Altritaliani
Uscito in Francia un controverso saggio sui fondamenti della psicoanalisi freudiana

La polemica rilanciata da Onfray : Freud, il reazionario e non il rivoluzionario

giovedì 6 maggio 2010 di Carlo Patrignani

Nel suo nuovo libro «Le crépuscule d’une idole. L’affabulation freudienne», Michel Onfray intende illuminare le basi teoriche del pensiero di Sigmund Freud attraverso il ricorso diretto alle sue opere, sfrondando il folto corollario di riletture e interpretazioni che hanno influenzato la sua ricezione. In questa intervista, il filosofo francese illustra i complessi rapporti tra freudismo e marxismo, evidenziando la radicale distanza tra le concezioni del mondo che ne sono alla base. Il «padre» della psicoanalisi fu il teorico di un pensiero reazionario e non rivoluzionario. Un articolo destinato ad alimentare il dibattito su questo tema, al di là dei miti e delle ideologie.

Toccare, criticare, fino a metter in discussione il ‘Padre’ della cosiddetta psicoanalisi, colui cioè che avrebbe svelato i misteri dell’inconscio, Sigmund Freud, equivale se non a compiere un ‘reato’ penalmente perseguibile, di certo a dover subire processi politici e mediatici anche piuttosto pesanti che non risparmiano la persona stessa. Le reazioni più scomposte e più violente emergono e sono emerse sempre e soprattutto nella ‘sinistra’ o meglio in una certa ‘sinistra’ più attaccata all’ideologia, fallita, del comunismo. E’ accaduto negli anni ’70 allo psichiatra Massimo Fagioli, ‘reo’, all’indomani del ‘distruttivo ‘68’, di aver demolito con Istinto di Morte e Conoscenza e la connessa ‘teoria della nascita’, non solo l’intera opera di Freud, di cui dimostro’ tutta la sua falsità per cui fu messo ‘sotto processo’ ed espulso da una ‘societa’ privata’, la Spi, Società Italiana di Psicoanalisi, ma anche contemporaneamente la ‘rivoluzione’ di Franco Basaglia e dell’anti-psichiatria, per cui sarebbe bastato chiudere i manicomi per risolvere la malattia mentale.

E accade oggi, 40 anni dopo, ma con modalità diverse, al filosofo post-anarchico, Michel Onfray per aver, con il Crépuscule d’une idole. L’affabulation freudienne (Grasset), smontato sulla base delle 6 mila pagine scritte da Freud, una ‘leggenda’ che non ha alcunché di scientifico. Ed in mezzo si ritrovano alcune riflessioni come quella del filosofo Umberto Galimberti che nel 2001 scrisse su la Repubblica che alla base delle divisioni delle tante scuole freudiane c’era “un’assenza di pensiero”, salvo poi ritrattare con un ‘p.s. scalfariano’ quanto aveva scritto. O quella del filosofo ‘azionista’ Carlo Augusto Viano che nel 2006 denuncio’ sul settimanale Left l’operazione culturale fatta in prossimità del ’68 per cui si sostituirono “pezzi non più utilizzabili delle teorie economiche di Carlo Marx con assunti del freudismo per poter fornire una lettura della società che doveva essere dominata come prima: lo sfruttamento formulato da Marx come appropriazione o plusvalore, fu sostituito da dominio o repressione [...] il freudismo è stato più un fatto letterario, un poema autobiografico, che non terapeutico, e lo si sapeva: servi’ e serve per tenere in piedi ancora quel che resta del marxismo”. Epicentro di questa operazione fu la Francia di Sartre, Foucault, Deleuze, Guattari e la Germania di Adorno, Marcuse e dell’esistenzialismo. “In Italia quel fervore culturale agi’ su Franco Basaglia e sulla chiusura dei manicomi in nome della malattia mentale – secondo Viano – come fatto sociale e non per una teoria scientifica: l’operazione di Basaglia fu possibile, e non lo si dice mai, perché erano arrivati gli psicofarmaci”. A Freud, dunque, bisogna aggiungere Basaglia, quali miti intoccabili “dell’intellighentia della sinistra radical chic” come la defini’ Viano (ad esempio Lea Melandri o lo stesso Galimberti) che oggi stranamente tace, diversamente da quella francese: da Elisabeth Roudinesco a Bernard-Henri Levy, a Julia Kristeva e Alain de Mijolla, gli ammuffiti del ’68, hanno mal sopportato il libro di Onfray. Perché ?

“La sinistra dell’intellighenzia o, per dirla in altre parole, una manciata di oligarchi impegnati a difendere la loro bottega estremamente fruttuosa – attacca Onfray -, una sinistra a cui non resta più che il nome di sinistra, che si attesta su posizioni assimilabili al catechismo della sinistra policamente corretta. E nel catechismo di sinistra vi è questa leggenda di un Freud liberatore, ebreo di sinistra, uomo illuminato, amico delle donne ecc. La realtà è meno prosaica: Freud simpatizzava per i cesarismi politici del XX secolo, e di questo testimonia una dedica estremamente elogiosa a Mussolini, scritta nel 1933, il suo appoggio al regime austrofascista del cancelliere Dollfuss, il lavoro con gli emissari dell’Istituto Goering perché la psicanalisi potesse continuare a esistere sotto il regime nazionalsocialista, il suo odio per la sinistra, la pubblica riprovazione contro Wilhelm Reich, colpevole di simpatie bolsceviche e estromesso da Freud (e da sua figlia Anna) a causa del suo marxismo, e questo accadeva in piena dittatura nazista. Freud era ontologicamente misogino e fallocrate. D’altra parte, ha difeso l’occultismo, la numerologia, ha praticato dei riti per scongiurare la malasorte... Di Freud spesso sappiamo solo quello che di lui hanno fatto i freudiano-marxisti – e che è ben lontano dai testi freudiani”.

Quindi Onfray concorda sull’operazione culturale fatta nel ’68 di sostituire pezzi obsoleti del marxismo (lo sfruttamento) con assunti (dominio e repressione) del freudismo. “Si, certo, è esistito un marxismo influenzato da Freud che ha contribuito sostanzialmente a trasformare Freud in un rivoluzionario: quest’uomo che era radicalmente opposto alla liberazione dei costumi, a ogni tipo di rivoluzione sessuale, che sosteneva l’inferiorità morale delle donne in ragione del loro sviluppo ontogenetico e filogenetico, che vedeva l’omosessuale come una figura imperfetta, che non aveva compiuto il percorso dello sviluppo “normale” della libido, l’uomo che rifiutava che si potesse volere la liberazione dei costumi e difendeva con le sue teorie la necessità della repressione della libido per costituire e conservare la civiltà, è diventato un araldo del Maggio 1968 grazie a Reich, Fromm o Marcuse. Fu l’origine del malinteso che fa di quest’uomo profondamente a destra, addirittura molto a destra, un uomo che si suppone di sinistra”.

E’ davvero singolare che un Freud apertamente schierato con il fascismo e il nazismo (un po’ come Heiddeger) sia stato e lo sia ancora amato dalla sinistra…. “Attraverso il marxismo freudiano…Quando si brandisce La funzione dell’orgasmo o La rivoluzione sessuale di Reich, Eros e civiltà e L’uomo unidimensionale di Marcuse o L’arte di amare di Fromm, si lascia credere che, in mezzo a Mao e Lenin, Marx e Che Guevara, gli idoli del momento per il movimento sessantottino, Freud sia assimilabile alla contestazione della società dei consumi, al pensiero critico, alla teoria rivoluzionaria in campo sessuale. Significa tacere l’opera, il testo, gli scritti, il pensiero di Freud per accontentarsi di una vulgata largamente diffusa dal Maggio del ‘68 prima e dopo...”.

Lei non è il primo a mettere sotto accusa Freud che non tratto’, non curo’ ne guari’ i suoi pazienti: perché se è ampiamente dimostrata la falsità del freudismo, esso viene ancora difeso a spada tratta? “La leggenda è alimentata dai devoti che hanno interesse a conservarla in vita perché assicura loro una posizione dominante nel campo culturale, intellettuale e mediatico della Parigi mondana. Essa offre anche l’opportunità di notevoli flussi di denaro liquido che sfuggono al fisco della Repubblica: quei flussi che pagano le sedute motivate da ragioni a cui Freud fornisce la credibilità teorica (bisogna pagare l’analisi perché essa sia efficace e più questa è costosa, maggiori sono le probabilità che porti a un risultato rapido...) sono una manna straordinaria che permette di sottrarsi alle tasse che sono gli strumenti dell’uguaglianza sociale e della ripartizione repubblicana delle ricchezze. Certi vecchi comunisti, spesso di fede staliniana e maoista degli anni 70, si sono riconvertiti oggi a questo business molto fruttuoso; si capisce che rifiutino il dibattito e ricorrano all’insulto per colpire ogni tipo di lettura critica della leggenda freudiana. Ogni proposta per illuminare la storia laddove essi fanno trionfare la leggenda è presentata con il loro pieno contributo (e la complicità dei media oggi diretti e/o animati da altri vecchi comunisti e maoisti...) come un ritorno in auge del pensiero di estrema destra, una teoria antisemita, un rigurgito di reazione populista, una posizione “revisionista” (in altre parole, vagamente complice del negazionismo...). Per quello che mi riguarda, posso rivendicare più di vent’anni di prese di posizione teoriche (Politica del ribelle del 1995) e pratiche (la creazione e l’animazione di due Università popolari) a sinistra; è dunque quanto meno rischioso trasformarmi in uno sgherro dell’estrema destra antisemita senza far la figura del perfetto cretino!”.

Il Italia la definiscono ’sessantottino’, nostalgico del ’68 che ebbe come maitre a penser Sartre, Foucault, Marcuse: ma costoro non hanno a che vedere più con Marx che con Freud? E Lei si ritiene un ’sessantottino’, nostalgico del ’68? “Difendo nella maniera più assoluta il Maggio del 68, ma come un momento necessario in un movimento che mi porta fino a oggi e, fenomeno di generazione, non sono un contemporaneo del Maggio 68 (avevo 9 anni...) ma un filosofo del mio tempo, quello della generazione successiva...Da allora, chiaramente iscritto nel movimento libertario - mi definisco un postanarchico – sono un figlio di quei pensatori, certo, ma un figlio autonomo, indipendente, un figlio ribelle e libero, e non un devoto in ginocchio davanti a grandi maestri insuperabili! Cosa sarebbe un libertario devoto della tradizione critica? Un pappagallo...voglio una teoria critica contemporanea e non la ripetizione infinita della teoria critica dei grandi antenati di quel Maggio”.

Ultima domanda: oggi, dopo la sbornia rivoluzionaria del ’68, il fallimento del comunismo con il crollo del Muro di Berlino, e con la crisi che attraversa la Chiesa Cattolica, Lei pensa che la sinistra in Francia come in Italia abbia ancora una chance di vincere e se ce l’ha puo’ stare in un socialismo nuovo, dai tratti libertari, liberale, riformatore e laico? “La sinistra deve essere rifondata. Ha esaurito il filone marxista, bolschevico, maoista, marxista-leninista, castrista, e di questo testimonia lo spaventoso blocco totalitario. Ha esaurito il filone liberale, e di questo è prova la condizione dell’Europa nelle mani (almeno in Francia e in Italia...) di due creatori di serie televisive...Non ha sfruttato il filone libertario delle cooperative, delle mutualizzaione, del federalismo, della regionalizzazione del socialismo libertario di un Proudhon, non ha sfruttato il filone delle rivoluzioni del corpo proposte da Fourier nei falansteri o di Emile Armand della Camaraderie amoureuse. Per far questo, bisogna che prenda atto della fine del potere monolitico dello Stato, precisare la natura micrologica dei poteri e rispondere con resistenze micrologiche. Da qui un presente e un futuro per le rivoluzioni libertarie molecolari: esse offrono altrettante occasioni per attivare il pensiero di Gulliver: un’infinità di piccoli legami (libertari), quelli dei lillipuzziani, possono bloccare il gigante (liberale) Gulliver. Il futuro della sinistra è fuori dai partiti, nelle azioni di sinistra e nella federazione, mutualizzazione delle azioni di sinistra”. Forse piu’ che la ‘conquista del potere’, la sinistra del XXI° secolo dovrebbe riscoprire il ‘socialismo utopistico’ e puntare – come già negli anni ’70 proponeva brillantemente Gilles Martinet – alla ‘conquista dei poteri’ dotandosi di un ‘riformismo rivoluzionario’.

Carlo Patrignani

Traduzione delle parole di Onfray dal francese all’italiano da Francesca Sensini


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