Altritaliani
Il ballo del potere

I finiani, il futuro e la libertà

martedì 14 settembre 2010 di Emidio Diodato

Da questo mese iniziamo una nuova rubrica editoriale che si chiama: "Il ballo del potere". Sarà curata dal politologo Emidio Diodato dell’Università di Perugia.

Se si osserva cosa accade oggi in Italia, mediante l’arena politico-comunicativa, si comprende bene che il paese sta attraversando una fase inedita della sua storia repubblicana : un governo di centro-destra, un’opposizione di centro-destra… e un centro-sinistra sbriciolato.

È vero che il centro-sinistra ha vinto le ultime elezioni regionali per 7 a 6 ed è presente con numerose forze in parlamento. Tuttavia, l’arena politico-comunicativa è un’altra cosa rispetto alla politica dei politici di professione ed è un affare infinitamente più importante per comprendere il futuro e la libertà di un popolo, soprattutto di quello italiano. Quindi: centro-destra al governo, centro-destra all’opposizione; e centro-sinistra in sbriciolamento.

Prima di approfondire questo tema (o problema) occorre chiarire un punto. Di per sé questa fase potrebbe rappresentare un bene o un male per tutti gli italiani (da destra a sinistra). Sarebbe un male, infatti, se il governo e l’opposizione di centro-destra fossero in contrasto per l’acquisizione di poltrone, ovverosia di privilegi garantiti dalla conquista del potere (chi di loro è senza peccato, o senza una casa dalla dubbia provenienza?).

Sarebbe un bene, invece, se il confronto tra i contendenti si fosse acceso sul significato e sull’identità del centro-destra italiano: questo significato e questa identità, infatti, sono temi importantissimi in un paese che, non dimentichiamolo mai, ha inventato il fascismo.

In seconda battuta, occorre tener conto che il centro-destra è diventato il nuovo baricentro della scena politica nazionale. Negli ultimi vent’anni di transizione verso la seconda repubblica, c’è stata indubbiamente un’alternanza al governo, inesistente come tale nella prima repubblica; ma come negare che c’è stato anche uno spostamento a destra dell’asse politico? Tuttavia, o ciò nonostante, il centro-destra è rimasto molto sfuggente e, per molti versi, evanescente rispetto al suo futuro.

Il protagonismo mediatico e il populismo del suo leader non hanno consentito un approfondimento dello spostamento a destra del paese, quindi dell’identità delle nuove forze in campo (anche se c’è stato, è vero, un dibattito politico e politologico sul post-fascismo). A ciò si aggiunga che in Italia è emersa, con prepotenza, una forza politica di centro-destra di tipo regionale: la Lega nord.

Questo evento non è di poco conto, soprattutto se si considera che l’esaltazione dell’unità nazionale o la “nemesi tra il potere e la nazione” – per dirla con Marco Tarchi – è stata propria della retorica del fascismo (la retorica anti-fascista della Lega avrebbe dovuto far riflettere un po’ di più gli astanti del dibattito sul post-fascismo).

Ma qui ci interessa un’altra cosa, e cioè l’attuale opposizione di centro-destra al governo di centro-destra, un contrasto che caratterizza la nuova stagione repubblicana: quale contenuto e quale significato politico possiamo attribuirgli?

Per auto-definirsi l’opposizione di centro-destra (al governo di centro-destra) ha scelto due termini molto forti e ambiziosi: Futuro e Libertà. C’è un serbatoio di ferrati intellettuali impegnati in un dibattito sul significato politico dei due termini. Tuttavia, come si sa, l’arena politico-comunicativa procede per semplificazioni e tende a personalizzare la scena del dibattito. Ecco allora che la questione è diventata, più semplicemente, cosa dobbiamo intendere con il termine “finiano”. E, altrettanto chiaramente, la risposta è diventata più o meno la seguente: “finiano” è un anti-berlusconiano di centro-destra, ovverosia un uomo o una donna che, in nome della libertà, non vuole più accettare di sostenere, per il futuro del paese, un governo ad personam – ovviamente nella convinzione, strategica, che oramai il baricentro repubblicano si è spostato a destra. Se questa risposta è valida, e lo è, allora occorre chiedersi: da questa convinzione può nascere un nuovo significato per il futuro della liberta dell’Italia entro una nuova identità politica di centro-destra?

La domanda non è superflua. In vent’anni, il livore anti-berlusconiano ha sbriciolato il centro-sinistra e la sua identità politica. È rimasto un sol uomo (furbetto e “di destra”, come si sarebbe detto un tempo) ad alzare la voce tra quel che resta della tradizione del centro-sinistra italiano: Antonio Di Pietro (e si noti, tra parentesi, che è stato l’unico che ha chiesto le elezioni quando l’opposizione di centro-destra è uscita allo scoperto; e si noti altresì che, nella stessa occasione, il balbettio del Partito democratico non ha di certo onorato il nome che il maggior partito di centro-sinistra si è dato, perché in una democrazia moderna l’opposizione deve opporsi e quindi proporsi, non invocare la stabilità in nome del bene comune… ma tant’è… torniamo ai finiani…). A differenza di quanto è accaduto nel centro-sinistra, può accadere che nel centro-destra da una posizione anti-berlusconiana nasca qualcosa di nuovo?

Sarà la storia, come è ovvio, a rispondere. Ma le perplessità sul futuro del centro-destra (e anche sul futuro della libertà in Italia) restano. L’unica cosa certa è che i finiani dovrebbero fare qualcosa in più per convincere gli italiani che l’opposizione di centro-destra (al governo di centro-destra) sia un bene e non un male.

Dovrebbero farlo, ad esempio, spiegando cosa intendono con il termine Nazione, sia rispetto alla libertà e al futuro del popolo italiano, sia con riferimento al federalismo e allo spazio politico europeo. Perché solo su questi temi si misura la concretezza della loro idea di politica (al dì là di chi può scagliare la prima pietra, o mantenere una casa di dubbia provenienza). Per spiegarmi, e anche per concludere, formulo una semplice domanda: l’introduzione del principio federale nell’ordinamento costituzionale italiano è conciliabile con l’affermazione che lo standard di spesa di ogni governo locale dovrebbe essere deciso a livello nazionale, pur se concordato con gli altri governi europei, ma senza lasciarlo oscillare secondo quanto imporrebbero le forze operanti nel mercato globalizzato dei servizi? Il vantaggio dei finiani è che nel centro-sinistra nessuno saprebbe rispondere a questa domanda, oppure risponderebbe… che certo che no, ma anche che sì.

(nella foto Gianfranco Fini leader di Futuro e Libertà)

Emidio Diodato


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