Altritaliani
Il CSM lancia l’allarme. In Italia la democrazia è in pericolo.

Mal di democrazia

venerdì 19 marzo 2010 di Emidio Diodato

Alcuni giorni fa il Consiglio Superiore della Magistratura ha lanciato l’allarme: “La democrazia in Italia è in pericolo”. Lo scontro continua tra le istituzioni, la carenza di partecipazione politica, una oligarchia di volti e personaggi che saturano i mass-media con la loro presenza. La sistematica delegittimazione della politica. La crisi di credibilità delle istituzioni formative (l’Università) e di garanzia come la magistratura, impongono l’allarme. Quali i possibili sbocchi? Una riflessione del politologo Emidio Diodato.

Non siamo l’unico paese dove il governo e l’opposizione si accusano reciprocamente di non rispettare le regole della democrazia. E neppure l’unico sistema politico messo duramente alla prova dagli scontri istituzionali. Ovunque gli Stati democratici sono sottoposti ad attacchi interni virulenti e tendono verso l’appiattimento delle proposte nel tentativo delle forze politiche di assecondare una pluralità d’attese tra loro contrastanti. Ciò avviene a discapito dell’avvicendamento degli uomini al potere e, soprattutto, delle reali opportunità di scelta.

Nel caso dell’avvicendamento al potere, si ravvisa un restringimento degli spazi di partecipazione e di pubblico dibattito, nonché delle possibilità di controllo politico, con l’imporsi di un’arena dei mass media, in primis la televisione, dove chi si confronta tenta di procacciarsi pubblico prestigio inseguendo opportunità immediate d’acclamazione, in un clima d’opinione irriflessiva presieduto dalle logiche della personalizzazione o della drammatizzazione. Quante volte al giorno nel dibattito politico appaiono le stesse persone? E soprattutto, quante sono? In uno dei suoi ultimi scritti Norberto Bobbio sosteneva che non superavano la dozzina. Come in un palcoscenico, nel quale si alternano sentimenti contrastanti, gli attori politici (le loro “facce”) passano rapidamente dalla glorificazione alla gogna pubblica, e viceversa.

Nel caso delle opportunità di scelta, la competizione attraverso i mezzi di comunicazione di massa, tra idee e proposte di governo, genera un mercato della politica nel quale le parti coinvolte tentano incessantemente d’intercettare gli umori prevalenti, soprattutto nel corso di campagne elettorali organizzate in conformità alle metodiche del marketing, fino a perdere di coerenza e prospettiva. I programmi politici tendono ad assomigliarsi sempre più, al punto che a volte c’è chi rivendica indispettito il primato di una proposta, per poi alzare i toni dello scontro politico, finendo per considerare l’avversario incapace di rispettare i principi fondamentali e le procedure democratiche.

Accade un po’ ovunque. Tuttavia, nel caso italiano la crisi della democrazia – nella sua concezione realistica, ossia intesa come una forma di governo basata sulle opportunità di scelta garantite dall’avvicendamento degli uomini al potere – appare porsi su una soglia più critica. Quale?

Per alcuni in discussione è lo stesso consolidamento democratico, poiché giudicato difettoso – per molti aspetti – in un paese giunto impreparato alla democrazia, dopo una catastrofica guerra e dopo l’esperienza fascista. Un paese pertanto privo di solide ancore sociali ed istituzionali. Per altri in discussione sono gli ultimi venti anni, cioè la mancata transizione dalla prima alla seconda repubblica, un ritardo dovuto al personalismo populistico di Berlusconi. Una figura intorno alla quale gravita, anzi gira a vuoto l’intero sistema politico-istituzionale.

Entrambe le letture offrono spunti di riflessione, ma appaiono riduttive. La vera soglia critica è a mio avviso un’altra e riguarda i corpi sociali intermedi, quindi le istituzioni che costituiscono l’ossatura di un sistema democratico. Mi riferisco, solo a titolo d’esempio, all’Università e alla Magistratura. Quotidianamente assisto nel mio lavoro alla perdita di credibilità dell’istituzione universitaria tra la gente più comune. La moltiplicazione dei corsi e le difficoltà finanziarie hanno indebolito pesantemente il ruolo stesso del docente universitario. Eppure, in molti settori disciplinari la qualità e il valore dei giovani ricercatori sono decisamente superiori rispetto a quelli del passato. Ma ancor più grave è la condizione della Magistratura, soprattutto per i continui attacchi politici che ne minano la credibilità, oltreché per le difficoltà finanziarie che ne indeboliscono la funzione.

Un paese che squalifica i luoghi dove si trasmette il sapere e dubita della certezza nell’applicazione della legge è un paese che sta molto male, anzi in una situazione critica. Il definitivo esaurirsi del mito della rivoluzione nelle società occidentali, indubbiamente, non pone in dubbio la vittoria storica delle istituzioni democratiche. Ma, d’altro canto, si rischia ovunque – soprattutto in Italia – che la perdita d’interesse per la politica produca un’apatia che alla fine si dimostrerà fatale per un corpo malato, a partire dalle sue componenti essenziali.

Emidio Diodato
Politologo dell’Università di Perugia


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