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Il millennio dell’Abbazia Benedettina della SS. Trinità di Cava de’Tirreni

lunedì 11 aprile 2011 di Mario Carillo

L’Abbazia Benedettina della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni (Salerno) fu nel Medioevo uno dei centri religiosi e culturali più vivi e potenti dell’Italia Meridionale. Acquisì una tale importanza da essere considerata una sorta di «Cluny italiana».

La Città di Cava de’ Tirreni (provincia di Salerno) si appresta a festeggiare i mille anni di storia dell’Abbazia Benedettina della SS. Trinità: un sito religioso di straordinaria bellezza, un’oasi di pace che sorge sul ciglio del torrente Selano, alle pendici del Monte Finestra, all’interno del Parco regionale dei Monti Lattari ed a pochi chilometri dalla divina Costiera Amalfitana.

Eretta nell’XI secolo la basilica benedettina acquisì in breve tempo una tale importanza da essere considerata una sorta di "Cluny italiana". All’interno si può ammirare un’apoteosi di marmi policromi e affreschi. Nella brochure del monastero, è sottolineata la similitudine con il romanzo di Umberto Eco, nel Nome della Rosa, dove si parla di monaci, di libri, di dotti studiosi, di misteri, d’inconfessabili segreti, ma soprattutto si racconta di una grande abbazia benedettina immersa nel verde.

Il sito religioso fu costruito nel 1011 da Sant’Alferio Pappacarbone di famiglia nobile salernitana di origine longobarda formatosi a Cluny, la cittadina nel Nord est della Francia dove si era costituito il primo nucleo benedettino, sotto Guglielmo il Pio. Seguirono quattro abati riconosciuti santi dalla Chiesa (Alferio, Leone, Pietro, Costabile). Consacrata dal papa Urbano II fu completamente ricostruita nel XVIII secolo su disegno di Giovanni Del Gaiso e ancora sono evidenti cospicui elementi dell’antico impianto medievale come l’ambone cosmatesco e la Cappella dei SS. Padri ristrutturata e rivestita di marmi multicolori nel 1641.

L’Abbazia di Cava divenne ben presto una fiorente Congregazione artistica, l’Ordo Cavensis disponendo di una flotta di piccole navi che facevano la spola con i porti d’Oriente e proprietaria del Castello dell’Angelo a Punta Licosa. Alle sue dipendenze annoverava 500 tra chiese, abbazie e priorati ed estese la sua influenza spirituale e temporale in tutto il Mezzogiorno. Durante i secoli, l’abbazia si è arricchita di molte opere d’arte di epoche diverse: edifici, affreschi, mosaici, sarcofagi, sculture, quadri, codici miniati e oggetti preziosi.

Nel 1394 l’abbazia, nella valle metelliana, fu eletta vescovado e fu il momento di massimo splendore con le sue architetture: il chiostro su colonnine binate di marmi con capitelli romanici e archi rialzati, incastonato nella roccia; la sala del Capitolo Vecchio, la sala capitolare, gli spazi del palatium duecentesco. Da osservare il paliotto marmoreo del sec. XI, le sculture di Tino di Camaino e il pavimento in maiolica. Nel pio luogo un archivio, un museo con dipinti, statue lignee, bassorilievi, una carta nautica del quattrocento, una biblioteca con oltre 15.000 pergamene, 120 incunabili, 300 edizioni cinquecentesche e 30.000 volumi, aperto ai pellegrini di sesso maschile, ospitò, tra gli altri, Torquato Tasso, Pietro Giannone, Gaetano Filangieri.

L’Abbazia, riconosciuta monumento nazionale da oltre due secoli, dista circa tre chilometri dal centro cittadino di Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, dove nel XIV e XV secolo si sviluppò il Borgo Scacciaventi, pregevole esempio di emporio commerciale, la strada principale con portici e palazzi porticati.

Per gli amanti delle escursioni, partendo dall’Abbazia il percorso nel parco regionale dei Monti Lattari è segnalato da 34 sentieri, tra i quali il più spettacolare il "Sentiero degli Dei". Il clima in ogni stagione e l’ambiente incontaminato favoriscono la fauna terrestre e marina e una flora spontanea rigogliosa in cui le coltivazioni (vigneti, uliveti e agrumeti terrazzati) si sono integrate magnificamente.

Mario Carillo


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