Altritaliani
Da Barcellona a Genova, 25-27 giugno 2010

Cronaca di uno Sbarco - Diario di bordo della Nave dei Diritti

Di "Lo Sbarco Parigi". Vedi il diaporama delle foto nel Portfolio.
lunedì 5 luglio 2010

Sono mesi che ci lavoriamo: una nuova spedizione dei Mille per denunciare le derive dell’Italia. Una barca, anzi una “grande nave veloce” che, a dispetto del nome, arriva lentamente attraversando il Mediterraneo, con il suo carico di migranti regolari provenienti da Tangeri, qualche passeggero che preferisce i traghetti a treni e aerei, e, per una volta, un gruppo di italiani all’estero preoccupati per le sorti dell’Italia. Tutto è cominciato circa un anno fa a Barcellona: l’idea-embrione è di Andrea De Lotto, maestro elementare quarantacinquenne e cittadino del mondo, che, come racconterà a bordo, ha avuto l’illuminazione contemplando un vulcano. All’inizio i suoi amici lo prendono per matto - e un granellino di lucida follia in tutto questo c’è, va riconosciuto - poi la cosa comincia a sembrare più verosimile, infine possibile. Ci si imbarcherà: su una nave che arriva da Tangeri, approda a Barcellona, per ripartire per Genova, dove sbarcheremo, con un simbolico riferimento ai Mille che da Genova, più esattamente da Quarto, partirono.

Gli italiani di Barcellona cominciano a parlarne all’esterno, coinvolgono qualche catalano e poi italiani che abitano altrove: così sono nati i gruppi di Bruxelles o di Parigi. Viene preparato il sito, www.losbarco.org, che si riempie via via di videoadesioni illustri, dallo stracitato Dario Fo a padre Zanotelli. Viene pure stilato un “manifesto”, c’è una cartella stampa, si organizzano iniziative per raccogliere fondi: ciascuno a suo modo contribuisce in parte a questa strana avventura che ancora non sappiamo dove ci porterà. Il contenitore è pronto, i contenuti vanno arricchiti. I barcellonesi hanno individuato cinque Diritti essenziali, cinque “classici” come dice Andrea, “ottocenteschi”, addirittura: diritto al lavoro, alla casa, alla salute, all’istruzione e alla cittadinanza. I genovesi li trasformeranno in Diritto alla Pace, Diritto al Sapere e alla Bellezza, Diritto alla cura dell’Ambiente e al Futuro, Diritto alla dignità del Lavoro, Diritto alla Differenza. A ciascuno di questi Diritti, a Genova, il 27 giugno, verrà consacrata una piazza diversa, con dibattiti, concerti e altro.

Il momento di imbarcarsi intanto si è avvicinato. I “nuovi Mille”, che, a dire il vero, sono circa la metà, arrivano a Barcellona alla spicciolata: c’è chi fa da sé e chi si inserisce negli ingranaggi della macchina organizzativa, viene ospitato in casa, partecipa alle ultime iniziative, feste comprese, prima di partire.

Il primo appuntamento per tutti, secondo il programma è il

Venerdì 25 giugno 2010
19.30-20
Primo incontro tra tutti gli sbarchini. Alle 19.30 all’orizzonte non si vede nessuno. Naturale: abbiamo ritmi mediterranei. Tra le 21 e le 22 gli sbarchini sono visibili anche da lontano: cantano, discutono, bivaccano, c’è aria di festa. Mi sento a casa ad abbracciare i “nostri”: Lorenzo, Lea, Maura, Daniela, Francesca, Veronica e poi Viola, splendida, che li ha ospitati a Barcellona, con il suo fidanzato francese, Fernand, e altri nuovi compagni di strada di cui ho già scordato i nomi, ma non i volti né i sorrisi.
22.30
I nostri fanno apparire due bottiglie di champagne spagnolo e si brinda allo Sbarco seduti sulle sedie incatenate e sui tavoli di un bar già chiuso. Maura inanella brindisi in rima: è una perla. Così siamo gli ultimi a raggiungere la fila per imbarcarsi. Non che cambi molto: la differenza tra chi sta all’aperto e ha già il biglietto, chi indugia peggio di noi e la bolgia di chi si presume stia in fila non è poi così evidente. A metà di quella fila-non fila, Andrea De Lotto, capo di noi tutti, intrattiene i bambini sbarchini raccontando loro una storia.
Qualcuno dice: “ma siamo tutti qui?”, qualcun altro ribatte: “ma no, non siamo 500”. Difficile dire quanti saremo, non sembriamo tanti qui e ora e siamo certi di non essere mille, ma facciamo casino come se lo fossimo: “n’empêche que les Ritals savent faire la fête”, sosteneva già, parlando di un’altra epoca, François Cavanna.

Sabato 26 giugno 2010 (il giorno più lungo)
00.37
Il biglietto è in tasca e la ressa è qui: siamo italiani mica per niente. Intanto si stringono amicizie: tre signori, due donne e un uomo, che sono arrivati da Genova qualche giorno fa, apposta per risbarcare con noi; il gruppo, onnipresente, dei cinque rappresentanti del Popolo viola di Londra, con le loro magliette.
00.43
Eppur si muove.
00.54
Siamo sotto la nave, pronti a salire. Andrea, al megafono, intona “Bella ciao”. Subito dopo una signora di una certa età si impadronisce del megafono e lancia “Fischia il vento”.


01.25
È appena salito a bordo l’ultimo passeggero. Tanti sul ponte a godersi la partenza.
01.43
Si salpa. Ci si muove, ma l’andamento è, per l’appunto, lento. Il molo si allontana, mentre i maghrebini continuano a ballare e uno sbarchino solitario legge sotto un lampione sul ponte. Intanto c’è chi ancora vaga alla ricerca della cabina, chi si è già coricato, chi, dopo un ultimo sguardo a Barcellona e alle sue luci sempre più distanti, va a raggiungere il proprio letto e chi balla sul ponte fino alle 5 di mattina.
10.00
Doveva essere l’ora X, quella d’inizio di tutte le attività comuni: dibattiti, spettacoli, proiezioni e giochi. Invece l’altoparlante con le sue comunicazioni di servizio sorprende i più ancora addormentati. Che strano, siamo in ritardo. I più energici tra gli organizzatori sbarchini cominciano gli annunci un quarto d’ora dopo e invitano a raggiungere le sale, che, piano piano, si riempiono. I due dibattiti previsti per la mattinata, quello sull’acqua con Claudio Jampaglia, e quello sull’immigrazione con Andrea Picone, sono a cura dello Sbarco Parigi. Ergo non possiamo mancare. Seppure in ritardo, Jampaglia comincia: ottimo. La sala è piena, lui brillante, si prendono appunti, scattano flash e, dopo che ci ha raccontato un po’ come e da chi è gestita oggi l’acqua in Italia, le domande e gli interventi dal pubblico sono tantissimi. La partecipazione è tale che si decide di spostare la discussione con Andrea alle
14.30
A bordo di questa nave il tempo sembra denso: le attività previste sono tantissime e, per giunta, si discute mentre si mangia, in fila al bar mentre si aspetta di fare lo scontrino per il caffè, mentre si gioca sul ponte. E sembra che Jampaglia abbia appena concluso che già è il momento di correre ad ascoltare Picone. L’esperienza della mattina si replica: la partecipazione è massiccia, tutti hanno voglia di ascoltare come di parlare. È il vero successo della Nave dei Diritti: ha creato contatti tra persone che si occupano di cose affini in punti svariati d’Italia e d’Europa e, ne siamo tutti certi, qualche frutto qua e là nascerà. A mezzogiorno abbondantemente passato abbiamo trascorso qualche istante sul ponte per una breve commemorazione dei caduti in mare: i bambini gettano fiori e il comandante suona la sirena. È stato lui a proporlo ed è un chiaro indice dell’atmosfera che si è creata a bordo: siamo tutti un po’ imbarcati sulla Nave dei Diritti, non soltanto noi sbarchini, ma pure gli altri passeggeri e l’equipaggio.


17.00
È l’ora prevista per l’assemblea, ma sul ponte c’è ancora uno spettacolo che deve terminare, ergo tutto è spostato alle
17.30
Comincia una signora che ci regala un ricordo di José Saramago in castigliano, poi è il momento del ringraziamento-show: Andrea (De Lotto) ringrazia tutti, uno per uno, per nome. E basta. Per esempio Piero e Lucia, del Ludobus, di Firenze, che hanno portato giochi straordinari e dall’allure d’antan per intrattenere i bambini (Piero interverrà poi parlandoci della sua “ingegneria del sollazzo” e dichiarando “finora credevo che i nostri giochi potessero costruire legami tra generazioni, da oggi so che possono creare legami tra i popoli”).

Gli interventi si susseguono e, a un certo punto, si leva un ragazzo a parlare di Rom: accidenti, è Alberto, lo conosco da una vita e lo vedo solo ora. È imbarcato con la famiglia, comprese le due bimbe. Sono nove anni che non lo vedo, la prima delle sue figlie era ancora nel ventre della mamma, ed è inevitabile che il nostro sia un abbraccio gioioso.
19.00
Gong. Bisogna liberare le cabine


20.19
L’altoparlante annuncia che i passeggeri della Nave dei Diritti possono sbarcare e parte un urlo.

Siamo a Genova. Siamo “armati” di striscioni, cartelli-barchetta e comete (palle di stoffa con lunghe code da far roteare) e imbavagliati, per protestare contro il decreto sulle intercettazioni.
Ci incanalano con un insieme di transenne e impieghiamo circa 40 minuti a raggiungere i genovesi che sono sul molo ad accoglierci con altri striscioni, palloncini e tamburi: “Basta stare zitti, arriva la nave dei diritti”. E ancora: “Ci siete mancati”. In prima fila Marta Vincenzi, il sindaco di Genova, ma sono i volti sconosciuti i più commoventi: ci stringono la mano, ci ringraziano, applaudono, ridono.
Il corteo parte, tra bandiere della Fiom, palloncini e magliette arancio del comitato “La Rai siamo noi”, in difesa del servizio pubblico televisivo, una bandiera viola da Savona, seguendo i tamburi lungo via Milano. Deve essere il primo corteo al mondo con trolley al seguito: siamo un po’ stanchi, ma ridiamo, seguiamo la cadenza, balliamo pure un po’. Fino al Porto Antico, dove ci aspetta il concerto. Stasera è festa. Una bella festa.

Domenica 27 giugno 2010
10.00
Sempre teoricamente le attività delle cinque piazze genovesi dovrebbero cominciare alle dieci. Sebbene sparpagliati in svariati punti della città, già sappiamo che vuol dire 10.30 già concettualmente. E poi chissà. La meta privilegiata degli sbarchini parigini è la piazza del Diritto alla Differenza, in piazza della Commenda di Pré, perché abbiamo organizzato parte dei dibattiti che vi si terranno. Camminando per raggiungerla sostiamo allo splendido Palazzo Rosso, in via Garibaldi, che ospita la piazza del Diritto alla Dignità del Lavoro. Al suolo c’è un grande gioco dell’oca con una data in ogni casella. Si parte dal 1945, quando le partigiane e i partigiani hanno liberato il paese dal fascismo, e si arriva a oggi, alla meta finale Italia, snocciolando, anno dopo anno, conquiste ed eventi significativi.


Arriviamo verso la Differenza mentre ancora stanno preparando il palco. Ci sono già Haidi e Giuliano Giuliani, che era anche venuto ad accoglierci al porto ieri sera, mamma e papà di Carlo, il ragazzo ucciso in piazza Alimonda nove anni fa. È sempre andamento lento. A mattina molto inoltrata un accenno di concerto, un altro di spettacolo comico, ma i giochi cominciano dopo le
14.00
“La confusione è grande sotto il cielo”: la “nostra” piazza della Differenza funziona così così, per non dir peggio. Per giunta è lontana dalle altre piazze, che, al contrario, sono abbastanza raggruppate. Si corre ai ripari per fare in modo che chi interviene possa, almeno, essere ascoltato.
Da Parigi abbiamo invitato Annick, che lavora per Resf, Rete educazione senza frontiere: alla base di questa associazione c’è una forte mobilitazione emotiva (“mi attivo perché vogliono espellere i compagni di classe di mio figlio”), ma sono in grado di canalizzare quest’indignazione e quest’energia e di portare avanti un’azione politica efficace (dai presidi alle proposte di legge). Vedere Annick dialogare con Rete Scuola senza Permesso e con i genitori di Rubattino, comunque, ha in parte premiato la fatica.
15.00
Siamo dentro il museo della Commenda, la discussione va avanti, l’assenza dei microfoni fa sì che più che un palco da cui parlano due relatori si crei un cerchio in cui tutti intervengono, si scambiano impressioni, alternano il francese e l’italiano. A un certo punto qualcuno ci chiama: uscite fuori, stanno arrestando un ragazzo sans papiers! La sala si riversa fuori, si stringe intorno ai ragazzi che i poliziotti stanno perquisendo. C’è stata una rissa, qualcuno ha chiamato le forze dell’ordine, scattano i controlli e un ragazzo viene trascinato verso il cellulare. Sono momenti di tensione: all’improvviso la piazza della Commenda e i caruggi mostrano il loro volto più difficile, più violento. È come se toccassimo con mano quel reale di diversità ed esclusioni di cui si parla da questa mattina. Chiediamo che nessuno venga portato via e i poliziotti ci ascoltano: ascoltano le voci di Giuliano Giuliani, degli altri ragazzi, di tutti noi. Se ne vanno. La festa continua.
16.00
Ora siamo tutti in piazza, genovesi-migranti-sbarchini, si balla al suono di un’orchestra di musiche maghrebine. Gabriele Del Grande, che è arrivato da poco, sale sul palco e ci racconta dei respingimenti in mare, delle storie di migranti che partono dai porti del Maghreb e un’emozione comune nasce in chi ascolta nella piazza della Commenda (“ah è la mia città”, “guarda che non si pronuncia così”). All’intervento di Gabriele segue quello di Enzo Barnabà, sul massacro avvenuto ad Aigues-Mortes (Francia meridionale) nel 1893, che costò la vita a una decina di operai italiani emigrati e durante il quale vennero ferite un altro centinaio di persone: tutti vittime innocenti della violenza xenofoba.


17.00
È tempo di andare. Zaini in spalla lasciamo la piazza della Commenda per raggiungere gli altri sbarchini. L’appuntamento è in piazza Matteotti- piazza della Pace per un saluto finale. Ci sono i genitori e i parenti delle vittime della strage di Viareggio di un anno fa: parla una mamma che ha perso la figlia ventunenne. Le sue parole risuonano nella piazza, forti, senza lacrime, sconvolgenti. Interviene ancora Andrea De Lotto, poi Rita da Genova, poi tanti altri.
18.30
È tempo di saluti. Un pullman aspetta gli sbarchini barcellonesi per riportarli “in patria”. Andrea ancora non molla il microfono. Carlo dice che appena arriverà aggiornerà il sito. Chiara festeggia i suoi 14 anni. Cecilia da Bruxelles continua il viaggio e si imbarca un’altra volta per Barcellona... ce n’est qu’un début.

"LO SBARCO PARIGI"

N.B. Non avendo potuto chiedere a tutti l’autorizzazione di pubblicare queste foto, se qualcuno desidera che una sua foto sia tolta dal sito, basta contattare la redazione di Altritaliani (redazione(at)altritaliani.net).


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