Altritaliani
La sinistra e l’astensionismo vincono le regionali in Francia tra pochi giorni tocca all’Italia.

In Italia come in Francia?

venerdì 19 marzo 2010 di Nicola Guarino

Il 51% dei francesi si astiene, sommati ai voti di Le Pen (estrema destra) si potrebbe dire che il 70% dei francesi non condivide l’attuale scenario politico. Se la politica fosse come il meteo, si potrebbe facilmente prevedere per l’Italia tempesta per il prossimo fine settimana. La “perturbazione” francese potrebbe giungere in Italia. L’elezioni transalpine sembrano dimostrare la fine della politica spettacolo e che è l’ora di rimboccarsi le maniche e costruire un modo nuovo di fare politica. Rischio astensione altissimo in Italia. Confrontiamo l’elezioni traendo qualche riflessione.

Francois Fillon appare rassegnato più che teso innanzi alle telecamere e ai giornalisti, trenta minuti dopo la chiusura dei seggi in Francia per le regionali.

Quando annuncia il successo della sinistra alle elezioni, ricorda il peso che ha avuto l’internazionale crisi economica che ha impedito quel rilancio della Francia e che oggi fa temere ai francesi di perdere il loro stile di vita e le loro sicurezze. Si dice fiducioso, tuttavia, sul futuro ed invita i francesi ad essere solidali e uniti.

Sì, un successo della sinistra che ritrova la sua unità con i socialisti di Aubry, con Segolene confermata governatrice della sua regione con percentuali bulgare, Cohn Bendit, raggiante per i suoi verdi, che gigioneggia alla TV chiamando il sarkozyano Copé “camerade” ovvero compagno, con finanche gli ex agonizzanti comunisti di Melenchon con sorrisi a trecentosessanta gradi.

L’altro in tripudio è il vecchio Le Pen che con il suo FN (estrema destra) è sicuramente tra i vincitori di queste elezioni. Ma se questi sono i vincitori, la politica in Francia ne esce sconfitta con il 51% di astensioni dal voto che sommati al voto chiaramente di protesta per il Fronte Nazionale, arrivano ad un 70% di francesi scontenti e delusi del governo, di Sarkozy (mai così in crisi di popolarità), e in generale delle proposte politiche per la patria.

Ed infatti, sarebbe un grave errore non cogliere il dato più significativo di questo doppio turno elettorale, l’astensionismo. In Francia come in Italia non è credibile addebitare tutte le responsabilità politiche per l’attuale paralisi di proposte e riforme alla crisi economica internazionale. Un modo comodo e vile di scaricare le proprie responsabilità su una crisi che sembra un “destino cinico e baro” una imperscrutabile volontà divina.

Questa crisi è figlia di politiche economiche mondiali che hanno visto proprio l’eccellenza tra le politiche economiche responsabili e tra di queste la Francia e l’Italia. Quando si è nel G8 non si possono prendere solo onori a volte si debbono prendere anche oneri.

Il disperato appello al voto del partito di Sarkozy, l’UMP, ha smosso nelle ultime settimane solo l’1% degli elettori, segno di una disaffezione e di una sfiducia verso l’attuale presidente. Anche l’appello contro il burka, dal vago sapore populista, lanciato dai suoi uomini, non raccoglie l’interesse dei cittadini. I quali in Francia come in Italia sono ormai stanchi di continui annunci di riforme e novità a cui non segue nulla.

In Francia come in Italia le imprese sono in crisi, la disoccupazione monta, le case continuano ad essere per molti una chimera dal prezzo irraggiungibile. E, neanche più i supposti triangoli tra Sarkozy la Bruni e la “new entry” Chantal Jouanno, dei “people” appassionano più (ammesso che abbiano mai appassionato).

In Francia come in Italia, la politica è una cosa seria, ed il punto è che le organizzazioni politiche sul territorio latitano, in rete è anche peggio, dati gli obsoleti o “nul” linguaggi degli attuali politici. E poi, appunto la classe politica, La Francia resta orfana a sinistra di un Mitterand come a destra di un De Gaulle, gli attuali sembrano privi di spessore. Occorre drammaticamente un ricambio (in Italia anche generazionale), ma all’orizzonte non si vede nulla.

Questi partiti, in Francia come in Italia, mancano di progetto, d’ideologia, non hanno una chiara proposta di società, ancora non hanno realizzato che siamo nel tempo della globalizzazione e che il pensiero politico non può ridursi nell’ambito dei propri confini geografici ed economici.

Non fa scandalo che la destra perda anche la Corsica e che ormai ha in pratica di significativo solo l’Alsazia, lasciando tutto alla sinistra. Che, peraltro, ben amministra, di solito, le regioni, fa scandalo, piuttosto, il non rendersi conto che la disaffezione della politica, indica un allontanamento dei cittadini dalla propria società, una perdita di quel proverbiale senso dello Stato che era un connotato dei francesi.

Su questo terreno i politici non possono continuare a fare finta di nulla e non basta una comparsata televisiva di una bella e simpatica Rama Yada (in Italia la confonderebbero per una velina), per garantire il consenso. Questa volta la politica potremmo compararla alla meteorologia e, se è vero, che le perturbazioni atmosferiche che attraversano la Francia di solito poi calano sull’Italia, allora potremmo immaginare che Domenica e Lunedì sulla destra italiana, in particolare e sulla politica in generale, dopo il voto sarà tempesta.

In questo la Francia e l’Italia hanno storie comuni e sarebbe grave non prevedere che la disaffezione alla politica non porterà anche in Italia ad un vasto astensionismo. Bisogna affrettare la morte, si intende politica, di leader mediatici ma privi di contenuto. L’Italia ad esempio non può più attendere oltre.

Da vent’anni il paese è soffocato ed immobile dietro lo sguardo sempre meno sorridente, sempre più vecchio e truce della maschera di Berlusconi. La destra come la sinistra merita di più. Merita un pensiero politico che interpreti ed anticipi la realtà e non un vago rincorrere, l’emergenze popolari. Emergenze che divengono tali per l’incuria di una classe politica autoreferenziale, chiusa nei suoi interessi direi di famiglia, nemmeno di bottega.

C’è una società in Francia che scivola nella recessione e nella povertà ogni giorno di più, dove la scuola e l’Università sono sempre più abbandonate al loro destino, dove gli sdf (i senza tetto) ormai si confondono con gli storici clochard. Dove la criminalità è in costante aumento e non esistono politiche per gli anziani.

C’è una società in Italia che nella recessione c’è già. Dove la disoccupazione è appena arginata su media europea da un precariato senza fine e senza futuro. Dove nel nord le imprese chiudono ogni giorno, in una moria senza interruzione. dove il sud è sempre più amministrato dalla malavita e dove i guasti dei continui condoni e l’assenza di politiche del territorio, stanno portando intere regioni (Calabria e Sicilia in testa) letteralmente ad un disfacimento del suolo, si pensi alle perenni frane che stanno devastando quelle regioni.

A tutto questo non si può rispondere ponendo al centro dell’agone politico, il processo breve o il legittimo impedimento, non si può rispondere con populismi di piazza, e conflitti istituzionali, ma con fatti. La politica deve amministrare la società. Dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Deve prevedere ed agire per migliorare la vita dei consociati, rendendo la propria nazione, le proprie regioni, le proprie città, luoghi dove vivere sia non solo utile ma piacevole. Luoghi dove si possa immaginare di costruire il proprio futuro.

Ci vorrebbe un governo ed una politica veramente del “fare” e non un fare chiacchiere senza politica e costrutto.

Lo abbiamo già detto. La politica è una cosa seria.

Nicola Guarino

(nelle foto: una manifestazione. Rama Yade sottosegretario allo sport del governo francese. Una frana in Calabria).


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