Altritaliani
Italiani in giro. La Musica accorcia le distanze.

Viaggio nella Patagonia italo-argentina

Con portfolio di foto inedite e video dell’autore
sabato 16 giugno 2012 di Domenico Iacovelli

Da anni coltivo la passione per l’etnomusicologia e l’antropologia musicale. Il desiderio di utilizzare nell’ambito delle mie attività, il ritmo e la musica come mezzo di comunicazione ed espressione, mi ha permesso di entrare in contatto diretto con etnie e culture diverse (Oriente, Africa, Europa, Australia, Americhe), apprendendo da queste il riconoscimento e l’importanza della musica e del suono come metodo di guarigione.

Lo scorso febbraio, in Junin de los Andes (Patagonia), ho avuto la fortuna di conoscere Maria Eugenia Bertossi ed essere ospitato per alcuni giorni dal “Centro de Educación Integral San Ignacio”. Questa scuola appartiene alla “Fundación Cruzada Patagónica” che mira a fornire l’educazione per lo sviluppo delle comunità rurali nel nord ovest della Patagonia.

Questa struttura si trova nella valle Sancabao, a circa 6 chilometri dalla città di Junín de los Andes, Provincia di Neuquén, e fornisce gratuitamente agli studenti l’istruzione agro -tecnica per tutta l’area rurale.

I ragazzi che frequentano il Centro de Educación Integral San Ignacio, giungono da remoti luoghi rurali (400 km di distanza). Di solito, questi ragazzi restano anche per due mesi senza vedere le loro famiglie, perchè il trasferimento è costoso e non esistono mezzi pubblici.

Questi studenti provengono dalle comunità Mapuche e native di Neuquén, interne alla linea a sud del Black River, in Patagonia. Dal 1979, questa scuola esiste grazie al lavoro e ai contributi di centinaia di volontari e per merito del costante impegno apportato da italo-argentini.

Maria Eugenia Bertossi, un’italo-argentina, originaria di Flumignano, provincia di Udine, direttrice dell’area artistica, da oltre 25 anni insieme a suo marito, lavora per la Fondazione.

In un evento caldo, intimo e semplice, è stato emozionante ascoltare le loro storie, vivere la loro realtà e toccare con mano l’importanza della scoperta e dello sviluppo della propria vita, insieme alla scoperta di quanto sia forte, il considerare gli altri e la loro individualità come responsabilità sociale.

Ballo tradizionale in Fundación Cruzada Patagónica

MARIA EUGENIA MI RACCONTA:

“Nei primi anni del Novecento, Valentino Bertossi, mio nonno, un agricoltore nato a Flumignano, in provincia di Udine, essendo stato un soldato italiano nel primo conflitto mondiale, ha lasciato il porto di Genova. Imbarcato sulla nave Ammiraglio Bettolo raggiunge il porto di Buenos Aires l’8 aprile 1927.
Da lì ha viaggiato per altri 800 chilometri verso il nord dell’ Argentina per andare a lavorare in un’azienda, "La Foresta".
Con il denaro guadagnato, nel mese di agosto dello stesso anno, ha pagato il viaggio per sua moglie Amabile, suo figlio e fratello.
Inizia poi a lavorare come operaio presso l’Argentinos Ferrocarriles, vicino alla città di Rosario (Provincia di Santa Fe), qui sono nati i suoi tre figli, di cui uno, Angel è mio padre. La famiglia viveva non solo con il salario, ma anche con i proventi della coltivazione di terre e dell’allevamento di animali. Tutti i bambini potevano essere educati e mio padre Angel ha potuto studiare acquisendo una professione.

Angel Bertossi, un professore di storia e filosofia, ha sposato Carmen Meyer e dal matrimonio siamo nate io e mia sorella.
Quando avevo vent’anni studiavo agronomia all’Università e qui ho conosciuto mio marito Sergio, anche lui d’origine italiana.
Le famiglie non si conoscevano ma avevano molto in comune , con Sergio ho condiviso le stesse passioni.
Come studenti, io e mio marito Sergio, abbiamo incontrato un organismo che opera nel sud dell’Argentina, la Patagonia Cross Foundation (FCP). Poi siamo riusciti a coinvolgere altri studenti, per aiutare questa organizzazione. All’inizio abbiamo viaggiato durante le vacanze estive per andare a lavorare in diverse attività agricole della scuola FCP. E dopo diversi viaggi, abbiamo deciso di stabilirci permanentemente in Junin de los Andes.

Il destino ha voluto che Sergio diventasse un insegnante e poi direttore del Centro per l’Educazione Integrale San Ignacio appartenenti alla FCP, fornendo così l’istruzione secondaria ai giovani nelle zone rurali. Attualmente è coordinatore della nuova scuola Cholila Valley, mentre io ho promosso da subito l’arte, creando fin dall’anno 1994 il gruppo di danza, oltre a insegnare scienze dell’agricoltura.
I nostri figli sono cresciuti insieme alla FCP e hanno ricevuto come molti giovani provenienti dalle zone rurali, l’istruzione grazie alla Cruzada Fundación Patagonica.
Molti sogni si sono avverati e molte difficoltà sono state affrontate, come l’incendio che nell’agosto 2007 distrusse completamente l’edificio scolastico, perdendo il lavoro di 30 anni. E tutto è dovuto ricominciare da capo.

Attualmente il FCI fornisce istruzione gratuita per giovani e adulti nella Patagonia Nord attraverso le sue due scuole, il Centro de Educación Integral "San Ignacio" e il nuovo Centro di Educazione Agrotecnica Cholila Valle, entrambi con casa dello studente per le donne e gli uomini, offrendo anche l’alfabetizzazione per adulti e la formazione professionale. Inoltre, il FCI attraverso l’area di Sviluppo Rurale, fornisce la tecnologia per la formazione delle famiglie nelle zone rurali.

Forse, mio nonno Valentino, non avrebbe immaginato cosa avrebbe prodotto la decisione presa nel mese di aprile del 1927, ma molto successo è arrivato, nonostante le tante avversità, grazie al suo sforzo e al suo lavoro. Lo stesso impegno e le stesse speranze, oggi, io e mio marito Sergio, animano il nostro lavoro presso la FCP”.

Tra i fondatori del Centro, gli italo argentini Maria Eugenia e Sergio, hanno dato forza e corpo ad una realtà di sviluppo indirizzata a progetti produttivi quali l’accesso all’acqua, le serre, il pollame, l’apicoltura, l’energia alternativa, la silvicoltura, l’agricoltura in generale, affermando così il proprio scopo educativo e garantendo ad ogni studente di trovare e pianificare un proprio progetto personale di vita.

Oltre ad insegnare presso la Fondazione, gli insegnanti, compresi Maria Eugenia ed il marito, viaggiano tra i siti rurali delle colline per insegnare agli adulti che per un motivo o un altro non hanno potuto terminare la scuola primaria.

Musica in fundacion cruzada patagonica

QUALCOSA IN PIU SUL CENTRO

L’area di influenza del Centro di educazione integrale "San Ignacio", copre una distanza di 100 km, un raggio nel cui perímetro vivono diverse comunità Mapuche. Queste comunità vivono su terreni pubblici, erosi, troppo sfruttati, densamente popolati e a volte, anzi spesso, privi d’acqua. I tassi di natalità sono alti, così come la mortalità infantile. Negli ultimi anni, ad alcune comunità Mapuche è stata riconosciuta la proprietà della terra e la maggior parte di queste, oggi, ha riacquistato forza anche nella loro organizzazione interna, costituita come un gruppo con il suo capo, il segretario, ecc. La lingua Mapuche, le credenze, i costumi esistono ancora ma la trasmissione di queste è difficile in quanto si è osservato che le ultime due generazioni non le hanno vissute quotidianamente, con continuità. La formazione offerta dal CEI "San Ignacio" di fronte a queste sfide importanti ha inteso rispondere ad alcune delle tante avversità sociali, creando una casa dello studente dove ospita studenti a basso reddito di origine rurale. Una delle prerogative del Centro è di lavorare per attenuare le distanze, coordinandosi con le famiglie dello studente per facilitare il loro rientro a casa, promuovendo così la coesione familiare.

Una particolare attenzione del Centro è rivolta al trattamento dell’immondizia e si sviluppa attraverso l’attività di raccolta e riciclaggio di rifiuti solidi urbani, nonché con attività di sensibilizzazione ambientale.

E’ stato molto bello incontrare Maria Eugenia, la sua famiglia e tutto lo staff del Centro. Ancora più emozionante è stato conoscere questa realtà grazie agli stessi interessi comuni dell’arte, ciò che ha reso possibile il nostro incontro in questa parte della Patagonia Argentina.

Ho avuto modo di condividere alcuni momenti musicali con i ragazzi ospiti della fondazione che attualmente stanno sviluppando laboratori d’espressione artistica. E’ stato molto gratificante vedere come attraverso la musica e i ritmi si è potuto stabilire un canale di comunicazione immediato.

Domenico Iacovelli
autore del testo e traduttore della testimonianza, originariamente in spagnolo, resa da

María Eugenia Bertossi,
Centro de Educación Integral “San Ignacio”, Fundación Cruzada Patagónica http://www.cruzadapatagonica.org – ARGENTINA

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Altritaliani ha poi chiesto a sua volta a Domenico Iacovelli di raccontarsi brevemente... Come è arrivato nella lontana Patagonia argentina? Qui di seguito, le sue parole, che rivelano un “altritaliano” particolare, una straordinaria figura di “dilettante” nel senso più bello, umano, nobile della parola.

«Il mio viaggio in Argentina, in Patagonia, è un’esperienza pensata e voluta per conoscere l’unico popolo originario in America Latina che è riuscito a resistere all’invasione spagnola tra il XVI e il XVIII secolo: i Mapuche, ( parola che deriva dalla fusione di due termini della lingua Mapudungun: Che, "Popolo"- Mapu, "della Terra"), "Gente de la Tierra”, una società millenaria che possiede una lingua, uno stile di vita e un’organizzazione propria.

In questo viaggio durato 30 giorni, ho percorso l’intero perimetro della Patagonia scoprendo storie, tradizioni e tracce di popoli antichi, ormai estinti, come i Selk’nam, conosciuti anche come Ona, e solo nella parte finale del viaggio ho avuto la fortuna di incontrare Maria Eugenia presso la FCP..

Grazie a questa conoscenza, ho potuto realizzare il desiderio ispiratore del viaggio: incontrare un artigiano del suono Mapuche. Questo breve incontro, mi ha permesso di entrare in diretto contatto con usi e costumi, legati all’uso tradizionale e rituale di alcuni strumenti musicali, tra cui Kultrum (tamburo sciamanico) e Truca Truca ( tromba tradizionale), che ho avuto la gioia di ricevere in dono dall’artigiano. Nei pochi giorni vissuti in Junin de Los Andes, grazie ad una guida della Fondazione, ho avuto anche la possibilità di visitare alcune riserve rurali Mapuche.

Più in generale, potrei dire che la mia è una passione “vecchia” quanto me: ho 46 anni e sin da piccolo ero affascinato dalle culture native, dai costumi e dai suoni di ogni angolo del mondo. Non sono argentino, sono italiano ma mi sento parte del mondo e questa mia passione si realizza con viaggi alla ricerca di quei popoli che leggevo e sognavo. L’ esperienza diretta e la curiosità innata sono le fonti delle mie conoscenze in ambito antropologico ed etnomusicale. Dal desiderio di conoscere e apprendere altre realtà strumentali e musicali originarie, ho intrapreso viaggi e sono stato accolto da diverse comunità tradizionali.

Alcune delle mie esperienze:

Ospite dei Lakota ho partecipato alla "danza del sole", apice spirituale delle comunità native del nord america, in cui l’uso del tamburo è fondamentale nell’accompagnare i danzatori nello stato di trance e offerta rituale di sé.

In Lapponia ho conosciuto i Sami, popolo che ha conservato forti tradizioni sciamaniche, in cui tamburi e sonagli, rivestono sempre funzioni indispensabili che, tra l’altro, ho potuto appronfondire, grazie all’esperienza diretta con Nadia Stepanova, sciamana buriata, spesso in Italia per diffondere la cultura del suo popolo.

Attraverso la conoscenza di esponenti aborigeni del nord Australia, ho perfezionato lo studio del Didgeridoo e altri strumenti tradizionali. Insieme a loro sto progettando un lungo viaggio di studio musicale nell’Arnhem Land.

Sono, ora, in procinto di partire per il Senegal, dove, ospite di una famiglia con tradizioni musicali antiche, mi dedicherò allo studio intesivo delle percussioni africane.

Il mio percorso di crescita come uomo, mi ha portato ad approfondire anche tematiche psicofisiche e spirituali (bioenergetica, yoga, meditazione Zen) e attualmente frequento la Scuola di Counseling Umanistico eistenziale C.R.E.A. di Milano.

L’applicazione delle mie conoscenze e delle mie esperienze, nasce per gioco. Un bel giorno, invitato ad una festa, ero a tavola e con due posate battevo un ritmo sul tavolo. Alcuni bambini trasportati dal ritmo, hanno iniziato a ballare e cantare. Presente al "miracolo" c’era una maestra d’asilo che sbalordita dall’evento, mi ha proposto di fare un esperimento nel suo asilo.
Sono arrivato lì con alcuni dei miei strumenti a percussione e alcuni fiati ed è stata una festa durata ben quattro ore.
Oggi questa esperienza la riporto in diversi asili e scuole di Milano. Ho ideato un progetto (S.E.M.E.), conduco laboratori d’intrattenimento musicale per adulti e bambini, ho da poco ideato con la mia compagna, il sito Hanta Yo
(www.hantayo.it).

In breve questa è la mia storia.


Portfolio

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