Altritaliani

Il segreto di Arcore

mercoledì 16 febbraio 2011 di Giuseppe A. Samonà

Se fossi arabofono, cioè in misura di capire più da dentro quel che succede in Tunisia, in Egitto, paesi che amo e in questi giorni seguo, anche se dal di fuori, con emozione, speranza, paura, mi piacerebbe provare a raccontarlo. Di quel che succede in questi stessi giorni in Italia, invece, da italofono qual sono, non riesco a raccontare nulla. Più nulla.

Il mio disagio è carico di anni. Si è fatto muta paralisi da qualche mese. Dall’ultimo articolo che non ho scritto, e che mi è improvvisamente tornato in mente, come per contrasto, proprio mentre ne leggevo uno sugli eventi che si accavallano dall’altra parte del Mediterraneo.

***

Era la fine di ottobre. Di passaggio da Pisa, una sera, avevo acceso la televisione : c’era Porta a Porta, cioè per chi (beato lui, o lei) non la conoscesse, la trasmissione di politica e cultura serale della principale rete nazionale italiana. Tema della puntata (e mentre cercavo di capire, sono stato anche informato che altre puntate sullo stesso argomento l’avevano preceduta) era «la tragedia di Avetrana», una spaventosa, torbida storia di omicidio a sfondo sessuale, in un contesto di incesto ed altre esplosive rivalità familiari. Assistito da una criminologa, e da altri specialisti, omogeneamente abbigliati, e atteggiati, secondo i più sofisticati criteri dell’estetica berlusconiana, Bruno Vespa si muoveva agile intorno a un plastico, formato realtà, che ricostruiva il luogo del delitto, e in questa sorta di deambulazione parlata si tessevano fra i diversi interlocutori accordi e disaccordi – oggetto della discussione, primo nodo da sciogliere, la possibilità o meno di recarsi da un certo luogo a un altro (non ricordo – Dio mi protegge ? – i dettagli) in un certo tempo, condizione sine qua non alla possibilità che il crimine si fosse prodotto come da prima ricostruzione. E poi telefonate, collegamenti in diretta con familiari della vittima, del presunto colpevole, altri esperti, sino allo scioglimento del primo nodo (la possibilità del presunto assassino di percorrere la distanza data nel dato tempo) e il passaggio al successivo, con nuova appassionata discussione : la corda. La corda, cioè la presunta arma del delitto, di misura anch’essa data : et voilà, quanto tempo è necessario per..., o anche, era possibile con una corda di quella misura..., nel senso che se girando intorno al collo... quando a un tratto: ho visto il conduttore, o uno dei tanti esperti, sfoderare una bella corda, formato natura (intendo : eguale a quella che sarebbe stata effettivamente usata per il delitto), e disporsi, con il gentile aiuto di un altro esperto, a un’applicazione pratica – ma strappandomi alla mia sbalordita ipnosi, ho spento.

(A onor del vero, o se si vuole di Vespa, avevo a un certo punto cambiato canale, ma son caduto su una trasmissione identica, e forse era lì che quest’ultima oscenità è stata imbandita ; si trattava per altro di una delle tante televisioni di Berlusconi, ma oramai in Italia – e questo è meno onorevole – non c’è quasi più differenza, e poi in quella circostanza, con un senso di soffocamento difficilmente descrivibile, sembrava che proprio si trasmettesse a reti unificate, come nei tempi di guerra o sotto dittatura – oggetto : «la tragedia di Avetrana»).

Il razzismo, la xenofobia, sono orrendi ma, ahimé, universali : semmai si rimpiange il tempo in cui l’Italia ne sembrava miracolosamente esente, mentre oggi anche su questo si batte per il primato. (In quello stesso periodo, a Roma, c’è stato il delitto di Anagnina). Ma se dovessi spiegare a qualcuno in cosa consiste il particolare «degrado» di cui si parla a proposito del Bel Paese, il suo tratto «distintivo», racconterei questo, e darei le coordinate di Porta a Porta, e della televisione tutta.

A questo pensavo mentre ero ancora a Pisa, anche leggendo, nei giorni seguenti, i quotidiani che, con La Repubblica in testa, erano come invasi da questa storia, e ci davano giù con ipotesi, dettagli, fotografie, quasi che l’intera Italia si fosse messa alla finestra per abbeverarsi all’orrore.

Era insomma come se fosse stato messo in scena un gigantesco reality show, ma con tragedie sin troppo vere. Anche perché scoprivo che di questa storia aveva persino fatto parte il disvelamento in diretta, e in presenza dei protagonisti, dell’assassino presunto, con la televisione che era entrata proprio in quella casa, in un certo senso precedendo la magistratura : con la successiva gara fra gli stessi protagonisti, offesi o offendenti, colpevoli e no, a rilasciar interviste, sempre in televisione, come se il mostrarsi, pubblicamente, sempre e comunque, anche nelle proprie mostruosità, fosse al di là di tutto l’obiettivo da raggiungere.

***

A questo pensavo all’inizio di novembre tornando a Parigi, e avrei voluto appunto raccontarlo, analizzarlo. Ma ecco che mentre si accumulavano idee di varia portata sociologica (il trionfo dell’immagine, la cronaca nera come elemento di distrazione, etc.) scemava la voglia di scriverne, credo anche per un antico pudore che mi impedisce di speculare in generale a partire da reali tragedie individuali – e poi ho smesso di pensarci tout court.

Come un’eco lontana ci ripenso oggi, mentre fremo con altri per Tunisia e Egitto,

rivedendo la televisone e i giornali italiani (la Repubblica in testa) catturati di nuovo dalla cronaca nazionale. Niente sangue, questa volta (almeno...), ma sempre sesso, che del binomio è quello che vende di più. E poi, certo, la cosa ha portata politica, perché sono in gioco niente di meno che le dimissioni di Berlusconi. E a me, e da subito, la parola mi muore in bocca.

Così, mi è venuta voglia di inventare un titolo a effetto, che «tiri» (Il segreto di Arcore), perché qualcuno allettato dalla promessa lo clicchi, ed arrivi sin qui, per potergli dire, semplicemente : di Arcore, di Berlusconi, non mi va più di dire nulla !

Intendiamoci. Molte cose che leggo negli articoli degli antiberlusconiani (di cui, com’è ovvio, faccio parte da sempre), alcuni eccellenti usciti anche su questo sito, sono sacrosante : Berlusconi ha abbassato ai minimi storici la soglia della moralità, in qualunque altro paese un politico coinvolto in un simile scandalo si sarebbe dimesso da un pezzo, insediare in posti di responsabilità persone i cui meriti sono essenzialmente sessuali, come ancora il sovrano disprezzo per la magistratura da parte del capo del governo, sono indegni di una democrazia, etc. Ma ecco – e spero di non essere frainteso – la mobilitazione costante intorno a questi temi, il pettegolezzo mediatico (va oggi di moda dire «gossip») e lo spionaggio sessuale diventati arma privilegiata della battaglia politica, mi sembrano, più che antidoto, sintomo di questo clima di sfascio.

Anche, vedo un’Italia incendiata in una nuova ondata di voyeurismo collettivo, che in certo qual modo accomuna le due parti in guerra : quelli che guardano Berlusconi, e il suo clamore di feste e donne più o meno maggiorenni, con ammirevole invidia (questo intravedo dietro la presunta indifferenza collettiva del popolo berlusconiano, e affini, che resta, temo, la maggioranza del paese), e quelli che guardano Berlusconi per stigmatizzarlo, magari mettendosi «sotto l’alto magistero morale» di non ricordo quale Cardinale, o Monsignore, o ripescando i «veri valori della famiglia», come ha detto un’importante esponente del Partito Democratico, di cui anche, per fortuna, mi son scordato il nome.
(Discutendo con l’amico Lamberto sull’opportunità o meno di scrivere un articolo del genere, ci siamo immaginati che un giorno un qualche sociologo potrebbe lanciarsi – riprendo le parole di Lamberto – in «una lettura parallela del sesso tragico di Kennedy, di quello goliardico di Clinton nell’America più o meno puritana e quello da avanspettacolo di Berlusconi nell’Italia sfatta»)

È giusto firmare petizioni ? manifestare contro ? urlare che l’Italia non è un bordello ? agitare cartelli con su scritto «sono una donna – o un uomo – e dico basta» ? Infiammarsi con Santoro e Fazio, o Travaglio, che indagano sul caso Ruby ? Calare giù dai balconi lenzuola con su scritto «dimissioni» ? (ma per grazia di Dio, che non si sventolino tricolori, né si parli di valori, di famiglia, di patria»...) Fabbricare simpatici video di satira sulle feste di Arcore ? (la Commedia sembra decisamente una delle dimensioni che meglio si addice all’Italia). Magari sì, se il Paese è finito in questo vicolo cieco. Senz’altro sì se tutto ciò farà sì che finalmente Belusconi faccia la valigia.

Eppure, a volte (e sempre di più) ho l’impressione che questo parlar male, questo agitarsi contro, esclusivamente su temi di moralità sessuale, con il loro contorno, rischi di alimentare, o meglio faire mousser la maionese italoberlusconiana. Ed io vorrei semplicemente cambiare pietanza. Probabilmente anche ribellandomi al «mestiere» di italiano, che mi obbligherebbe sempre e comunque, dovunque io viva, qualunque cosa faccia, a parlare – bene o male – di Berlusconi.

(Ci sono anche altre volte in cui mi vien di pensare a certi vecchi peplums bas de gamme sulla fine dell’Impero Romano, con da un lato «la compulsiva decadenza dei costumi» e dall’altro predicatori scandalizzati che preconizzavano la fine di quel mondo).

Qualcuno dirà che questa mia nausea annoiata è il sintomo di una sorta di depressione storicamente determinata, un’allergia psico-somatica agli infiniti decenni del berlusconismo. Sia. Ma è politicamente, culturalmente che diffido delle mobilitazioni che si fanno solo o quantomeno soprattutto in nome della morale.

Dall’immigrazione, alla cultura, alla politica estera, all’economia, alla scuola pubblica (e ai soldi per le privata !), a tutte le vergognose leggi ad personam – per non parlare della non legge sul conflitto di interessi, per cui questa avventura non sarebbe mai dovuta cominciare… – motivi ben più gravi avrebbero dovuto spingere l’Italia a sollevarsi contro il padre padrone, e dire : basta. Ma – sia pur con encomiabilissime sacche di resistenza – il paese ha digerito tutto.

Ed allora, sì, lo ammetto : che oggi – mentre nelle strade di Tunisi o al Cairo ci si batte per la libertà, si cacciano i tiranni per un progetto di società (buono o cattivo che esso possa rivelarsi in seguito) – l’Italia si appresti (forse !) a liberarsi di Berlusconi in nome della sua condotta sessuale mi mette addosso una grande tristezza.

Quindi, al di là della tristezza, mi provoca una certa inquietudine su quel che sarà il dopo. Chi e come governerà il paese, dopo, se Berlusconi sarà battuto non dalla politica, dalla cultura civile, ma da un’allegra, farsesca «rivolta delle mutande» ?

E mi vien voglia, appunto, di guardare e pensare altrove.
Dove fra l’altro so che si possono incontrare altri Italiani (Altritaliani ?), integralmente antiberlusconiani, in sintonia con quel che ho appena scritto.


Et c’est en italien – non pas en français, comme j’avais d’abord pensé le faire – que j’ai écrit cet article, pour rendre hommage à l’un des seuls aspects profonds de l’Italie avec lequel je me sens à l’aise, depuis toujours et sans réserve: sa langue, qui est aussi la mienne.)

...

[p.s. Ho esitato a lungo prima di «pubblicare» questo articolo, l’ho fatto leggere a diversi amici e studenti, ho riflettuto su suggerimenti, e critiche, ho aggiustato, levato, aggiunto frasi – ho esitato per timore di essere frainteso, quasi volessi gettare un superbo anatema contro le manifestazioni che chiedono le dimissioni di Belusconi, cui invece, sia pur nel disagio, aderisco. Solo, vorrei che questa «voglia» di dimissioni prendesse una piega piuttosto che un’altra, perché non si cada dalla padella nella brace – la Lega è alle porte... – perché si possa almeno sperare, dopo anni di crescente degrado, di girare veramente pagina. Vale la pena, credo, di capire cosa non vada nell’opposizione, perché Berlusconi abbia vinto tanto in profondità. Allora, forse, anche questa mia riflessione potrebbe servire, in mezzo alla mobilitazione, per cominciare a discuterne. Dopo, sarà troppo tardi...]

Giuseppe A. Samonà

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