Altritaliani
Novità editoriale

Intervista al filosofo Michel Onfray a Roma per presentare ‘Il Crepuscolo di un idolo. Smantellare le favole freudiane’

editore Ponte alle Grazie
giovedì 14 aprile 2011 di Carlo Patrignani

“Bien, bien… Ribellarsi a Freud non è affatto un male, anzi! Chi veramente deve essere punito sono, a mio parere, coloro che alimentano questa assurda leggenda di Freud e che non vogliono vedere ed approfondire questa storia che è, non mi stanco di ripeterlo, una grande affabulation”.

Michel Onfray, il filosofo che dice di simpatizzare per il ‘socialismo libertario’ di Proudhon, è a Roma per presentare il suo fortunato libro (ben 150 mila copie vendute) uscito un anno fa in Francia ‘Le Crépuscule d’une idole. L’affabulation freudienne’ (editore Grasset), ora nella versione italiana ‘Il Crepuscolo di un idolo. Smantellare le favole freudiane (editore Ponte alle Grazie).

Lo incontro all’hotel Santa Chiara a poche centinaia di metri dalla libreria ‘Amore e Psiche’ aperta nel 1992, su progetto dello psichiatra Massimo Fagioli, e che di recente ha ricevuto dal Comune di Roma la denominazione di ‘Bottega storica’ con il massimo del punteggio per le ‘Architetture d’Autore’. E proprio di Fagioli e del suo libro ‘Istinto di Morte e Conoscenza’ del 1971 (ora pubblicato in tedesco, ‘Todestrieb und Erkenntnis’) in cui propose, quarant’anni fa, la ‘Teoria della Nascita’, completata nel 1974-1975 da ‘La Marionetta e il burattino’ e poi da ‘Teoria della nascita e castrazione umana’, che gli procurò nel 1976 l’espulsione dalla Spi, la Società di Psicoanalisi Italiana, si parla, come di altri critici del freudismo, Masson, Ellemberg, Grunbaum, Sulloway. E Onfray mostra visibilmente di apprezzare lo psichiatra romano (‘bien, bien’) ben noto al suo editore francese, per aver svelato ‘l’inganno’ e la ‘frode’ del freudismo.

Chi tocca Freud rischia grosso: non riceve repliche nel merito dei propri studi e delle proprie ricerche, ma insulti gratuiti e violenti, quasi fosse un reato rifiutare Freud.
“Ma chi deve esser punito sono coloro che invece di vedere e studiare e approfondire questa assurda “affabulation” della psicoanalisi – aggiunge, tendendo tra le mani ‘Todestrieb und Erkenntnis’ – calunniano chi cerca di studiare questa storia, di capire come sono andate esattamente le cose: è Freud che ha tradito, mentito, falsificato, saccheggiato per costruire su se stesso la propria leggenda. E’ questa affabulazione che va svelata ed annientata”.

Come dire, Fagioli da psichiatra e lei Onfray, da filosofo, fate i vostri studi e il vostro lavoro con assoluto rigore…
”E’ quel che dovrebbe fare ogni intellettuale e per quel che mi riguarda ogni filosofo degno di questo nome”, chiosa il 52enne filosofo francese fondatore dell’Université Populaire de Caen perchè quella ufficiale che lui ha abbandonato – ricorda - trascura la pratica della filosofia nella vita quotidiana e i più recenti sviluppi del pensiero in rapporto alle scienze.

Un anno fa il suo libro provocò un terremoto nel mondo culturale francese e furono gli intellettuali di ‘sinistra’, quella più vicina al ’68, Elisabeth Roudinesco, Bernard-Henri Levy, Julia Kristeva, Alain de Mijolla, i suoi piu’ ‘feroci’ critici: qual’è il motivo?
“Innanzitutto c’è un malinteso. Non hanno mai letto a fondo Freud, non conoscono il freudismo e si sono lasciati ingannare dal millantatore di Freud: pur avendo dato vita al ’68 alla cui base ci fu il marxismo-freudiano, non si sono mai presi la briga di studiare Freud a cominciare dallo stesso Lacan, che ha alimentato l’influenza della psicoanalisi fino ai giorni nostri. Un movimento che riteneva, erroneamente, Freud un liberatore, un illuminato, un uomo di sinistra. In realtà non hanno letto bene Freud, non hanno studiato a fondo il freudismo e dopo il ’68 tutti gli ex-comunisti si sono riconvertiti nel business della psicoanalisi che in Francia è un’autorità intoccabile, una Chiesa pronta a scomunicare”.
Una breve pausa, un sospiro e poi l’affondo: “per aver dimostrato, documenti alla mano, che il freudismo e la psicoanalisi riposano su una gigantesca affabulazione, a sua volta fondata su una serie di leggende, sono stato trattato da fascista, da nazista: ma il fascista, il nazista è Freud e nessuno dei miei critici ha finora saputo smontare queste mie conclusioni”.

Dunque un Freud fascista e nazista divenuto però misteriosamente ‘icona’ di una ‘certa sinistra’ francese ma anche italiana: come se lo spiega?
“Perchè non hanno letto le opere di Freud! Leggano ‘Perchè la guerra?’, testo tenuto nascosto, capiranno bene che Freud simpatizzava per i cesarismi politici del XX secolo: scrisse una dedica estremamente elogiosa a Mussolini (“A Benito Mussolini, rispettosi saluti da parte di un vecchio che riconosce nella persona del dirigente un eroe della cultura. Vienna, 26 aprile 1933”); appoggiò il regime austro-fascista del cancelliere Dollfuss (“Il governo austriaco è certo un regime ‘più o meno fascista’”, dichiara Freud al suo amico medico Max Schur e nonostante cio’ “aveva tutte le nostre simpatie”, ricorda anni dopo il figlio Martin) fino a restare indifferente al massacro perpetrato dalla Heimwehr tra gli operai (1500-2000) di Vienna; collaborò con gli emissari dell’Istituto Goring perché la psicoanalisi potesse continuare a esistere sotto il regime nazionalsocialista di Hitler. Freud non spese una parola contro il fascismo e il nazismo, anzi”.

E nel libro Onfray riporta una lettera di Freud a Eitingon in cui decreta che “occorre collaborare col regime nazista per mantenere a galla la psicoanalisi. Percio’ lavoreranno insieme a Matthias Goring, cugino del Maresciallo […] Poi in ‘Psicoterapia del Terzo Reich’, lo storico Geoffrey Cochs scrive: “anche nei peggiori momenti della persecuzione nazista (gli psicoanalisti) ebbero la possibilità di proseguire la loro attività”.

Insomma, è una favoletta il Freud perseguitato dai nazisti perchè ebreo…
“Certamente. Di contro invece, c’è il suo odio per la sinistra che è a prova di bomba: si scagliò contro Wilhelm Reich, colpevole di simpatie bolsceviche e a causa del suo marxismo fu estromesso da Freud (e da sua figlia Anna), e questo accadeva in piena dittatura nazista. Di Freud spesso sappiamo solo quello che di lui hanno fatto i marxisti-freudiani, che è ben lontano dai testi freudiani”.
E cosi’ lavorando su testi, opere e corrispondenze di Freud, il filosofo francese ha scoperto il ‘saccheggio’ e l’appropriazione indebita di concetti di altri autori (“Freud ha formulato la sua ipotesi sull’inconscio in seguito a numerose letture in particolare filosofiche, le più importanti delle quali sono Schopenhauer e Nietzsche” e non sulla base della sua “auto-analisi”, senza dimenticare che il termine ‘inconscio’ lo usarono prima di lui Schelling e von Hartman) e la falsità dei ‘casi clinici’ riportati da Freud: di essi, da Anna O. a l’Uomo dei Lupi, dal piccolo Hans a Dora, nessuno fu realmente curato e meno che mai è stato guarito.

Qual’è stato lo stimolo per uno studio, un libro di quasi 500 pagine, cosi’ approfondito e ricchissimo di bibliografia?
“E’ stato il ‘Libro Nero della Psicoanalisi’ del 2002: quando è uscito fu accolto in Francia da tante critiche e la più tenera fu ‘è un libro fascista’. Siccome nella mia università, l’Université Populaire de Caen, impostata sulla Contro-storia della Filosofia, ho a che fare con migliaia di persone, ho pensato che qualcuno potesse averlo letto. E cosi’ ho cominciato a interessarmi di Freud partendo dal Libro Nero e mi sono accorto che diceva il vero: chi mentiva era la Roudinesco che aveva definito il Libro Nero fascista! Insomma, mi sono reso conto che il freudismo è una grande truffa di cui alcuni eretici come Reich e Fromm pur avendo preso le distanze quell’impostore e millantatore di Freud, non si sono resi conto fino in fondo. Ribellarsi a Freud non è affatto un male”.

Un Onfray insomma ‘anti-freudiano’ che trova a Roma un suo antesignano nello psichiatra Fagioli che nel lontano 1987 defini’ Freud ‘un imbecille che non ha scoperto nessun inconscio’. E proprio lo stesso giorno della presentazione del libro di Onfray, esce, per le edizioni ‘L’Asino d’oro’, in una nuova veste, ‘La marionetta e il burattino’ secondo libro della triade della Teoria della Nascita.

Due eventi editoriali e culturali all’insegna della dissacrazione di un ‘mito’, Sigmund Freud, e di una disciplina (!), la psicoanalisi, di cui viene in discussione la scientificità. Anche se resta ancora qualche ambiente culturale ‘radical-chic’ (la Repubblica) a riproporre Freud insieme a ‘pensatori’ dichiaratamente di destra: Ludwing Binswanger, seguace del filosofo ‘nazista’ Martin Heidegger. Nel suo libro Onfray offre spunti interessanti, trascurati e offuscati appositamente come i rapporti avuti con Binswanger: per il primo, "i pazienti sono gentaglia...A ogni modo non possiamo aiutarli", e il secondo arriva a dire, "per essi deve compiersi il destino...del suicidio".

Non può mancare una riflessione sulle prossime elezioni presidenziali del 2012 in Francia.

Come vede la situazione politica nel suo Paese e in prospettiva la corsa all’Eliseo?
"Manca, è vero, un anno alle elezioni presidenziali in Francia e tutto puo’ accadere: spero in una vittoria del socialista Francois Hollande che preferisco senz’altro ad un altro socialista, Dominique Strauss-Kahn", si augura Onfray.

Lei dunque guarda con simpatia al socialista Hollande nella corsa all’Eliseo?
"Oui, oui…Hollande puo’ farcela ma a precise condizioni: la prima, fondamentale, che riesca a costruire una nuova unione della ’gauche’; la seconda che superi il primo turno con un buon risultato per assicurarsi il secondo turno e che Segolene Royal, la sua ex-moglie e candidata socialista alle presidenziali del 2008, nelle quali fu sconfitta da Nicolas Sarkozy, non gli tiri qualche brutto scherzo".

Insomma, è preoccupato del clima politico che si respira in Francia?
"Beaucoup…Le previsioni parlano di un exploit del Fronte Nazionale di Marine Le Pen che puo’ in prospettiva avere una forte presenza, per me drammatica, al secondo turno".

Pessimista, allora?
"No, no. Resto ottimista e pure se - conclude Onfray - non auspicabile questa pericolosa e drammatica escalation di Marine Le Pen, indirettamente puo’ favorire Hollande sempre che riesca a compattare la gauche”.

Carlo Patrignani


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