Altritaliani

Il costume ciociaro nell’arte europea del 1800, di Michele Santulli

venerdì 20 agosto 2010 di Michele Santulli

E’ uscito nelle librerie italiane un interessante volume dedicato ad uno dei temi iconografici più ricorrenti e caratteristici della pittura occidentale: il costume ciociaro. Tra folklore e nostalgia verso un ideale di bellezza classica, questo tema, ispirato ai costumi della campagna romana, ha attratto i pittori di tutta Europa fin dal XVIII secolo, diventando sinonimo di “costume italiano” per antonomasia. L’autore, Michele Santulli, ci invita a scoprire le origini di questo "topos" della pittura occidentale.

Lo scopo del libro, grazie al ricco apparato iconografico, è quello di presentare, quasi fisicamente, il costume ciociaro che, nonostante le svariate definizioni proposte, è strettamente legato ad un territorio ben preciso a Sud di Roma, noto geograficamente come Campagna di Roma ovvero le province di Frosinone, Latina e Roma. Si tratta di un testo che per la prima volta si propone di ricostruire le origini storiche di un soggetto fondamentale della pittura europea, su un arco di tempo di oltre centocinquantanni.

Per ben comprendere l’evoluzione di questo tema iconografico, bisogna penetrare nel contesto sociale romano della metà del XVIII secolo. Da un lato, di questo palcoscenico eccezionale, incontriamo i pellegrini provenienti a migliaia, ormai da secoli, da ogni parte d’Italia e d’Europa; dall’altro, i visitatori, anzi i “touristi”, quasi esclusivamente europei, all’inizio soprattutto inglesi, rappresentati da artisti di tutte le discipline, da intellettuali, da aristocratici e da nobili, da mercanti d’arte, alla ricerca delle antichità classiche, del cielo italiano, dell’atmosfera antica.

Migliaia e migliaia sciamavano verso Roma, in un viaggio estenuante e pieno di pericoli, a cavallo o in carrozza e i meno fortunati a piedi o via mare. Gli uni, i pellegrini, ansiosi di svuotarsi e liberarsi, anche in cambio di soldi, dei loro peccati e delle loro colpe e gli altri, i ‘touristi’, ansiosi di liberarsi delle esperienze fatte e delle vicende vissute in patria e quindi avidi di aprirsi e di gustare nuove prospettive e nuovi mondi, di respirare arie nuove.

E.BRANDON (1831-1897): Ciociare alla fontana. Olio su tela.

Al centro, il popolino romano, complessivamente spento e oppresso da un secolare prepotere papalino; al suo interno la presenza dei ciociari, immigrati nella città perchè spinti dalla fame e dalla miseria cospicua, svolgevano le professioni più impensate : venditori di ortaggi e di alimentari, pastori in mezzo alle rovine romane, indovine, cartomanti, venditrici di fiori e di fiammiferi nei luoghi turistici, ballerine e cameriere nelle trattorie e nei caffè, modelle e modelli, venditori di fortuna con la scimmia e/o il pappagallo, rigattieri, domestiche (in particolare le balie) e poi naturalmente gli zampognari e i pifferari. Tutta una umanità sgargiante nei costumi indossati che si imponeva ed evidenziava su quella ribalta unica al mondo che era Roma.

E gli artisti stranieri, ve ne erano di tutte le parti dell’Europa perfino della lontana Russia e della Scandinavia, imbevuti delle loro reminiscenze classiche, al cospetto di quel mondo irripetibile che era Roma, tornavano a nuova vita, a nuove sensazioni e turbamenti. E uno degli spettacoli che più eccitava la loro fantasia e più li ammaliava ed incantava era indubbiamente la bellezza del costume ciociaro, facilmente identificabile nell’anonimato della folla amorfa e incolore: sfolgorante nei rossi sfarzosi, negli azzurri sfavillanti, nei verdi scintillanti, nelle calzature così strane eppure così note; e poi i corpi: quelle carni brune e levigate, quegli occhi neri luccicanti delle donne, quelle capigliature ricciute e ispide degli uomini, quelle fisionomie riarse dal sole e solcate dalla fatica. Questa umanità rappresentò per gli artisti e intellettuali stranieri la vera e grande scoperta del loro viaggio e altresì, nella loro fantasia, la rivisitazione del mondo agreste classico, romano e greco; questa che vedevano in giro sfolgorante e smagliante era per loro la autentica popolazione di Roma. I romani erano i ciociari. E così fu per tutto il secolo a venire.

C.J.BLANC (1818-1888): Famiglia ciociara di musicanti, 1860. Olio su tela.

Il costume ciociaro è stato letteralmente eternato da una produzione pittorica immensa e quindi, a buon intenditore, la sua immagine è perfettamente chiara ed esaustiva: non c’è alcun costume regionale al mondo che disponga di una documentazione così eccezionale come il costume ciociaro. Nessun costume - nemmeno quelli più conosciuti quale il brettone o l’olandese, il tirolese, il bavarese o lo scozzese - può vantare una documentazione iconografica così ricca e variegata, estesa su un arco di tempo di oltre centocinquantanni.

Se l’iniziatore del genere puo’ essere considerato Hubert Robert con un quadro interamente consacrato al tema, datato 1763, sono pochi gli artisti europei che tra la fine del XVIII e l’inizio del XX secolo non abbiano realizzato almeno un’opera con un personaggio ciociaro. Già tale costatazione è fonte di vero e proprio sconvolgimento poiché una realtà analoga non è riscontrabile in siffatta entità in nessuna epoca della storia dell’arte e per nessun soggetto. Tanto e tale è stato, e lo è ancora oggi, il suo successo. Si ricordi infatti la grande mostra di quadri “ciociari” proposta lo scorso anno a Parigi nella mostra Voir l’Italie et mourir al Museo d’Orsay.

Tra gli artisti più rappresentativi citiamo H.Vernet, L.L.Robert, Géricault, Giacinto Gigante, Pitloo, Boecklin, Feuerbach, Fries, C.Haag, Unterberger, Fontanesi, Brjiullov, A.J.Strutt, Eastlake, Leitch, Signorini, Fattori, Lega, Hayez, Mancini, i fratelli Palizzi, Smargiassi, Bouguereau, Corot, gran parte dei danesi, svedesi e norvegesi. Tra le fine del XIX e l’inizio del XX secolo, sarà soprattutto il modello femminile ciociaro a diventare il tema prediletto di Degas, Toulouse-Lautrec, Renoir, Van Gogh, Cézanne, Picasso, De Chirico, Severini.

James BERTRAND (1823-1887): Donne di Alvito in pellegrinaggio a San Pietro a Roma, 1851. Olio su tela.

Con il passare del tempo il costume ciociaro diventa sinonimo di “costume italiano” per antonomasia, perdendo in qualche sorta le sue origini tradizionali. Un vero peccato, tenuto conto dell’enorme fortuna commerciale avuta da questo genere sul mercato antiquario. Infatti una produzione immensa viene realizzata a partire dal 1850 anche dagli artisti romani veri e propri e poi commercializzata come souvenir di Roma, quasi un gadget, per i pellegrini e i turisti, letteralmente veicolata in ogni angolo della Terra. Tale produzione pittorica viene definita pittura romana o figure romane o pittura della campagna romana ! Il soggetto unico è sempre e solo il ciociaro. Eppure mai appare il titolo di “Pastore ciociaro” o di “Ragazza ciociara”. Il “ciociaro” non esiste più, ormai metabolizzato dal “romano”, eppure oggi sappiamo che le sue origini son ben diverse.

Michele Santulli
Il costume ciociaro nell’arte europea del 1800, Grafiche del Liri, Isola del Liri, Edizioni Ciociaria Sconosciuta, 2009.

Michele Santulli, originario di Atina, è docente di Lingue straniere. Per oltre trent’anni è stato antiquario a Cassino, specializzato nella pittura del XIX secolo, attività che gli ha permesso di scoprire a di appassionnarsi a questo soggetto fondamentale della pittura occidentale.


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