Altritaliani
Arte contemporanea. Fino al 6 febbraio.

Jacques Hérold e il surrealismo: sculture, dipinti e cadavres exquis

Musée Cantini, Marseille
giovedì 13 gennaio 2011 di Cristina Longo

Il Museo Cantini di Marseille (19, rue Grignan) riscopre il pittore surrealista Jacques Hérold (1910-1987), gli rende omaggio a cento anni dalla sua nascita con una personale visitabile fino al 6 febbraio 2011, e con lui rende omaggio a se stessa, quando nel 1940 fu rifugio per il gruppo dei surrealisti in partenza verso gli Stati Uniti.

Au rez de chaussée di quello che un tempo fu un hotel, passato poi di proprietà a Jules Cantini che nel 1916 lo offrì alla città di Marseille completo delle sue collezioni, si snoda un percorso concepito in modo semplice e chiaro, scandito da passaggi temporali che segnano la crescita artistica di Jacques Hérold e il suo personale contributo al surrealismo.

Sale di disegni preparano alla più grande, dedicata alla pittura e alla scultura; in tutto cento opere rispolverano l’atmosfera di un movimento che dal 1924, anno della sua nascita ufficiale con il manifesto firmato dal poeta André Breton, fece scuola aprendo sull’Informale del secondo dopoguerra.

Crystal amoureux,1934, huile sur toile, 97 x 195 cm. Collection particulière © ADAGP, Paris, 2010

Rumeno di nascita, Hérold frequenta la scuola di Belle Arti di Bucarest contro il volere del padre, e nel 1930 a vent’ anni è già a Parigi, vicino a Yves Tanguy, a Victor Brauner e André Breton. Già dalle prime prove tutto è tensione nell’opera di Hérold e l’universo è creato da un segno appuntito, inciso, che si raffredda solidificandosi in stalattiti, stalagmiti, cristalli.

Il percorso inizia proprio dal disegno inteso come luogo di creazione e di scoperta di quell’ automatismo del pensiero lontano dai freni inibitori della ragione, tanto predicato dal gruppo. L’ immaginario umano e bestiale è fatto di involucri resistenti come gusci ma poco accoglienti, di occhi di civette e gatti, di fiumi che diventano uomini e viceversa, di paesaggi vicini al sogno di Yves Tanguy, e non stupisce se le fauci spalancate de Il Grande trasparente (1946-47) assomiglino piuttosto a una caverna inavvicinabile.

Le grand transparent, bronzo,1947

Incorniciato da una parete arancio, esso è l’immagine dell’uomo del futuro descritto da André Breton nei “Prolegomeni” al terzo manifesto. Un po’scultura primitiva e un po’ ibrido umano ha sul petto i simboli del sole e della luna; dalla sommità del ventre gonfio e cavo spuntano i cinque sensi e al centro è nascosto uno specchio che riflette la nostra immagine capovolta. Come nello spirito del gruppo, quindi, i disegni di Hérold aderiscono alla ricerca continua nell’ambito delle tecniche extra artistiche per fermare una visione interiore allo stato di sogno o di allucinazione e se la bellezza sarà “convulsa” o non sarà, come dice Breton, ogni tecnica è valida purché non venga dalla tradizione, come il collage, il frottage, la decalcomania.

Lungo l’excursus proposto dal Cantini si ha l’impressione di entrare in spazi liquidi dai colori bruni o trasparenti e pastello e gli esseri, simili ad insetti, si trovano avvolti in tele di ragno, qui saldamente incastrati.

Nelle tele ad olio più grandi è frequente la riduzione della figura umana a un ibrido la cui deformazione si fonde con la deformazione del paesaggio naturale. In questo gioco di combinazioni e metamorfosi il corpo dell’uomo e della donna sono fatti di pezzi di conchiglie e gusci ( Cristalli innamorati, 1934), la cui purezza adamantina brilla, mentre in un campo d’erba l’universo accoglie l’abbraccio di due creature simili a rapaci, memori di Ernst, e il cielo partecipa a questa erotizzazione del mondo.

La Rencontre, olio su tela,1936

Talvolta invece sembra di effettuare un’endoscopia nel corpo, scivolare nei suoi condotti, tra le membrane filamentose, tra gli organi, giù fino allo stomaco come nell’olio Germe de la nuit del 1937.

Il cadavre exquis rimane comunque il segno più intenso dello spirito ludico del gruppo e del loro personale modo di intendere la creazione, segno che il Surrealismo non fu soltanto un movimento artistico ma un’avventura di poeti ed artisti trasportati dall’amore, dalla poesia e dalla libertà e intenzionati a intervenire in modo totale sulla società senza tralasciare alcun aspetto dell’esistenza.

Due sale del Cantini testimoniano la vita, la storia del gruppo e della città di Marsiglia che si intrecciano nel 1940, quando nell’isolamento della villa di Air Bell, proprietà di Breton, in attesa dei documenti per partire per gli Stati Uniti, i surrealisti riempiono un intero quaderno di disegni, collage collettivi e cadavres exquis realizzati a partire dal 1925. Hérold raccontava come spesso incontrando Breton dopo cena nei caffè, i due disegnassero ogni volta in modo diverso: con la mano sinistra o con gli occhi chiusi, seguendo un tema o ancora utilizzando lo stesso foglio, suddiviso in fasce e fatto passare di mano in mano e coprendo la parte disegnata dal precedente. Dal ritiro marsigliese nasce una pletora di piccoli personaggi e forme organiche, ma anche il così detto “gioco di carte di Marsiglia” proposto dal poeta Breton che consisteva nel ridisegnare le 54 carte da gioco sostituendo ai semi, simboli di una tradizione vecchia e immobile, i personaggi più amati dal gruppo da Baudelaire, a Freud, a Lautréamont.

Carte du Jeu de Marseille : Marquis de Sade. 1941, encre de Chine et crayons de couleur sur papier, 27,2 x 17 cm. Musée Cantini, Marseille. © ADAGP, Paris, 2010.

Jacques Hérold è autore della carta con Lamiel, eroina di Stendhal e di una con il marchese De Sade, personaggio controverso, molto amato dal pittore rumeno. In entrambe il fuoco e le fiamme, e quindi il colore rosso, creano un gioco di rimandi e se Lamiel è ridotta a mantide religiosa, una sola chiave apre le tre porte della mente di un De Sade “fiammegginate”.

Molti dei disegni collettivi, compresi i tarocchi di Marsiglia, appartengono oggi al museo; qui non è dato sapere chi sia l’autore, lo sono tutti i partecipanti al gioco, Victor Brauner, Oscar Dominguez, Max Ernst, Wifredo Lam, André Masson, e ovviamente Hérold, ma il fascino di queste creazioni conserva il ricordo di un legame forte e di un’intesa speciale.

A cura di Cristina Longo

Je t’raime 1936, huile sur toile © ADAGP, Paris, 2010 Musée Cantini, Marseille

Renseignements pratiques :

Musée Cantini
19, Rue Grignan - 13006 Marseille - Tél.:+33(0)4 91 54 77 75
Jusqu’au 06/02/11 de 10:00 à 17:00 : Dimanche, Mardi, Mercredi, Jeudi, Vendredi, Samedi
4€ plein tarif 2€ tarif réduit

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Brève présentation en langue française :

A l’occasion du centenaire de la naissance de Jacques Hérold (1910-1987), le musée Cantini célèbre pour la première fois l’œuvre de cet artiste majeur et singulier dans l’histoire du surréalisme. L’expostion retrace son parcours, depuis ses premières tentatives picturales jusqu’à son adhésion au surréalisme en 1934. Elle témoigne aussi de son évolution vers une symbolique étrange de formes organiques et végétales dans des tons contrastés, pastel et sombre. Cette rétrospective rencontre un écho évident au musée Cantini dont le fonds surréaliste, articulé à l’histoire de Marseille, forme un des axes majeurs de la collection. Environ quatre-vingt tableaux et dessins y sont présentés, accompagnés par une riche documentation (lettres échangées avec ses amis surréalistes, photographies et ouvrages), particulièrement précieuse pour l’histoire du surréalisme.

Découvrez Jacques Hérold, l’autre surréaliste, au Musée Cantini sur Culturebox !


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