Altritaliani

I danni da alluvione e i fondi per la cultura

domenica 14 novembre 2010 di Armando Lostaglio

Hanno recentemente subito ingentissimi danni da alluvione sia il Veneto che la vicina Piana del Sele: centinaia di migliaia di persone alle prese con devastazioni ambientali e perdita o ridimensionamento delle proprie attività. Su tutto questo piove (sul bagnato) anche la recente esternazione di Luca Zaia, governatore della regione Veneto (è stato pure ministro), nell’auspicare l’aumento dei fondi per la sua regione così gravemente colpita.

Ma la questione non sarebbe anomala se quel signore non avesse tirato in ballo i finanziamenti previsti per “quei quattro sassi di Pompei”, così da lui stesso definiti a seguito del recente crollo della Domus dei Gladiatori. Non ci sarebbero commenti a simili attentati da parte di un esponente così autorevole, di una regione a tutti cara.

Ma la riflessione induce a considerare quanta scarsa considerazione persone simili hanno del territorio, concetto onnicomprensivo che evidentemente sfugge a chi deve farsi propaganda in ogni caso, tragedie comprese. Intanto quel signore ignora che il sito archeologico di Pompei è il secondo più visitato al mondo: introita in media 40 milioni di euro all’anno e altrettanti (se non di più) col suo indotto. Una vera azienda che andrebbe maggiormente tutelata per una maggiore e migliore fruizione. Lungi da alcun inutile comparazione fra nord e sud - visto che si ha la fortuna di vivere nel paese più ricco del mondo per beni culturali - quel signore dovrebbe tuttavia approfondire concetti basilari circa il rispetto dell’ ambiente.

E pure il Veneto ha subito di sicuro in questi decenni smembramenti e abusi come altre regioni, non solo del sud. Massicce invasioni di cemento per una industrializzazione forzata, asfalto e argini fluviali compromessi, aziende in crescita produttiva che prima della recente crisi inneggiavano al miracolo continuo, realizzato da gente sicuramente laboriosa.

Nondimeno al governatore veneto andrebbe suggerita la lettura di qualche brano de “Il declino del capitalismo” di Emanuele Severino (Rizzoli, 2007), laddove si sostiene che la salvaguardia del territorio può essere garantita solo dalla tecnica; “…se il capitalismo vuole salvare la fonte della sua ricchezza, non potrà più servire solo il profitto, ma due padroni: il profitto e la tecnica che, sola, può rallentare l’usura della terra, vero fondamento della ricchezza…Per cui arriverà il giorno in cui il capitalismo dovrà rendersi conto che, distruggendo la terra, distrugge se stesso…” Sarà un monito pur duro da digerire, da realizzarsi ancor più utopistico, ma farebbe sempre bene una lezione di scienze politiche ogni tanto, specie a chi presume, con questa politica, di avere le verità in tasca solo perché raccoglie consensi elettorali, mediante un populismo di facciata.
Lezione con una visita (conclusiva) proprio a Pompei, alla scoperta di un patrimonio ereditato che (anche lui) dovrebbe imparare a conoscere e a meritare.


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