Altritaliani
Un anno fa il terremo a L’Aquila. Parla una studentessa universitaria.

La forza degli aquilani

venerdì 2 aprile 2010 di Violetta Luongo

A distanza di un anno l’Università dell’Aquila tra i mille ritardi e problemi che soffre la città resta un riferimento. Alle difficoltà e alle paure rispondono la solidarietà dei docenti e degli studenti. Una vera forza come quella dei cittadini che lottano per recuperare il loro centro storico.

Universitaria dell’Aquila a due esami dalla laurea. Dopo un anno dal disastroso terremoto Mariangela Pizi, studentessa napoletana è iscritta, per la specialistica, all’ateneo aquilano.

Dopo un anno cosa può dire?

"Per chi ha vissuto il 6 aprile non è stato facile ritornare e vedere come è ora ridotta. Io quel giorno non c’ero, ero partita il mercoledì precedente. La mia coinquilina era lì. Non vuole più parlare di quel giorno. Vive con la sensazione che la terra tremi sotto i piedi. Abbiamo la casa ma non abitiamo più lì, facciamo le pendolari. C’è troppa paura. Alla vigilia di un esame ci è capitato di stare tutta la notte fuori casa".

Perché hai scelto l’università all’Aquila?

"Dopo essermi laureata per la triennale a Caserta, ho scelto di fare la specialistica all’Aquila, era la più vicina e la meno costosa. Poi ho potuto appurare che la qualità è alta. L’Università è a misura di studente, i professori seguono tutti. Qui ho capito cosa significa studiare. Il lavoro continua anche al di là delle lezioni".

Da quel giorno come è cambiata la vita per voi studenti?

"All’inizio ci sentivamo smarriti, non sapevamo cosa sarebbe successo. Ma ci hanno incentivato in tutti i modi, i disagi c’erano e ci sono, le lezioni e gli esami venivano svolti in tenda. Il primo esame successivo alla tragedia l’ho fatto a luglio. La protezione civile ci dava beni di prima necessità. I contatti telefonici non c’erano, ma ci hanno subito attivato una piattaforma internet. Noi studenti non siamo mai stati lasciati soli. Il docente Marco Recchioni ne è un esempio, ci ha dato il suo numero telefonico, ci risponde anche la domenica, ha istituito delle lezioni multimediali da poter seguire anche da casa mediante il computer e per chi avesse voluto fare gli esami non in tenda ci avrebbe seguito anche a Roma, dove insegna".

Che tipo di convenzioni offre l’Università?

"Ci sono sempre state agevolazioni soprattutto per chi aveva un reddito non alto, agevolazioni per la casa dello studente e possibilità di accedere a una borsa di studio di 3500 euro".

E sono cambiate dopo il terremoto?

"Non paghiamo le tasse universitarie, si paga solo la tassa regionale. Il servizio degli autobus è gratuito anche verso alcune tratte per altri comuni.
Consiglierei a chiunque di iscriversi qui. L’offerta formativa è altissima, la qualità didattica va di pari passo con l’umanità".

Avete mai notato nei vostri confronti atteggiamenti di favoreggiamento e di pietismo?

"Non ci siamo mai adagiati sugli allori, non nascondo che quando ho fatto la domanda per il tirocinio mi hanno fatto firmare le carte per prima perché ero dell’Aquila. Ma io lo vedo come un vantaggio davanti al grandissimo svantaggio che abbiamo subito".

Perché nonostante il terremoto l’affluenza degli iscritti è alta?

"L’Aquila come città non offre molto, quindi hanno potenziato il campo per loro più redditizio, ossia quello universitario che attira giovani ed è nuova linfa vitale".

Cosa farà il 6 aprile?

"L’Ateneo ha proclamato giornata di lutto, a mezzogiorno ci sarà un concerto in memoria degli studenti che non ce l’hanno fatta".

intervista di Violetta Luongo


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