Altritaliani
Per ricordare il santo delle periferie di Napoli

Santuari. L’avventura umana di Don Gaetano Errico, di Raffaele Bussi

Edizioni Ilmondodisuk. Recensione di Pasquale Maffeo
lunedì 10 maggio 2010

Ecco un romanzo incentrato sulla vita esemplare di don Gaetano Errico, uomo di Dio (1791-1860) canonizzato dal vivente pontefice il 12 ottobre 2008. Si intitola Santuari (pp.140 - 12€) e inaugura a Napoli una collana delle edizioni Il mondodisuk sinora attive soprattutto in rete. L’autore, Raffaele Bussi, giornalista e saggista di formazione e umori partenopei, è alla quarta prova narrativa. Partecipe osservatore d’uno scenario di miserie e alienazioni, egli ci porta a Secondigliano, ossia a Scampia, sui passi di Jonathan Walton del “Times”, andato in ricognizione per un servizio sulla famigerata periferia metropolitana. La visita preliminare lo conduce al convento dei missionari dei Sacri Cuori, ordine fondato appunto da Gaetano Errico nel 1833 con un minimo gruppo di sacerdoti.

Il superiore generale, padre Salvatore Izzo, lo accoglie, lo ospita, gli narra la storia religiosa del luogo e delle genti che è bene conoscere come fondale non toccato, non contaminato dalle virulenze malavitose che imperversano guastando e uccidendo. Nasce così, innescato da un pretesto inventivo, il racconto di quella che il sottotitolo annuncia avventura umana di Gaetano Errico. In una prosa asciutta e cromatica, misurata su una sintassi figurale poco celebrativa ma cosparsa di rapide folgorazioni, Bussi ricostruisce sullo sfondo d’un paesaggio e di un paesino ottocentesco pullulante di voci e suoni la crescita, la vocazione, gli studi, le dedizioni del protagonista, i suoi spericolati interventi a sollievo delle sofferenze, penurie, indigenze, malattie e disperazioni. Secondo di dieci figli – il padre era pastaio – l’intenzione domestica lo destinava a imparare il mestiere, il disegno divino a spendersi in servizio del prossimo in nome e per amore di Gesù.

Ce ne volle, per giungere al sacerdozio. La forza delle sue prediche riaccese nelle anime speranze e fervori, ma le verità evangeliche che esse vigorosamente rimartellavano destarono subito risentimenti e avversioni laiche. Bisognava far tacere il pretino. Una mattina, con un trucco scenico, tre signori si presentarono a rilevarlo insieme al parroco don Vitagliano per una convocazione in curia: dirottato in campagna, fu malamente pestato e abbandonato.

Una lezione dei carbonari. Sterile e vergognosa. La sua vocazione lo spingeva ad abbracciare l’umano Cristo esposto e bisognoso. I tempi erano segnati da rovesci politici e dinastici, da odi e cospirazioni, guerre e rivolte. Con agile mano Bussi rievoca e incornicia: la fuga del Borbone, la Repubblica, il ritorno sanfedista, i napoleonici in trono. Indenne e aureolata ne usciva la tempra, la figura del fondatore: che dovè persino intercedere per guarigioni in extremis, persino annunciare eventi miracolosi. Pio IX lo ricevè e benedisse un paio di volte. Si spense, quasi settantenne, il 29 ottobre 1860. Prima di chiudere gli occhi comandò ai confratelli che vegliavano il trapasso: Partite, e dove vi fermerete innalzate santuari in nome di Gesù e di Maria.

Pasquale Maffeo

Pubblicato anche su Avvenire il giovedì 1 aprile 2010.

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