Altritaliani
Editoriale

Se la frutta mafiosa fa il giro d’Italia…

venerdì 21 maggio 2010 di Eleonora Puntillo

Fragoline e fragoloni cresciuti nelle serre della siciliana Vittoria (provincia di Ragusa) vanno prima a Fondi nel Lazio dove c’è il più grande mercato ortofrutticolo all’ingrosso del centro-sud italiano, quindi proseguono per Milano, centrale della grande distribuzione, e da Milano tornano al sud nei supermercati. Le pesche spagnole o marocchine sbarcano invece a Salerno, proseguono per Fondi, raggiungono anch’esse la capitale della Padania e tornano in Campania mediante i soliti supermercati.

Il monopolio del trasporto, ad arte così lungo tortuoso e complicato, era in mano alla camorra dei famosi “casalesi”, ossia della famiglia Schiavone padrona della tristemente nota cittadina di Casal di Principe in provincia di Caserta. Una sola ditta era addetta a questi tour, “la Paganese”, che aveva sbaragliato tutta la concorrenza nel modo più semplice, quello raccontato da un titolare ignaro d’essere intercettato: “se c’è un problema con qualcuno, andiamo a sparare… uno che non ne voleva sapere venne qui con i bambini in braccio si mise in ginocchio dicendo che aveva sbagliato e invocando che non lo sparassimo”.

Alleanza fra camorra campana, ndrangheta calabrese e mafia siciliana, incassi da capogiro, il tutto venuto alla luce dopo due anni di indagini conclusi con 68 arresti e sequestro di beni per 90 milioni di euro, ordinati dai magistrati napoletani ed eseguiti in Sicilia Campania e altre regioni.

Sono coloro (ma non tutti) che impongono sulle tavole italiane il pesce dell’inquinatissimo fiume Mekong (Vietnam), dell’altrettanto sporco Lago Vittoria nel cuore dell’Africa, il polpi dalla Mauritania, i crostacei dalla Thailandia e dall’India. Più lungo è il viaggio, più aumenta il costo di una merce che all’origine è stata pagata pochi centesimi, e la cui importazione da lontani lidi ha spazzato via le produzioni locali escludendole dalla grande distribuzione, mentre la “Paganese” con i suoi frigo- camion poteva fare il giro d’Italia moltiplicatore di costi (anche del 500%).

Fondamentali le intercettazioni, che fra poco, quando sarà approvata la legge voluta dal governo Berlusconi, non potranno più farsi sulla base di denunce o sospetti, ma solo in presenza di “gravi indizi di reato”, indizi che per i 68 accusati del colossale business, prima delle intercettazioni, proprio non c’erano.

Accertato anche il totale predominio camorristico nel mercato di Fondi. Il prefetto di Latina ha più volte chiesto al governo Berlusconi di sciogliere il locale consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Risposta negativa.

In piena zona dei casalesi, a San Cipriano d’Aversa, Peppe Pagano ha aperto il ristorante NCO che non è la vecchia sigla della famosa “ nuova camorra organizzata” di Raffaele Cutolo sepolto da una decina di ergastoli, ma vuole dire Nuova Cucina Organizzata: in tavola soltanto prodotti delle cooperative che coltivano le terre confiscate a mafia e camorra.

Eleonora Puntillo


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