Altritaliani
Editoriale

Quanto è dura la frontiere tra cultura & Cultura.

domenica 5 aprile 2009 di Veleno

Nel nostro sito, i visitatori l’avranno notato, vi è una rubrica che si chiama cultura & Cultura.
Come fu scritto nella presentazione, la prima “c” minuscola non è casuale.
E’ proprio così in Italia : anche tra le organizzazioni culturali vi è una frontiera (tutt’altro che invisibile).

Quella rubrica si potrebbe chiamare anche Illegalità & legalità (con la seconda “l”minuscola). Perché se si aprisse il tombino su questa fogna, se ne vedrebbero delle orribili cose.

Non parlerò della cultura con la “c” minuscola, a cui ci sentiamo di appartenere, fatta da una miriade di persone che come formichine lavora senza soldi, senza risorse, che disperatamente e poco considerata, organizza con autentica passione e competenza, cose utili per i cittadini. Persone che vorrebbero promuovere nuovi e validi artisti, destinati a rimanere misconosciuti e frustrati (non hanno le maniglie giuste n.d.r.), che magari vorrebbero promuovere arte ed iniziative in periferie orribili dove manca tutto a partire dall’umanità. Che intendono la cultura come un servizio atto alla crescita intellettuale, all’arricchimento di esperienza e di senso critico della comunità, per giungere ad una libera e corretta visione delle cose. A loro mi sento di muovere solo un appunto. Si è troppo soli, non si fa “sistema”, ci si cura troppo il piccolo orticello senza pensare a costruire esperienze comuni che arricchirebbero tutti.

Voglio dedicarmi agli altri.

Produrre cultura è un impegno importante. Troppo spesso è visto come un semplice modo per fare soldi. Vale per alcuni privati che forse non sapendo fare nulla si sono dedicati alla cultura, poco male anche i politici oggi sono spesso nati così. Poi vi sono i privilegiati sostenuti dalle “caste” della politica. Organizzazioni culturali che in realtà non producono nulla. Che sono solo una compiacente vetrina della politica e dei potentati di turno.
Questi privati e privilegiati non producono nulla, se non una “cultura mafiosa” fatta di privilegi e sfruttamenti. Spesso sorretta da “eleganti” ed eccentrici signori, che ottengono per iniziative prive di valore o addirittura inesistenti, generosi contributi pubblici (i nostri soldi, per capirci).

E’ un mondo che potrebbe essere materia di un film (Moretti aiutaci tu!)

La loro “sensibilità” non lì trattiene dallo sfruttare selvaggiamente, i propri collaboratori, dandogli paghe, quanto gliele danno, da fame, ammaestrandoli come bestie da pascolo (quanti Centri, Fondazioni, Istituzioni, Associazioni, conosciamo così – mi raccomando la maiuscola se no si offendono). Abusano del bisogno di lavoro di questi ragazzi, costringendoli a non dire nulla della loro dequalificazione, gli danno posticce buste paghe e lì pagano meno del dovuto o del promesso (spesso si tratta di ragazzi laureati, qualificati, per svolgere progetti culturali), subiscono un trattamento ignobile sul piano umano. Loro tacciono, non hanno alternativa, subiscono una “cultura dell’omertà” che viene imposta da questi presunti uomini di cultura, di solito evasori fiscali. Gente che magari non ha mai letto un libro, ma che organizza presentazioni di libri, conferenze. Gente magari apparentemente simpatica che invece di fare mostre e dibattiti potrebbe meglio gestire un’allegra pizzeria. Gente che arriva ad ottenere cariche pubbliche, che dirige la cultura in grandi città, in Regioni importanti, che organizza spazi e promozioni dell’Italia all’estero, che magari sfrutta il nome Italia, per i propri affari. Appartengono alla stessa cultura di gestione mafiosa della cosa pubblica di certi politici: “E’ roba mia!”; “Niente per me….niente per nessuno!”

A Parigi, in alcune periferie hanno fatto dei modernissimi teatri (cazzo che business!) ma ci vanno solo i radical chic, che poi parlano del degrado delle periferie. I ragazzi, “le cosiddette canaglie” che vi ci abitano in periferia, ne sono tenuti lontani, magari danno fastidio. E’ perché? Ma è semplice quelli che fanno veramente cultura per loro non smuovono i “sacri” salotti, dove politicanti d’improbabile cultura si occupano di cultura(scusate il gioco di parole), distribuendo ai loro amici, in cambio di sostegno elettorale e politico, spazi, soldi (sempre i nostri) coinvolgendoli nelle più bislacche, inutili e lucrose promozioni.
Così anche da noi.

Pensate che la Regione Campania, l’anno scorso (in piena crisi d’immagine e di contenuti, ricordate la questione rifiuti, gli illeciti amministrativi, le manette che scattavano per amministratori contigui alla camorra e quant’altro) ha negato, non concedendo neanche un euro, delle centinai di migliaia versate per la cultura in quell’anno, ad un volenteroso gruppo, di sostenere un’iniziativa di promozione della Campania all’estero, non rinunciando, tuttavia, a dare ad una associazione di un piccolo comune Campano, alcune migliaia di euro per una iniziativa in onore del filosofo Antonio Genovesi. Ebbene per ricordare il celebre filosofo, questa associazione aveva organizzato una gara di videogame. Chissà che ne penserebbe l’austero Genovesi. Ai poveri increduli che volevano promuovere Napoli e la Regione all’estero, fu risposto dall’allora assessore alla cultura del Comune, con disarmante “onestà”, che all’estero non si votano né le regionali, né le comunali e quindi che la cosa non interessava.
Questa si che è CULTURA!

Eppure, per occuparsi di cultura, bisognerebbe essere onesti due volte. Una sotto l’aspetto economico (andata a vedere i tanti ragazzi che sono dequalificati, che lavorano a nero, trattati come stupidi da questi pizzaioli…pardon….gestori di centri culturali, gallerie e quant’altro), l’altro sotto l’aspetto intellettuale (siamo freschi!).

Eppure ci vorrebbe un film per raccontare tanti casi, come questi. Moretti….pensaci tu!

Veleno


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