Altritaliani
Ancora sul male della politica italiana di oggi e di ieri

Tra partitocrazia e populismo.

giovedì 17 febbraio 2011 di Carlo Patrignani

Al Palasharp di Milano si è discusso della crisi etica e politica della nostra società. Il convegno di “Libertà & Giustizia” ci offre l’occasione per riflettere ancora sulle origine del male della nostra attuale politica. I “Visi pallidi” del Partito d’Azione per indicare un metodo per la politica che oggi invece naviga senza riferimenti precisi stretto prima dalla partitocrazia e poi da un populismo senza partecipazione e appunto senza politica.

E’ davvero stupefacente come ancora oggi , nel 2011, a 22 anni dal crollo del Muro di Berlino, il simbolo per decenni del mito dell’Urss infranto, si continui a manomettere la storia, ad occultare persone realmente esistite e protagoniste indiscusse della storia d’Italia.

Per verita’ storica, allora, e’ doveroso ricordare e ritornare su Riccardo Lombardi, l’Ingegnere ‘giellista’ e fondatore del Partito d’Azione (1942) che diresse fino allo scioglimento prima di entrare (1947) nel Psi ‘frontista’ di Pietro Nenni e Rodolfo Morandi. Perche’ il nome di Lombardi manca tanto nell’articolo (15.02) dello storico Giovanni De Luna quanto in quello (16.02) di Barbara Spinelli dedicati al ‘Fantasma azionista’ come aveva titolato (08.02) Ezio Mauro, direttore del quotidiano ‘la Repubblica’, in replica alle accuse lanciate su ‘Il Foglio’ da Giuliano Ferrara ai partecipanti (tra cui Gustavo Zagrebelsky, Umberto Eco, Roberto Saviano, Carlo De Benedetti) al convegno di ‘Liberta’ & Giustizia’ svoltosi al Palasharp di Milano per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. “Al Palasharp di Milano, contro il populismo rozzo e grintoso dei berluscones, è sceso in campo per ‘Libertà & Giustizia’ il moralismo dei ricchi veri, cioè l’azionismo, ma quello di oggi, quello senza alcuna gloria e solo con molto pennacchio, quello dei finti perseguitati”, secondo Ferrara.

Immediata la replica di Mauro con ‘Il fantasma azionista’. Poi a ruota su ‘la Repubblica’ l’articolo dello storico De Luna e quindi della Spinelli che hanno ripreso, piu’ compiutamente il primo della seconda, il tema dell’azionismo, con i suoi maggiori esponenti. L’azionismo e’ stato un nobile e laico movimento politico e culturale, di cui si sente molto, e soprattutto oggi, la mancanza in Italia dominata dall’in-cultura.

Un gruppo minoritario di intellettuali, uomini di cultura e politici che, pur non avendo vinto, ha pero’ lasciato un segno indelebile tra il 1942 e il 1947 nella storia del Paese, giocando un ruolo determinante nella Resistenza e nei Comitati di Liberazione e successivamente nella Assemblea Costituente e nell’avvio della Repubblica sulla base della Carta Costituzionale che non fu quella sognata ed auspicata.

“Abbiamo lavorato per mesi per generare un mostro”, disse Emilio Lussu. Non era riuscita a quel drappello di ‘rompiscatole’ o ‘visi pallidi’, cosi’ li chiamavano quando andava bene, se non ‘pazzi malinconici’ o ‘cojoni’ quando andava male, la ‘rivoluzione liberale’ del Paese per chiudere radicalmente, con l’epurazione, i conti con il Ventennio cosicche’ il fascismo non risorgesse sotto altre spoglie e per sancire la nascita di uno Stato assolutamente laico. Assistiamo ora ad un’operazione storico-mediatica ‘non pulita’, di occultamento della verita’ storica. L’azionismo indigesto alla Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi come al ‘freddo e cinico’ Palmiro Togliatti che, pur di dar seguito alla politica inaugurata con la ‘svolta’ di Salerno del 1944 impostagli da Stalin, l’adesione al ‘governo delle larghe intese’ di Pietro Badoglio, non esito’ nel 1945 a disfarsi del Governo guidato dall’azionista Ferruccio Parri. E lo e’ stato, indigesto, anche ai suoi ‘nipotini’, a cominciare appunto da Giuliano Ferrara per arrivare a Massimo D’Alema e Nichi Vendola.

Sappiamo oggi con certezza – dopo l’apertura degli Archivi di Mosca (si veda in proposito ‘Togliatti e Stalin’ di Aga-Rossi e Zaslavsky) - che la ‘svolta’ di Salerno del 1944, considerata dalla storiografia di radice marxista, l’atto costitutivo del nuovo corso del Pci, in realta’ e’ stata l’alleanza con Badoglio e la monarchia, fu imposta da Stalin. La ‘svolta’ di Salerno come del resto il voto favorevole del Pci all’art.7 che elevava a norma costituzionale i Patti Lateranensi stipulati da Mussolini con la Chiesa e il decreto di amnistia del Guardasigilli Togliatti che impedi’ l’epurazione (si veda M.Franzinelli, ‘L’amnistia Togliatti: 22 giugno 1946. Colpo di spugna sui crimini fascisti’), furono atti duramente contestati da Lombardi e dagli azionisti.

Iniziava con essi il ‘catto-comunismo’, la ricerca continua di un’alleanza (vedi il compromesso storico del 1973 di Enrico Berlinguer o i Governi di ‘solidarieta’ nazionale’ guidati dal Dc Andreotti con l’astensione del Pci) tra le due Chiese, quella comunista e quella cattolica, che tagliava fuori qualsiasi ipotesi di ‘alternativa’ laica, socialista, liberale e libertaria. “C’era stata una rivoluzione incompiuta”, disse nel 1945 Lombardi, primo prefetto di Milano su indicazione del CLNAI. Per quanto riguarda la militanza nel Pd’A, lascio parlare alcuni ‘azionisti’ nelle grazie degli autori dei tre articoli apparsi su ‘la Repubblica’. Lombardi? “Uno degli ultimi esponenti dell’antifascismo storico, della Resistenza e del governo che condusse l’Italia dalla Monarchia alla Repubblica […]

Nel 1942 con Ugo La Malfa (Vittorio Foa, Ferruccio Parri, Pietro Calamandrei) e tanti tanti altri fondarono il Partito d’Azione. Il nuovo partito che aveva nel suo programma la rivoluzione antifascista, democratica, intransigentemente repubblicana, si segnalo’ subito per la sua audace combattivita’”. Parole di un ex-comunista che non aveva condiviso il Patto Ribbentrop-Molotov del 1939, Leo Valiani (n.4/1989, Quaderni Circolo Rosselli). Alle parole di Valiani aggiungo quelle di un altro ‘azionista’, Noberto Bobbio. “La nostra e’ una vecchia amicizia che risale ai tempi del Partito d’Azione e quindi agli anni della Resistenza. Da allora, nonostante molte delusioni, non era mai venuto meno al suo impegno di militante. Aveva mantenuto intatta la sua energia morale anche quando le forze fisiche erano incominciate a declinare.

Apparteneva alla non folta schiera dei politici di buona razza che uniscono la passione ideale alla fermezza e alla coerenza dell’azione, l’assoluto disinteresse personale all’interesse oggettivo per le cose che si debbono fare. Si batte’ sempre con ostinazione, inseguendo il suo disegno di una sinistra rinnovata ma non mai dimentica della tradizione, anche quando si era reso conto di essere piu’ isolato. Fu un uomo libero. Per questo oggi gli rendono omaggio tutti coloro che sanno quanto sia stata dura la lotta per la riconquista della liberta’ in Italia e quanto difficile la battaglia per difenderla, per conservarla e non lasciarla decadere in una sterile gara di potere”. (ibidem) Poi ‘il mite giacobino’ Alessandro Galante Garrone: “nonostante la stima che Galante Garrone nutre per molti dirigenti e militanti comunisti, il suo voto non andra’ al loro partitp […] per anni il voto di Sandro si dividera’ tra i candidati repubblicani e i candidati socialisti vicini a Riccardo Lombardi” (da ‘Un Paese migliore’ di Paolo Borgna). Lombardi, a nome del Pd’A, formulo’ su ‘L’Europeo’ del primo dicembre 1946 il progetto di riforma dello stato basato sulla Repubblica Presidenziale visto che “il sistema della Repubblica Parlamentare si risolve inevitabilmente in una pratica parlamentaristica, pratica che rappresenta la forma tipica di degenerazione, da cui le democrazie di tipo occidentale devono guardarsi come dalla morte”.

Purtroppo si scelse la Repubblica Parlamentare dove i partiti, soprattutto quelli di massa, ebbero il sopravvento sulla partecipazione diretta dei cittadini nella scelta dei propri governanti e dei loro programmi. “Vediamo cosa avviene nella Repubblica Presidenziale ove, e’ bene ricordarlo il Presidente della Repubblica e’ nello stesso tempo capo del governo e viene eletto a suffragio universale anziche’ eletto in secondo grado dalla Camera dei Deputati (cioe’ dai partiti): gia’ in sede di elezioni il candidato alla Presidenza della Repubblica, appunto perche’ sara’ anche capo di un governo, e’ costretto a presentarsi con un programma di governo: il compromesso programmatico non avverra’ tra i diversi candidati alla presidenza e dopo le elezioni […] dunque il compromesso avverra’ prima delle elezioni, fra alcuni partiti che […] si accorderanno per la candidatura di un uomo a cui sara’ affidato un programma concordato”.

Una proposta questa sostenuta invano in sede di Costituente dall’azionista Calamandrei: e li’ e’ iniziata la partitocrazia che da sessanta impedisce al Paese di disporre, come avviene nelle democrazie occidentali, di alternative nette, chiare e visibili alla guida del governo, tra schieramenti progressisti e conservatori.

Rileggere e riferirsi al pensiero e all’azione politica di Lombardi che, non va dimenticato, fu il segretario politico del Pd’A fino al suo scioglimento (1947), e’ quanto mai salutare e soprattutto non si corre affatto il rischio di cadere nell’anticomunismo e nell’involuzione a destra, (come capita a Ferrara e a molti ex-socialisti e anche ex-comunisti) ne’ tanto meno nel ‘filo-comunismo’ acritico, ottuso e chiuso a qualsiasi novita’: si e’ saldamente ‘a-comunisti’, di sinistra, laici, libertari e riformatori. Ossia alternativi al modello capitalistico che persegue il profitto e la produttivita’ del lavoro per costruire come propose nel 1967 Lombardi “una societa’ piu’ ricca perche’ diversamente ricca”.

(nelle foto: Dall’alto in basso; un manifesto del partito d’Azione, Saviano ed Eco al Palasharp, Giuliano Ferrara, Calamandrei).

Carlo Patrignani


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