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Dal 26 marzo al 6 aprile. Museo del Tessile e dell’Abbigliamento Elena Aldobrandini.

Napoli - Mostra Fernanda Gattinoni. Moda e stelle ai tempi della Hollywood sul Tevere.

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giovedì 24 marzo 2011 di Violetta Luongo

«Basta saper guardare come si muove una donna per intuire quali rivelazioni e quali aiuti aspetta dalla nuova stagione della moda», questo era solita dire la sarta italiana Fernanda Gattinoni.
Celebri i suoi abiti che hanno vestito le stelle del cinema internazionale e nazionale. Un’occasione per ammirare quei vestiti, icone dei tempi passati, è la mostra “Fernanda Gattinoni. Moda e stelle ai tempi della Hollywood sul Tevere”.

Madame Fernanda Gattinoni nel suo Atelier di Via Marche (1958)

L’esposizione, a cura di Sofia Gnoli, si inaugura sabato 26 marzo alle ore 18 a Napoli nella sede della Fondazione Mondragone, (piazzetta Mondragone, 18) nel museo del Tessile e dell’Abbigliamento Elena Aldobrandini. La mostra sarà visitabile fino al 6 maggio. Trentuno abiti, tra costumi di scena e abiti di vita privata, di Audrey Hepburn, Ingrid Bergman, Kim Novak, e tante grandi stelle di Hollywood e della Roma della “Dolce vita”.

La retrospettiva si arricchisce per l’occasione di un abito realizzato da Gattinoni per Elizabeth Taylor, la grande diva di Hollywood recentemente scomparsa. In mostra come omaggio e memoria dell’icona cinematografica l’abito verde smeraldo in organza di seta con ricami in jais e cristalli, indossato dalla diva dagli occhi d’ametista nel 1961, durante un galà sotto le stelle nella "Città Eterna".

Abito di Fernanda Gattinoni per Elizabeth Taylor

La mostra, realizzata grazie all’archivio storico della Maison Gattinoni, racconta i tempi e il rapporto tra la famosa sarta italiana e alcune tra le maggiori dive americane e italiane. A partire dalla seconda metà degli anni Quaranta, l’atelier romano divenne meta fissa del jet set internazionale di passaggio per la capitale.

Tra le sue clienti, first ladies e ambasciatrici: da Evita Peron a Claire Boothe Luce e stelle del cinema quali Anouk Aimée, Ingrid Bergman, Lucia Bosé, Bette Davis, Marlene Dietrich, Rossella Falk, Audrey Hepburn, Gina Lollobrigida, Anna Magnani, Kim Novak, Lana Turner e Monica Vitti. Oltre che dal jet set internazionale l’atelier era frequentato da artisti e registi, da Renato Guttuso a Roberto Rossellini.

Madame Fernanda Gattinoni nel suo Atelier in Via Toscana (1966)

Fu quest’ultimo a presentarle nel 1950 Ingrid Bergman che sarebbe diventata una sua affezionatissima cliente. «E’ del tutto indimenticabile l’abito stile impero della Hepburn. Linee sartoriali essenziali nell’evocare delicatezza e incanto. Intramontabile è il modo di vestire di Anna Magnani, attrice rappresentata nella sua veracità incontenibile attraverso una micro-collezione di petites robes noires, scelte dal suo guardaroba personale; unica è l’eleganza senza tempo di Lucia Bosé e di Ingrid Bergman; indelebile è l’immagine distaccata di Lana Turner “fasciata” in costumi di scena e abiti di vita privata dal taglio semplice e pulito», così ne parla Giulia Parente, presidente della Fondazione Mondragone.

Il percorso si apre con gli abiti del guardaroba privato e i costumi di scena dei film “Europa 51” (1952) e “Fiore di Cactus” (1969) realizzati per Ingrid Bergman, prosegue con Lana Turner, affezionata cliente della Gattinoni fin dal 1953, quando giunse a Roma per interpretare “La fiamma e la carne” (1954), film souvenir negli economici studi di Cinecittà. Sono poi presenti alcuni abiti della collezione “Casanova” (1958) appartenuti a Kim Novak e la micro-collezione provenienti dal guardaroba personale di Anna Magnani. Tra le due si instaurò una profonda amicizia. «Non le importava molto di vestirsi. Voleva solo piccoli abiti neri - raccontava la Gattinoni - la Magnani era venuta da me per farsi confezionare su misura un abito per il Capodanno. L’abito, naturalmente nero, era pronto per tempo, ma lei non era venuta a ritirarlo. Allora abitavo sopra l’atelier di via Marche, proprio dietro via Veneto. Era quasi mezzanotte ormai e sentii degli schiamazzi provenire dalla strada. Anna Magnani aveva cominciato a urlare: ‘Fernandaaa, A Fernà me manni giù er vestito!».

Audrey Hepburn in "Guerra e Pace"

Una sezione speciale è dedicata ad Audrey Hepburn e ai costumi che la stilista le realizzò per il ruolo di Natasha in “Guerra e Pace” (1956). Da allora anche Audrey, pur non interrompendo il suo sodalizio con Givenchy, divenne una delle habitué di madame Gattinoni. L’attrice si fece fare cinque abiti e un mantello. Anche se all’epoca si instaurò tra le due un rapporto di confidenza, non divennero mai veramente amiche «era troppo perfettina, e a me i perfettini non piacciono», avrebbe poi confessato Fernanda. Ciò nonostante la grande sarta ne riconobbe sempre l’insuperabile eleganza «aveva un fisico eccezionale. Alta e snella, qualsiasi abito indossasse diventava essenziale e luminoso come un gioiello».

Oltre alle 31 creazioni, tra costumi di scena e abiti di vita privata, la mostra si arricchisce di una serie di fotografie che illustrano il rapporto tra la stilista e le star del cinema. Proiezioni di documentari storici sulla Maison e spezzoni di film chiudono la mostra.

Violetta Luongo

Fonte delle foto : ©Archivio Gattinoni.

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