Altritaliani

Breve viaggio in Italia : 2. Anno zero.

domenica 20 marzo 2011 di Giuseppe A. Samonà

Giovedì 17 febbraio, Pisa. È sera, ha piovuto tutto giorno. Nei paesi dell’Africa mediterranea si propaga l’incendio, pare che qualcosa si muova anche in Libia, ma invano ne ho cercato notizie più dettagliate nei telegiornali – nulla, o quasi, salvo alcune vaghe informazioni, e unicamente in chiave di paura: sbarcheranno a migliaia... Con un amico anche lui di passaggio, svizzero (ma di lingua madre e cultura italiane, e che vive da molti anni a Berlino), decidiamo di vedere Annozero, su Rai 2, con ripromesso zapping su Rai 1, dove c’è Sanremo, e annunciano Benigni: le tv nazionali starebbero per fare la rivoluzione?

***

Annozero è Michele Santoro, quello di Samarcanda, a cavallo fra anni ottanta e novanta, con le sue formidabili, sorprendenti inchieste, che facevano veramente tremare il potere, tutto il potere ; è in quel laboratorio, ad esempio, che più di recente – a Samarcanda era succeduto Sciuscià – è nato quel documento straordinario che è La mafia è bianca (2005), che mette a nudo il torbido intreccio fra Cosa Nostra e politica. Quella équipe di Santoro, quella Samarcanda, con le sue discendenze, sono state uno dei migliori esempi di giornalismo italiano : connotato da idee politiche forti, a sinistra (pretendere di non essere connotati, che è impossibile, è bien più insidioso che esserlo in modo trasparente), e tuttavia mai conformisticamente servo di un partito, di un’ideologia, sempre pronto a sbaragliare, quando ce n’era bisogno, quelli del proprio stesso campo. Potrei parlarne altrimenti che bene ?

Pure, da qualche tempo, Santoro perde colpi (sto parlando appunto di Annozero, e solo delle puntate che ho avuto modo di vedere nei miei rari passaggi in Italia). O forse dovrei dire meglio che perde colpi la formula : le inchieste si sono assottigliate, e sempre di più prende spazio «il dibattito» : personaggi, alcuni di spicco e altri no (ho capito che questo fa parte della formula), e di campo opposto, si affrontano, come nell’arena, «dibattendo» di argomenti su cui hanno opinioni opposte, ora scambiandosi politesses, come per fare prova di democrazia, ora parlandosi, anzi urlando l’uno sull’altro. Plaza de Toros.

E poi dai tempi di Samarcanda è cambiata l’équipe e – sempre dal mio punto di vista, beninteso – non in meglio : ora, insieme a Santoro, uno degli attori principali è Marco Travaglio, che il curioso assetto che si è venuto delinenando in Italia ha trasformato in uno dei vati della nostra sperduta – perduta ? – sinistra (non voglio parlar male di Travaglio, non voglio parlar male di nessuno, voglio solo dire che in un paese «normale» Travaglio sarebbe un più o meno stimato giornalista di destra). Insomma, meno inchieste e più parole, forse perché l’Italia tutta sembra diventata una grande inchiesta. Su cui, appunto, «si dibatte». Ognuno, è ovvio, sa già cosa dirà (anzi, per lo più «griderà») colui che gli siede di fronte, e soprattutto lo sa già il pubblico : di sorprendente non c’è più nulla.

***

Con quesi «alti e bassi» ben presenti ci accingiamo dunque a guardare. E ci bastano pochi minuti per capire che sarà un «basso», nel senso del trionfo del dibattito «urlato» di cui sopra, con insalata di personalità di spicco e di sconosciuti (almeno, per chi è di media cultura politica italiana – «media» stabilita scegliendo come criterio l’amico svizzero-tedesco e me stesso, che stando fuori abbiamo selezionato mediaticamente noti e meno noti). Concretamente : da un lato, a sinistra, il sempre arzillo Travaglio, Gad Lerner (altro giornalista di spicco, e legittimamente a sinistra, lui) e una rappresentante del Partito Democratico (la «poco nota») ; dall’altro, l’ultrafascista Francesco Storace, recentemente ripescato da Berlusconi e che ringrazia con delicata efficacità attraverso la sua presenza studiatamente «pacata», e una rappresentante del Partito Della Libertà, l’altra «poco nota» , di campo opposto : ed anche lei, come vuole la par condicio dei sessi, donna).

Alimentano, o dovrebbero alimentare il «dibattito», un paio di inchieste, anzi tre, che non inchiestano un cacchio, non c’è nell’aria – né in terra – alcuna possibile sorpresa, prima ancora di guardarle sappiamo già quel che succederà, è puro spettacolo :

1. Il Ministro della Repubblica Ignazio La Russa (è un mio principio non fare mai commenti sul fisico della gente, pure si guardi la foto, qui accanto, ché se ci fosse l’audio sarebbe ancora meglio...) ha detto a un giornalista di Annozero, che gli chiedeva ragguagli sulle dette feste di Berlusconi con minorenni, se fra queste minorenni non ci fosse la sua (del giornalista) sorella ; quindi, l’ha preso a calci fingendo che fosse questi a scalciare, mentre – il filmato preso da diverse angolazioni lo dimostra senza ombra di dubbio – è stato proprio lui, il Ministro ;

2. Lo stesso giornalista telefona a uno dei più (... ) faccendieri di Berlusconi, tal Lele Mora (... : lascio al lettore il gusto di scegliere l’aggettivo che meglio conviene, prima di «faccendiere», o dopo «Lele Mora» : eventualmente, di nuovo, è possibile aiutarsi con l’immagine qui accanto), e lo stuzzica perché quello esploda ; e quello effettivamente esplode, non sapendo che era registrato per esser teletrasmesso (o forse lo sapeva ? In Italia pur di apparire in pubblico si venderebbero i propri genitori, o figli, e ahimé non è una boutade, né una metafora, come dimostrail caso di Avetrana ;

3. Altro giornalista, donna mi sembra (o forse no), sempre di Annozero, che intervista alcune ragazze protagoniste delle feste di Berlusconi, o che aspirano a diventarlo.

***

Considerazioni sparse sui protagonisti della serata, ché ad organizzarle in scrittura coerente ci si pena troppo (almeno io, che non vedo l’ora di passare ad altro).

1. Travaglio, «dalla parte sinistra» : e più volte lampeggia dentro le nostre appenate anime meteche (italofrancosvizzerofrancocanadesitedesche) la riserva di cui sopra.

La «poco nota del PD» (sinistra), che tralascio anche adesso di «notificare» : perché prenda maggior risalto che proprio lei si dimostra, e di gran lunga, la più efficace, intelligente, e decente.

2. La «poco nota» del PDL (destra, Berlusconi), per dire che la legge di cui al 2 non è una legge : lei, infatti, pur «poco nota» non vale nulla. E’ riuscita nella stessa frase a difendere le feste di Berlusconi, con tanto di lolite e tutti quanti, e la moralità dei bei tempi andati, quella al « profumo nonna » (le ragazze non uscivano la sera, il sesso solo dopo il matrimonio, et encore...). O tempora, o mores !

3. Storace, che riesce a non innervosirsi (quasi) mai, come traendo un piacere sottile dal veder innervosirsi gli altri... Ed io ricordo di quando Berlinguer, finito per sbaglio in un confronto con Almirante, poteva replicare sobrio : «io non parlo con i fascisti». Credevo allora fosse un sussulto morale, un rigetto etico, o magari un irrigidimento dogmatico da integerrimo comunista. Credo di capire oggi che quel rifiuto fosse innanzitutto pragmatico, cognitivo – come dire : non serve a nulla parlare, scambiarsi parole, quando facendo parte della stessa storia non ci sia almeno qualche elemento condivisibile, una memoria comune. Ho anche pensato, vedendo Storace giganteggiare sullo schermo, che Berlinguer inorridirebbe di fronte a una serata televisiva di questo tipo : com’è possibile far discutere insieme Storace e Lerner ? (Per i molto giovani : Enrico Berlinguer è stato l’ultimo grande leader del Partito Comunista, Giorgio Almirante del Movimento Sociale, erede del partito fascista – quando ancora le cose si chiamavano con i loro nomi).

4. Appunto. La sofferenza nostra nel veder soffrire Gad Lerner, che conosciamo entrambi come un finissimo analista del mondo vicino-orientale mediterraneo, e che sembra in mezzo a questa compagnia un pesce fuor d’acqua. Quando agita non so quale osceno giornale con oscene foto delle oscene feste di Berlusconi d’improvviso urlando alla «poco nota» del PDL : Signora, lei vorrebbe che sua figlia andasse a questo tipo di feste ? il suo viso si contrae in una smorfia, quasi quell’urlo gli fosse nato contro volontà, e poi ripiomba in un affaticato silenzio. Ci viene in mento Totò le Mokò («io non ci volevo venireeeee»), e abbiamo come l’impressione che non veda l’ora di attaccarsi alla radio, per sapere e capire cosa succede sulle altre sponde del suo Mediterraneo...

5. Santoro «finto» moderatore. Ma non finto per finta ma per davvero, con l’accordo di tutti : nel senso che fa parte del giuoco che lui sia di parte, ma in modo «intelligente». Sembra un grosso felino, sornione, e molto più contento di sé di quando l’ho conosciuto, tanti anni fa. Perché contento, poi, non so. In quel decoro si poteva persino pensare che quel furbone di Storace dicesse cose sensate...

(Ho dimenticato di parlare di Vauro, il vignettista storico del Manifesto, che è piuttosto bravo, e che è ormai anche lui, come Travaglio, ospite fisso della trasmissione, cui concede nel finale alcuni più o meno gustosi disegni a commento della serata. Mi viene da pensare che lì, probabilmente, guadagna quel che non guadagna al Manifesto, dove lavora gratis o quasi. Non è questo, da solo e comunque, un titolo di simpatia ?)

***

Disagio – come significarlo ?

L’amico Luca, che come me (sì, lo confesso) non scoppia d’amore né per Travaglio né (più) per Santoro, mi fa tuttavia notare che in Italia se non fosse per loro, e per «Repubblica» (que nous n’aimons pas non plus) uno potrebbe pensare che in fondo, poi, perché tanto baccano ? il povero Berlusconi ha fatto solo una telefonata... Ed effettivamente, nello stesso giorno, in trequarti d’ora di TG1 la vicenda Berlusconi, in pochi secondi, è ridotta a qualcosa del genere, senza che tuttavia il tempo restante sia investito per approfondire scottanti temi di attualità, nazionale o estera – per la politica interna, fra «dove vanno gli Italiani in vacanza», e «l’incoraggiante ripresa della nostra economia» di cui parla il Ministro Tremonti, si ha l’impressione che si stia parlando più che dell’Italia dell’universo Hogwarts di Harry Potter – quanto agli «esteri», va almeno sottolineato un simpatico servizio di diversi minuti su una vecchietta londinese che ha messo in fuga gli scippatori a colpi di borsetta. Con tanto di inviati speciali per intervistarla.

Pure, tornato in Francia pochi giorni dopo, un’immagine mi ha ritrasportato ad Annozero. Nel pieno della rivolta libica, e della sanguinosa controffensiva di Gheddafi, Le Monde, 4 mars, p. 6, ha pubblicato una foto del Colonnello, circondato da numerose guardie del corpo, che arriva fra la «sua» folla in una «macchinuzza sportiva da golf offerta da Silvio Berlusconi» (proprio lo stesso Silvio B. che negli stessi giorni declinava l’invito di telefonare e far pressioni sull’amico Mouammar, per non disturbarlo : ché certo aveva tante cose da fare !) Ed ecco, appunto, che mi è tornata in mente la foto delle feste agitata da Gad Lerner, e mi sono chiesto, perché i giornalisti non agitassero piuttosto foto come quella pubblicata da Le Monde, e perché la gente non si indignasse per questo, e per le decine di cose come queste che in Italia succedono da troppi anni – prima di questi squallidi, ridicoli scandaletti «sessuali».

(Precisazione, per altro già fatta. Non compro sempre Repubblica, non guardo sempre Annozero, parlo a partire da quello che ho letto e visto, durante pochi giorni – sufficenti però a infondermi una sgradevole intuizione, e spero vivamente di sbagliarmi… Con questi strumenti, con queste battaglie, pur nella successione degli scandali più osceni, perdiamo di sicuro un’altra volta.)

Giuseppe A. Samonà

Se volete lasciare un commento, il forum è aperto. Basta cliccare su "rispondere all’articolo" qui sotto.


forum

Home | Contatti | Mappa del sito | | Statistiche del sito | Visitatori : 1576 / 3866452

Monitorare l’attività del sito it  Monitorare l’attività del sito ARCHIVIO  Monitorare l’attività del sito EDITORIALI  Monitorare l’attività del sito Archivio Editoriali: Punto, due punti... e punto e (...)   ?

Sito realizzato con SPIP 3.0.21 + AHUNTSIC

-->