Altritaliani
Quale sinistra al tramonto del "berlusconismo"? Apriamo, con il punto di vista dello storico Cafagna, un dibattito sul tema.

Un socialismo possibile

venerdì 5 novembre 2010 di Carlo Patrignani

I socialisti si preparino in Europa e in Italia perché un nuovo ciclo è alle porte dopo la ventata neo-liberista: il socialismo come progetto dell’uomo, per Luciano Cafagna, professore emerito di Storia Contemporanea all’Universita’ di Pisa, non è un’utopia ma un programma a lunga scadenza.

Faccio una premessa sui scenari possibili della sinistra italiana: ritengo un inganno la proposizione di Nichi Vendola come l’Uomo Nuovo della sinistra anche se cio’ non è condiviso da molti, compreso il gruppo di Altritaliani.
Apprezzato dall’establishment berlusconiano, prono alle alte gerarchie clericali, adulato dai media dell’intellighentia di sinistra, vicino al mondo imprenditoriale e finanziario, Vendola gira in lungo e in largo la Penisola, salta da una tv all’altra, sbandierando ai quattro venti di esser il nuovo leader di un prossimo centro-sinistra e con le sue narrazioni vuote di esser anche l’Uomo Nuovo del Socialismo del XXI° secolo. Ripercorrendo la strada seduttiva del suo grande amico Fausto Bertinotti che per superare il comunismo scelse (2004) la ’nonviolenza’ come prassi politica e poi (2007) l’obiettivo del Socialismo del XXI° mediante il recupero del filone che caratterizzo’ la sinistra italiana negli anni ’60-’70, vale a dire il ’socialismo di sinistra’ di Riccardo Lombardi. L’esito di quell’operazione non riuscita, o meglio abortita, sono state le disastrose elezioni del 13-14 aprile 2008 con la cancellazione della ’sinistra radicale’ dal Parlamento.

Luciano Cafagna, professore emerito di Storia Contemporanea all’Università di Pisa, ha fatto parte di quel filone che si voleva e si vuole ancora oggi recuperare. «Punto sul tandem Bersani-Bonino, le persone migliori che ci sono in giro», dice subito. E lo fa alla vigilia del summit organizzato a Roma (5 novembre) dalla ’Foundation for European Progressive Studies’ dall’accattivante tema “Next Left - Renewing Social Democracy”* cui partecipano politici (Massimo D’Alema, Presidente della Foundation for European Progressive Studies; l’olandese Sjoera Dikkers, membro del Parlamento Europeo; il tedesco Axel Schafer, membro del Bundestag) ed economisti di spicco (Salvatore Biasco,ordinario di Economia internazionale, Università di Roma "la Sapienza"; Claudio De Vincenti, ordinario di Economia, Università di Roma "la Sapienza" ; il tedesco Dierk Hirschel, Capo economista dei Verdi; l’inglese Sunder Katwala, Segretario generale, Fabian Society).

Al centro del confronto: la riforma del Welfare, le politiche per l’occupazione, ma in modo particolare le nuove idee e strategie per le sinistre in Europa.

Da dove cominciare allora, se non, appunto, dal ’socialismo come progetto dell’uomo’? E meglio ancora dalla proposizione di «una società ricca perché diversamente ricca» coniata negli anni ’60 da Lombardi che contamino’ ampi settori della sinistra politica e sindacale, soprattutto la Fiom di Bruno Trentin? «Quei problemi di allora posti da Lombardi e Giolitti e ripresi ed approfonditi da Trentin, da Foa e da altri non sono mai usciti, anzi sono ancora all’ordine del giorno - attacca Cafagna -.

Il socialismo come progetto dell’uomo ha riguardato generazioni intere: più che un’Utopia, per me è un programma a lunga scadenza o distanza». Indubbiamente quello fu ’il periodo d’oro’ per ricerca, analisi, elaborazione e proposizione di idee e strategie nella e per la sinistra.
«Si puo’ senz’altro dire che in Europa come in Italia, il grande discorso di inizio secolo sia ancora aperto: i problemi non si risolvono in pochi anni per cui appena si spacca, si frantuma la superficie, riemergono, tornano fuori - spiega Cafagna -. E cosi’ se nel corso del tempo abbiamo assistito certamente a fenomeni ed esiti elettorali eversivi per la tradizione socialdemocratica sia in capo economico che sociale, si puo’ assistere a fenomeni di segno opposto per cui i socialisti farebbero bene a prepararsi: voglio dire che dobbiamo aspettarci un ritorno alla tradizione socialista ovviamente rivisitata e rivista».

E Cafagna mette in fila quali, a suo giudizio, sono state le questioni su cui le sinistre sono scivolate e quali quelle da cui ripartire. Nelle prime mette «la crisi economica, politica e sociale e i fenomeni dell’immigrazione che - precisa - seppur ci sono sempre stati, hanno assunto pero’ una tale escalation da rendersi poco sopportabili».

Lo stesso Welfare, invenzione della socialdemocrazia, non ha retto all’impatto con la pesante crisi economica. «Allora come oggi bisogna, in ogni epoca, fare i conti con la finanza, i suoi flussi ed andamenti - aggiunge Cafagna - per cui certe riforme come il Welfare valide allora, nel corso del tempo possono non reggere, e non hanno retto.
Pensiamo alla Riforma Sanitaria in Italia: fatta negli anni ’60-’70: essa ha apportato indubbiamente dei grossi progressi ma oggi difetta rispetto agli aspetti organizzativi, cosi’ come il Welfare per la disoccupazione definito dai governi di centro-sinistra del passato, risulta oggi incompleto: il gap sta sempre, in ogni epoca, nei mezzi finanziari a disposizione. Detto questo pero’, quelle idee e proposizioni degli anni ’60 e ’70 sono ancora all’ordine del giorno».

A cominciare, appunto, dal socialismo inteso come sfondo progettuale. «Il Pd e’ nato su basi ambigue: invece di assumere tratti e connotati di partito laburista, è partito con contorni troppo sfumati, nel tentativo non riuscito, di far convivere in uno stesso partito la tradizione socialista e la democrazia cattolica - osserva lo storico -. Sarebbe stata più proficua una semplice alleanza politica fra partiti diversi». Pero’ la partita non è chiusa. «Bersani è bravissimo e certamente i problemi che gravano sul Pd non li ha creati lui", prosegue Cafagna che per quanto riguarda le future alleanze, conclude con un apprezzamento per la Bonino e la scelta dei Radicali di non rompere con il Pd: "mi piace moltissimo il tandem Bersani-Bonino, le persone migliori che ci sono in giro».

Insomma, per il catto-comunista Vendola la strada non è affatto in discesa. E forse per lui vale oggi quanto Lombardi disse - dopo il disastroso voto del 18 aprile 1948 - di Rodolfo Morandi, l’Uomo Nuovo del Socialismo Italiano. Per essersi detto contrario al Fronte Popolare ed aver cercato di portare il Psi fuori dalla dipendenza politica e culturale del Pci e dell’Urss, Lombardi subi’ una feroce e violenta invettiva da Morandi, che lo accuso’ di ’tradimento, di eresia, di insensibilità di classe, di snobismo intellettualistico e perfino di follia’. Questa la replica di Lombardi: «Nella sua veste inquisitoriale e teogale, in cui tanti di noi avevano creduto di ravvisare l’uomo nuovo del socialismo italiano,non ha fatto altro che deludere il parentado con una serie di false gravidanze simulatrici di una impossibile fecondità».

Carlo Patrignani

(Nell’articolo, foto di Vendola, Riccardo Lombardi e Bersani)

*Next Left Renewing Social Democracy
La Foundation for European Progressive Studies con la collaborazione di Italianieuropei, della Friedrich Ebert Stiftung, della Fondazione Gramsci e della Fondazione Socialismo organizza una conferenza per riflettere sul futuro e sulle prospettive della socialdemocrazia europea. Il convegno Next Left. Renewing Social Democracy si terrà a Roma il 5 novembre.
Ore 9,30-16,45 - Hotel Majestic – via Vittorio Veneto 50 - Roma


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