Altritaliani
A propos de “Le vent noir ne voit pas où il va”, de Jean-Noël Schifano

Il vento nero delle menzogne italiane

lunedì 12 luglio 2010 di Donatella Gallone

La forza delle menzogne abbraccia la lunga notte dell’Unità d’Italia dove la luce dei fatti è una fiamma debole e occulta. Eppure, nonostante muova passi così deboli e incerti, riesce a farsi scorgere da chi ha sguardo lucido e chiaro, capace di stendere una cronaca italiana a tinte forti, dietro le quinte dell’apparenza. Prendendo spunto da una traccia di scrittura, la lettera di un “toscano maledetto”.

A riempire pagine che rischiarano ombre sinistre delle realtà italiana è Jean-Noël Schifano che alla fine del suo nuovo libro “Le vent noir ne voit pas où il va” (Il vento nero non vede dova va, appena uscito in Francia con il marchio editoriale Fayard), nella dedica che offre ai suoi lettori alla fine del volume, tiene a definirsi Civis Neapolitanus(cittadino napoletano). Curzio Malaparte, l’italiano fuori dei ranghi, gli dà l’occasione di scriverlo.

LA LETTERA RITROVATA
L’inizio scatta con andatura da romanzo. Una missiva che il più grande dei corrispondenti di guerra del nostro paese (anche se le malelingue contemporanee considerano i suoi resoconti letteratura nata dietro la piazzetta di Capri) invia all’amico Schifano, scrittore (assolutamente e politicamente) scorretto, suo contemporaneo, il 14 febbraio 1948. A riceverla, 61 anni dopo, è il figlio giornalista, con le scuse del Sottosegretario di Stato alle Comunicazioni e la preghiera che non si faccia pubblicità su questo imperdonabile ritardo dovuto a un disguido. La lettera si è persa tra gli scaffali, caduta, dimenticata e, alla fine, ritrovata.

RISPOSTA 61 ANNI DOPO
«Mio caro Schifano, scrivimi… dammi la possibilità di tornare a Parigi…». Malaparte lancia il suo messaggio da un mondo dove la bugia ha già innalzato solidi (e sordidi) pilastri. E la risposta arriva, molto dopo la sua morte, da un’Europa pericolosamente globalizzata, luccicante di falsità, gravida di traballanti sicurezze, all’inizio del terzo millennio. La lente d’ingrandimento non cade sulla Francia. Si posa, invece, sull’Italia, dilatando fragili architetture di verità imposte. Partendo da Napoli, la città dove l’autore di origine svizzera immaginò “La pelle”( stampato nel 1949), crudo affresco d’umanità, sotto un cielo adombrato dal peso della sconfitta mondiale e dall’umiliazione della colonizzazione americana. Il clima è lo stesso, umiliante e brutale, che incombe sui vinti di ieri e oggi, con uniche, eterne, inossidabili vincitrici: l’impostura, la falsità, l’ipocrisia.

«Caro Malaparte, nei tuoi racconti non una parola sul padrino Lucky Luciano, su quel Salvatore Lucania, artefice sovrano dello sbarco yankee nella Penisola…». Nemmeno una citazione su mafia e camorra…La replica di “Schifano figlio” procede con immagini incalzanti e concatenate, in una narrazione che scopre le ferite dell’unificazione estorta, mai veramente compiuta.

Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele II di Savoia, Bixio, Dumas... Lunga, la lista dei colpevoli di un golpe che ha mortificato la capitale dell’ex Regno delle due Sicilie, Napoli, imbrigliata nel ruolo di caprio espiatorio da una patria esangue e, quindi, vampira.

TRICOLORE DI SANGUE
Non è la prima volta che Jean-Noël Schifano parla di uno stato assassino, inguainato nella bandiera tricolore, con Roma (ingiustamente) capitale a discapito della capitale (vera), Napoli, trimillenaria e unica al mondo. Già nel suo “Dictionnaire amoureux de Naples”(“Dizionario appassionato di Napoli” pubblicato da Plon nell’aprile 2007), elenca i misfatti compiuti in nome di una fusione (solamente) millantata, svelando i primati partenopei, schiacciati dal governo centrale a sua volta controllato dal potere Vaticano. “Le vent noir ne voit pas où il va” gli consente di andare oltre. E di ribadire, attraversando episodi inquietanti del presente, come il federalismo presenterebbe al sud d’Italia un’occasione importante per riscattarsi e riappropriarsi della propria identità.

PINOCCHIO IMMORTALE
Passata di mano in mano, dal 1860 in poi, data nefasta dell’omicidio nazionale, la maschera di Pinocchio adesso è finita sul volto del premier Escort-Cavalier Caesar di Cascabello, “valletto cattolico” e donnaiolo, in una realtà peggiore di quella fascista “dove l’olio di ricino cola a fiotti in tutte le strade d’Italia…”. Dove un Escort- scrittore Pirimpipi-Pirimpipone è stato incoronato simulacro intoccabile (con il robusto aiuto dei media e dell’editoria internazionali). Una specie di Atlante che porta su di sé il peso del globo terrestre per aver firmato il bestseller “Who’s Who’s Campania” con il viatico delle edizioni Mondobenito, “tentacolo editoriale” dell’ Escort- Cavalier.

LA PELLE DEI DANNATI
Pirimpipi- Pirimpipone, arcangelo del bene contro il male della criminalità organizzata (sotto il Vesuvio). Tutto può succedere nel paese del bluff, sulla pelle di immigrati, clandestini, dannati. Popolo errante, in cerca di sopravvivenza, sfruttato da una schiera di spietati “caporali" di una “Little Africa” che si barcamena tra Capua e Castelvolturno, dove la ferocia razzista diventa strage, prodotta da “una colica metallica di kalashnikov” il 18 settembre 2008.

Così è l’Italia menzognera e bugiarda, che ha trasformato Napoli in pattumiera nazionale per coprire le proprie macchie. Tuttavia, Schifano non risparmia il resto del mondo che espande un’aria da asfissia, con numero zero vestito da valore.

Donatella Gallone


Le vent noir ne voit pas où il va
Chronique italienne
De Jean Noël Schifano, Fayard - 2010
189 p., 17€

Questa recensione è anche stata pubblicata sul portale il Mondo di Suk, un nostro partner di Napoli


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