla.

Per noi le categorie della politica così come intese nel secolo trascorso, sono strette e forse finanche superate, ognuno di noi, nel suo cuore parteggia per una forza politica piuttosto che per un’altra, agisce e suggerisce (spesso inascoltato) alle forze politiche e sociali che considera di riferimento, tuttavia il nostro obbiettivo principe è quella che da tempo chiamiamo la riforma della politica.

In tal senso, abbiamo salutato a destra la nascita di Futuro e Libertà, che con indubbio coraggio (non è nel meno il caso di spiegare perché) si è scisso dal partito di Berlusconi, per cercare di dare vita ad una moderna ed europea forza liberale e di destra. Avendo la forza di sostenere idee e posizioni spesso impopolari, oggi, ma che potrebbero essere prodromi di una nuova e moderna visione della destra. Non siamo ancora convinti di quanto avviene nel PD, dove appare evidente che anche le buone intenzioni non sono poi sviscerate come meritano restando spesso aspirazioni remote ed oscure, che attecchiscono poco sui cittadini e sulle loro domande.

Il PD di Bersani appare ancora vivere di rendita sulla confusa unione di valori ex democristiani ed ex PCI, senza esprimere una visione moderna ed adeguata della democrazia che possa corrispondere alla realtà italiana. Per quanto riguarda Italia dei Valori, personalmente, io non amo il populismo sia di destra che di sinistra (che fatica semplificare con questi vecchi canoni la politica italiana n.d.r.). Così come Grillo, simpaticissimo ed arguto comico non riesco ad immaginalo se non come un castigatore del costume politico, credo che sono altri che dovrebbero dare risposte, magari politiche ai tanti meritori movimenti di opinione politica che in Italia si sono mossi (popolo viola, girotondini, popolo dei fax, grillini, ecc., ecc.) agitando un crescente malcontento di chi è disorientato dall’attuale scenario politico.

In tal senso, si deve ritenere che una riforma della politica in Italia non può prescindere che dalla fine del berulsconismo. Eliminare in senso politico, dalla scenario italiano Berlusconi libererebbe moltissime energie in Italia. Un Italia che è ferma e drogata da Berlusconi e dal suo staff. Lo dico senza nessuna ipocrisia. Berlusconi è l’uomo sbagliato al posta sbagliato.

Certamente Berlusconi è un grandissimo comunicatore, è un imprenditore, facendo piazza pulita di ogni dietrologia, bravissimo, ma non può nella sua attuale situazione personale ed imprenditoriale, occuparsi di politica e tantomeno dell’Italia. Il suo partito (che di fatto non esiste, non avendo una attiva strutturazione né un barlume di dialettica interna, ma che vive solo in modo impiegatizio in sua funzione) potrebbe aspirare a ben altri leader a cominciare da Tremonti o Formigoni, che senz’altro hanno l’esperienza e la preparazione per farsi carico dei problemi della società italiana, s’intende dal loro punto di vista e quindi ciò vuol dire che non necessariamente dal punto di vista di tutti gli italiani, e che certamente potrebbero rendere il P.d.L. una vera forza politica e non solo un’etichetta.

Del resto, l’inevitabile populismo antistituzionale di Berlusconi, che di volta in volta attacca il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale, la Magistratura, l’Informazione e poi la Confindustria, i Sindacati ecc., ha finito per estremizzare la lotta politica italiana, svuotandola dei suoi effettivi contenuti fino a drogare e a nascondere quella che è la drammatica e reale situazione del Paese.

Non è vero, come molti politologi e studi statistici hanno dimostrato, che Berlusconi rappresenti la maggioranza degli italiani. In realtà Berlusconi contava il 30% di un 60% di effettivi votanti (oggi si teme siano ancora meno), il che significa che sul 100% degli italiani votanti, Berlusconi ha un consenso poco superiore al 10 – 15%, con questo consenso, può ottenere, in virtù di una abnorme legge elettorale una maggioranza assoluta.

Ebbene, l’anomalia italiana costituita da Berlusconi ha prodotto dei governi che negli ultimi 15 anni, malgrado questa maggioranza record nella storia italiana, non hanno consentito di avere nessuna riforma di quelle necessarie ed invocate dall’Europa per il rilancio economico e sociale del paese. Ha prodotto viceversa, un precariato spaventoso ed una disoccupazione che, a parere della Banca d’Italia, è ben superiore all’11% (la media europea è il 9,5%), né si può, analizzando demagogicamente i dati ISTAT, sostenere che la disoccupazione è inferiore al dato europeo, essendo all’8,7%.

Questa ipocrita interpretazione non conta i potenziali disoccupati che ancora oggi sono in Cassa Integrazione e i tanti precari, che alla fine del contratto a termine saranno disoccupati, ed infine non tiene conto di un fenomeno crescente quello della mancata iscrizione agli uffici di collocamento, per sfiducia nella possibilità di avere un’occupazione.

La realtà, piaccia o no, è che Berlusconi con le sue problematiche private (tra scandali e processi vari) mantiene in vita un teatrino politico che impegna permanentemente le istituzioni e le forze politiche senza che queste possano come in qualunque moderna democrazia agire per la crescita e lo sviluppo di tutti i settori della società.

Peraltro, coloro che difendono Berlusconi sono in buona misura motivati da privilegi ed interessi di casta che nulla hanno a che fare con la democrazia. Ha ragione il politologo Sartori che riconosce che la demagogia berlusconiana, sostenuta da un populismo nuovo, fortemente mediatico, retta dalla indiscutibile capacità del cavaliere nell’uso del mezzo televisivo, ha finito per drogare la realtà italiana, per inebetire la politica allontanandola sempre più dai reali bisogni dei cittadini. Una generazione politica vecchia e privilegiata, che si nutre anche nell’opposizione di berlusconismo ed antibelusconismo, mentre il 30% dei giovani è senza lavoro come la metà delle donne nel sud Italia. Questo vulnus va rimosso.

Ecco, perché, diviene prioritario mettere fuori gioco Berlusconi e l’astensionismo non può che favorirlo. Ecco perché bisogna votare alle amministrative e massicciamente nei referendum, la destra e il centro hanno il terzo polo come prospettiva o speranza di una nuova destra e centro, quello che fu la sinistra e quei moderati che aspirano ad un rinnovamento delle forze progressiste dovrebbero guardare al PD, con tutti i suoi evidenti limiti, con tutte le sue contraddizioni che prima o poi dovranno essere sciolte.

Si tratta di uscire da un empasse politico che prima la vendita di deputati (i Responsabili, almeno lo humour bisogna riconoscerglielo), poi i privilegi del potere e il bisogno di Berlusconi di non affrontare i processi ha determinato. Questo empasse non può rompersi con il non voto. Questa forma di protesta nella’attuale fase della democrazia italiana non è ricevibile e non sortirebbe effetto, in assenza di un sistema politico responsabile e attento alla domanda dei cittadini. Alla fine assisteremmo all’ennesimo ed inevitabile ipocrita autolamento sulla politica incapace di parlare al cuore dei cittadini.

Sono i cittadini che devono dare un segnale; come quando ci furono un milione di donne nelle piazze in difesa della loro dignità, come quando gli studenti e i ricercatori scesero in piazza occupando strade e monumenti, in difesa della cultura, dell’istruzione e della scuola, come i tanti precari e lavoratori a rischio nelle fabbriche che sono scesi in lotta con forme sempre più originali e forti in difesa del diritto al lavoro. Tutti questi cittadini non erano di destra o sinistra, erano cittadini che chiedevano di riformare la politica, di essere ascoltati, di dare vita ad una fase nuova della nostra democrazia.

Ora bisogna iniziare la nostra primavera, dopo ci sarà il tempo per dividersi con nuove ideologie che siano frutto dei tempi attuali e della globalizzazione.

Sia chiaro, la riforma della politica non è un argomento di destra o di sinistra è un argomento della polis e quindi di tutta la società

Nicola Guarino


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