Altritaliani
Anche la Francia ha il suo Stefano Cucchi?

Zone d’ombra nelle carceri francesi. La morte sospetta di un italiano Daniele Franceschi.

mercoledì 20 ottobre 2010 di Francesco Raiola

La morte in circostanze poco chiare di un italiano Daniele Franceschi alla prigione di Grasse. La famiglia chiede giustizia.
Francia e Italia si contendono il poco gradevole primato delle peggiori carceri d’Europa. La realtà carceraria francese. Altritaliani ne parla con l’associazione BAN PUBLIC che si occupa di prigioni e detenuti.

Il 26 agosto Daniele Franceschi è stato dichiarato morto dalle autorità del carcere di Grasse, in Francia: arresto cardiaco. Eppure Daniele era giovane e stava bene, almeno fino all’ingresso in carcere quando, fin dall’inizio in alcune lettere indirizzate alla madre, aveva denunciato i maltrattamenti che subiva: “meglio esssere extracomunitario che italiano”, “Sto male, ma tanto” scriveva, fino al giorno prima della sua morte quando aveva avuto un forte dolore al petto, come testimonia anche il suo compagno di cella e che era stato liquidato velocemente. Il giorno dopo è stato trovato morto e a nulla sono serviti i tentativi di rianimarlo. Anzi, a detta di uno dei suoi vicini di cella, il tentativo è stato un fallimento anche a causa del panico che ha preso l’inserviente che usava il defibrillatore.

Il corpo di Franceschi è rientrato in Italia solo giovedì scorso, per di più senza organi, cosa che ha infastidito non poco la famiglia Franceschi e in particolare Cira Antignano, la madre del ragazzo viareggino, la quale, in tutte queste settimane, non è riuscita a vedere il corpo di suo figlio. Proprio a causa dell’ennesimo divieto, all’ospedale Pasteur di Nizza - dove l’infermiera si è rifiutato di mostrarle il figlio a causa delle condizioni del corpo – la sig.ra Antignano si era recata fuori al carcere di Grasse per protestare e lì è stata, non solo arrestata, e ammanettata con le mani dietro la schiena come una criminale qualunque, ma anche, denuncia lei stessa, apostrofata con un “Italiani di merda” da un gendarme mentre le dava un calcio al costato.

Intanto l’altroieri il procuratore di Grasse, Jean-Michel Cailliau, ha sottolineato come non ci sia alcuna anomalia: “E’ stato assolutamente escluso dall’autopsia che Daniele Franceschi abbia subito percosse in carcere (...), non c’è nulla di irregolare nell’inchiesta aperta dalle autorità francesi sulla morte di Daniele Franceschi” ha detto Cailliau al quale fa da contraltare la dichiarazione del portavoce del Ministero della Giustizia francese, Guillaume Didier che ha sottolineato che “Nessuna pista deve essere esclusa perché sia fatta luce sulla morte di Daniele”, ma soprattutto da parte del Ministro Frattini che stamattina, intervistato da radio ha dichiarato: “Davanti ai nostri occhi ci sono domande gravi che non hanno risposta (...). Chiederemo alla Francia spiegazioni, vogliamo tutta la verità” anche perché su questa storia ci sono troppe domande “senza risposta”.

La storia, l’ennesima, non getta, comunque, buona luce sulle condizioni in cui versano le carceri francesi, da più parti definite come le peggiori d’Europa.

A questo proposito abbiamo posto qualche domanda a Ban Public, un’associazione indipendente francese che ha come obiettivo quello “di favorire la comunicazione sulle problematiche dell’incarcerazione e della detenzione, nonché aiutare al reinserimento delle persone detenute”

Cos’è Ban Public e quali sono i suoi obiettivi ?

E’ un’associazione nata nel 1901, areligiosa, adogmatica e apolitica, che ha come obiettivo di favorire la comunicazione sulle problematiche dell’incarcerazione e della detenzione, nonché aiutare al reinserimento delle persone detenute.
Da parte sua, l’associazione si vede come un trait d’union tra il dentro, nascosto perché infame agli occhi del mondo, e il fuori, che non conosce o non accetta il proprio riflesso, il suo fallimento. Vogliamo aprire le porte e gli occhi, affinché il carcere diventi un affare di tutti. L’associazione è composta da vecchi(e) detenuti/e, giornalisti, universitari, artisti, associazioni, giuristi, cittadini...

L’obiettivo del sito internet è doppio:
1. Creare una piattaforma d’informazione e di riflessione accessibile e pedagogica; il sito ha per obiettivo lo scambio e la produzione d’informazione e, più in generale, la messa in relazione di coloro che lavorano nelle e sulle prigioni e per i/le detenuti/e.
2. Accrescere la visibilità del problema della detenzione e sensibilizzare il grande pubblico a queste questioni

Qual è la condizione reale delle carceri francesi ?

Una questione molto ampia poiché c’è da tenere in considerazione tante cose:
• Le condizioni generali della prigione
• Gli obblighi dell’amministrazione penitenziaria

Sono molto pochi i rapporti pubblici sulle prigioni resi disponibili dalle autorità francesi.

Solo nel momento in cui vi è un avvenimento di una particolare gravità o che ha un forte richiamo mediatico, i parlamentari costituiscono commissioni d’inchiesta, come successe nel 1999-2000 in seguito alle rivelazioni fatte dal capo dei modici della Prison de la Santé (Véronique VASSEUR) sulle condizioni dei detenuti.

Ad ogni modo, se anche qualche misura è presa, sono soprattutto di facciata. Non dimenticate che nella coscienza collettiva del libero cittadino, il detenuto ha ciò che si merita... e sono in pochi quelli che si preoccupano di questa società parallela che è la prigione, almeno fino a che la cosa non li tocchi

Riguardo le condizioni materiali di detenzione : le prigioni francesi non sono adatte alla popolazione carceraria dal momento che i posti non sono sufficienti. Stimiamo che il numero di posti disponibili in prigione sia di 55000 posti circa e che il numero dei prigionieri sia di 62000. Questa sovrappopolazione non è senza conseguenze su quello che dovrebbe essere il doppio obiettivo della pena: la sanzione da una parte e il reinserimento dall’altro. Essere 4 o più di 4 in una cella di 9m² genera tensione, mancanza di igiene e violenza.

Riguardo il lavoro in prigione: ne è disponibile molto poco (stimiamo che solo il 25% dei prigionieri lavorino)
Riguardo la sanità in prigione invece: il sostegno psicologico dei prigionieri è spesso fatto male e mancano i mezzi. Ciò è paradossale poiché il carcerato, dal momento in cui domanda una sistemazione di fine pena (semi libertà, domiciliari ndr), deve provare questo sostegno. Crediamo che circa il 50% della popolazione carceraria soffra di problemi psicologici.

Riguardo alle cattive condizioni di salute, tutto dipende dalla prigioni. Alcune sono nuove e non ancora degradate. Altre sono vecchie e contrarie alla dignità umana. Per farvi un esempio: lo Stato è stato condannato recentemente a causa delle condizioni che attentavano alla dignità umana all’interno della prigione Bonne Nouvelle di Rouen

In Italia abbiamo passato da qualche mese la capacità massima delle prigioni e la situazione è catastrofica, ma ho letto che in Francia la situazione non è migliore.

La Francia è senza dubbio peggiore… Spesso richiamata dal Consiglio d’Europa per le sue prigioni, dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, la sovrappopolazione carceraria raggiunge il 120% (persone incarcerate/posti disponibili)
Ma ciò è vero soprattutto nelle “maisons d’arrêts (le nostre case circondariali dove il detenuto, in attesa di giudizio o condanna a pene inferiori ai due anni, sconta la custodia cautelare)

La legislazione francese sulle prigioni ha fatto passi avanti col Governo Sarkozy ?

Sotto il Governo Sarkozy la legge detta « penitenziaria » è stata votata il 24 novembre 2009. Aveva come scopo di ridefinire la situazione, ovviamente armonizzando le condizioni di detenzione e gli obblighi dell’amministrazione penitenziaria. Presentata come LA legge che avrebbe risolto i problemi, essa non è stata, infatti, che una ripresa (per molti degli articoli) di ciò che esisteva già nel codice di procedura penale.
Al centro di questa legge si pone ovviamente la necessità di rispondere ai problemi legati al sovrappopolamento carcerario affermando che l’incarcerazione individuale doveva essere la regola.
Ma ciò era gia previsto dal Codice. A parte il fatto che per la legge questo problema è stato rinviato di 5 anni.

Il punto positivo è stato la riduzione delle pene del “Mitard” o quartier disciplinaire (il nostro “isolamento”): quando un detenuto contravviene alle disposizioni del regolamento interiore o della legge, è “giudicato” dal direttore della prigione. La pena massima era di 45 giorni di isolamento. È passata a 30 giorni
Non bisogna perdere di vista che questa legge risponde innanzitutto alla necessità della Francia di conformarsi alla legislazione europea, in seguito alle numerose condanne pronunciate dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Ho visto che sul vostro sito portate il conto dei suicidi e delle morti sospette. Qual è il trend? E qual è l’atteggiamento del Governo?

C’è una grande differenza tra le cifre comunicati dal Governo sui decessi in prigione e il nostro conteggio poiché ovviamente non sono tenuti in considerazione i decessi che sopravvengono in seguito al tentativo di suicidio al di fuori della prigione : se un prigioniero muore a causa delle proprie ferite in ospedale, non sarà contato dal Governo come se fosse un decesso in prigione.
Il trend, d’altra parte, è in aumento e l’atteggiamento del Governo non è quello di prevenire i suicidi, ma piuttosto di impedirli. È stata realizzata, infatti, l’idea di un kit anti suicidio: nel momento in cui un prigioniero presenti rischi di suicidio, gli vengono date lenzuola e pigiami di carta. Così non potrà impiccarsi.
Noi denunciamo questa soluzione che è un attentato alla dignità umana e che non risolve in alcun modo il problema suicidi.

Da un mese e mezzo un ragazzo italiano è morto nel carcere di Grasse (Costa Azzurra). Sua madre ha accusato le guardie di intimidazioni e vessazioni, anche a causa di alcune lettere inviatele dal figlio, che lo avrebbero poi portato alla morte. Cosa ne pensate ?

Che sia senza dubbio possibile

E’ normale che la madre di Franceschi abbia saputo della morte del figlio tre giorni dopo il decesso e che, una volta arrivata in Francia, non l’abbia potuto vedere ?

No. Avrebbe dovuto essere avvisata subito e avrebbe dovuto poter vedere il corpo all’obitorio almeno. Avrebbe dovuto essere ricevuta dalle autorità e aiutata sia sul piano giuridico che su quello psicologico, ma anche materiale, cioè messa nelle condizioni di massimo confort al fine di rassicurarla e intraprendere tutte le pratiche necessarie, accompagnata da quelle stesse autorità, in modo da ottenere tutte le informazioni sul decesso di suo figlio.

Avete contato anche lui ?

Certamente

E la stampa ? Comme si pone di fronte alla questione carceri?

Sembra che la stampa di fronte a queste questioni non si interroghi sui suicidi o le morti sospette in quanto tali, ma molto più sulle reazioni del governo italiano o quello francese.

Francesco Raiola


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