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In Francia, Médée Miracle, il nuovo atteso film di Tonino De Bernardi con Isabelle Huppert

Visionnez la bande-annonce du film tourné tout en français
sabato 26 marzo 2011 di Nicola Guarino

Con Isabelle Huppert in stato di grazia, “Médée Miracle” (Il Miracolo di Medea) di Tonino De Bernardi finalmente giunge nelle sale cinematografiche, tutto girato in francese, un tributo alla donna, alla cultura classica della tragedia greca con una vena di ottimismo. Ancora un grande film di uno dei nostri più sensibili cineasti.

Meglio tardi che mai. Anche se con ritardo finalmente giunge nelle sale e non più solo nei festival “Médée Miracle” l’ultimo atteso film di uno dei registi più interessanti della cinematografia italiana, Tonino De Bernardi.

Autore di un cinema non favorito dalle grandi produzioni, ritenuto spesso a torto elitario, solo perché il suo sguardo non è mai banale o limitato sui prevedibili e popolari cliché di un linguaggio cinematografico sempre più televisivo. Non fa eccezione questo film, dove ancora una volta De Bernardi parla di una donna, delle donne. Il suo cinema ha del resto nelle donne un suo costante riferimento (basta ricordare “Appassionate”, “Rosa Tigre”, “Lei”, tra i film più celebri della sua ricca e sempre interessante filmografia).

Irene-Medea, interpretata da Isabelle Huppert, perfetta nel suo dolente ruolo, ripropone in una luce nuova e al tempo classica la Medea della tragedia, riproposta in diverse visioni e versioni più volte dalla cinematografia (quasi ovvio pensare alla versione pasoliniana).
Questa Medea è una donna dell’est Europa, senza legami in Francia. Ha lasciato per amore, nel rancore e odio generale, il suo paese per seguire il suo Giasone con il quale ha dei figli. Vive drammaticamente il suo bisogno di affermazione della sua, e sottolineo ‘sua’ liberta, fuori dagli schemi e dalle regole della società (in questo caso la Parigi prossima alle periferie), fedele alla sua natura. Il suo amatissimo Giasone, una volta arrivato in Francia, la tradisce per essere accolto nella nuova comunità, calpestando non solo le sue stesse radici, ma soprattutto il suo amore. Pertanto, separatosi da Irene, sposa una parigina, sancendo così il suo ingresso nella nuova comunità.
Non basta. Come il leggendario Giasone della Tragedia greca, reclama per sé i figli.
Irene “la magliarda”conduce una vita sbandata e libera, cantando nel locale che avevano acquisito insieme e dandosi a diversi uomini. Chiusa nella sua solitudine esistenziale, sarà respinta da una comunità che non ne accetta il suo modo di essere libero, pur essendo linguisticamente ben più inserita del suo uomo. Irene/Medea non potrà fare a meno di essere se stessa, non potrà come il debole Giasone tradire il suo essere, ed finirà per essere reietta in una società le cui regole, spesso ipocrite, non possono riconoscere la sua autonomia di persona. Inevitabilmente quindi, le saranno tolti i figli.

Per lei si apre un destino di solitudine. Ma qui è il MIRACOLO. Irene, questa Medea, non sacrificherà i suoi figli sull’altare della vendetta contro Giasone.

Nell’andare via, nell’attraversare il suo percorso di dolore, nello scaricare su se stessa la sua rabbia e sofferenza, si predispone ad un futuro che sarà frutto, forse positivo, proprio della sua esperienza: una nuova vita improntata alla dedizione verso gli altri in Romania.

Fin qui i contenuti espressi nella lingua francese, un omaggio forse, voluto da De Bernardi ad un paese che ha sempre amato e riconosciuto il suo cinema. Ma, contenuti espressi soprattutto nella sua grande sensibilità visiva. Dove i bambini restano oggetto dell’amore, senza approfondimenti che potrebbero facilmente cadere nel pietismo, tratteggiando la figura d’Irene attraverso flash che la illuminano specie nelle strade, forse ancor più che negli interni. Spesso, il cinema di De Bernardi usa quale teatro la strada e anche questo film ne dà suggestive visioni. L’abilità di De Bernardi è di raccontarci ancora una volta di una donna, delle donne senza mai tentare teoremi, oppure cadere nelle semplificazioni sociologiche, senza mai cercare di spiegare, ma lasciando negli occhi nel volto, sulla pelle della protagonista, dei protagonisti, la forza narrativa di raccontarsi e di raccontare, senza tesi preconfezionate ed ideologiche interpretazioni. Il dolore diviene quindi materia pura da leggere nella visione pittorica e fotografica del inconfondibile tratto autorale di De Bernardi.

Ancora una volta, come in altri suoi film, la donna appare nella sua fragilità, nella sua ingenua rabbia, nel suo puro darsi, molto più profonda e meno convenzionale delle tipologie maschili, verso cui De Bernardi ha più volte palesato uno sguardo amorevolmente critico (basta ricordare “Appassionate”, dove i maschi certamente non sono all’altezza delle protagoniste n.d.r.).
Nel cinema di De Bernardi, si evidenzia come la vita appartiene al genere umano, non è carne (se ne vede tanta macellata in questo film simbolicamente) da sacrificare nel nome di regole e patti sociali che si scontrano con l’elementare natura umana.

Infine, va detto del suo linguaggio narrativo, dove più volte la finzione cinematografica e la verosimiglianza dei sentimenti s’intrecciano in modo assolutamente libero creando un continuum che non si limita ad una coerenza cronologica degli avvenimenti ma inserisce una consequenzialità dei sentimenti e degli stati d’anima, rendendoci così un percorso più attento alla contraddittorietà dell’essere, che alla logica dei suoi effetti.

In tal senso ecco che rivoluziona l’uso della musica : la canzone “Crazy Love” di Marianne Faithfull e di Nick Cave cantata splendidamente dalla Huppert in diversi momenti del film e secondo varie interpretazioni, ma anche l’extradiegetica “Carmela” (antica canzone napoletana) che diviene diegetica con Enza di Blasio la cantante con chitarra che canta l’appassionata canzone napoletana che ben è utile a disvelare Irene e che sembra essere una sorta di moderna e meno retorica forma del coro greco.

Il gioco di diegetico ed extradiegetico è del resto frequente nella cinematografia di De Bernardi, che mette insieme culture e canzoni diverse ritrovando in esse le matrici di un sentimento d’origine comune e che non ha frontiere.

In un tempo in cui la cultura in genere e il cinema italiano sono penalizzati da una politica governativa che evidentemente non ha interesse verso di essi, diviene necessario per tutti quelli che amano il cinema e non solo le banalità, vedere questo film. Un dovere, ma soprattutto un piacere per l’anima.
Da consigliare specialmente a tutti coloro che sperano in un futuro migliore.

Nicola Guarino

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Il sito ufficiale del film : http://www.medeemiracle-lefilm.com/

Médée Miracle
Un film de Tonino De Bernardi

Production Les films du Camélia, Stella Films et Lontane Province Film
En coproduction avec Arte France Cinéma
Avec
Isabelle Huppert (Irène-Médée)
Tommaso Ragno (Jason)
Giulietta De Bernardi (Martha)
Lou Castel (Créon)
Isabel Ruth (La femme SDF)
Et la participation amicale de Maria de Medeiros


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