Altritaliani

Un nuovo museo napoletano: Napoli Novecento, negli spazi di Castel Sant’Elmo

Con una galleria di foto di Nando Calabrese
lunedì 8 marzo 2010 di Violetta Luongo

Napoli, culla dell’arte, ha dato le origini ad artisti fondatori delle avanguardie che nella seconda metà del Novecento si sono sviluppate in patria, poi in Italia e all’Estero, gettando le basi per alcuni movimenti che costituiscono la oramai diffusa arte contemporanea.
Le nuove generazioni però rischiano di non conoscere la memoria storica partenopea.
La genesi di tale scarsa conoscenza e valorizzazione è da imputare alla stessa città che ha dato lustri e onori a tanta arte ma ha sottovalutato e in parte rinunciato ai suoi “stessi figli”.

Una lista infinita di artisti che non sono riusciti ad avere finora un luogo che li raccontasse, un museo che li conservasse e una galleria civica in cui studenti e appassionati avessero la possibilità di conoscere e approfondire quella parte fondamentale della storia dell’arte.
Una mancanza più volte palesata dai media e dalla stampa, con appelli per ricorrere ai ripari prima dell’inevitabile. C’era stato un tentativo, all’indomani del disastroso terremoto nel Mezzogiorno, di Lucio Amelio che si fece promotore e artefice di un’indimenticabile mostra di artisti napoletani e internazionali: “Terrae Motus”, che forse, se fosse rimasta a Napoli, come lo stesso Amelio aveva auspicato, avrebbe potuto costituire già venti anni fa il primo nucleo di un museo-laboratorio dell’arte contemporanea in città.

Con la nascita dei due più grandi poli espositivi di Napoli, il PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) nel marzo 2005 e il MADRE nel giugno dello stesso anno (Museo d’Arte contemporanea Donna Regina), si pensò che tale tribolazione fosse finita, soprattutto dal momento che quest’ultimo aveva l’intento di “costituire il primo Museo regionale in Campania in grado di confrontarsi con gli istituti museali di livello internazionale”, di quale materia migliore poteva usufruire se non degli artisti napoletani. Così non fu. Vicende politiche, gestione del complicato mercato dell’arte, fatto di inestricabili intrecci, hanno portato alla direzione di tali musei persone che hanno fatto scelte diverse: far prevalere e valorizzare non l’arte nostrana, ma quella internazionale costituita dai grandi e fruibili nomi. A nulla valse la provocazione, nel 2007, di Sgarbi che invitò Renato Barisani, decano dell’arte del ‘900, a esporre una sua mostra a Milano, mentre Napoli ospitava Piero Manzoni. Diplomatica fu la spiegazione dell’assessorato alla cultura di Napoli che parlò di un semplice interscambio culturale che avrebbe fatto onore alla città napoletana.
Una strategia culturale improntata sull’importazione dell’arte e non sull’esportazione, ignorando la vera identità della sperimentazione napoletana, oramai storica.

Finalmente il 4 marzo 2010 è stato inaugurato il nuovo museo del ‘900 napoletano: “N.N”, ovvero “Napoli Novecento 1910/1980 per un museo in progress”, negli spazi del Carcere Alto di Castel Sant’Elmo. Oltre 150 opere realizzate da circa 90 artisti napoletani e non, rappresentano il nucleo centrale della raccolta.

Nato da un progetto di Nicola Spinosa, sovrintendente speciale del Polo museale napoletano e curato da Angela Tecce, direttrice del complesso di Castel Sant’Elmo, il nuovo museo si prefigge di essere un centro di archivio, documentazione ed esposizione di quella parte della storia artistica.
Dipinti, sculture, disegni e incisioni provengono dalle collezioni della Soprintendenza e poi dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto o acquisiti tramite donazioni o con la formula del comodato.

Il percorso espositivo è articolato in sezioni cronologiche: dalla documentazione della Secessione dei ventitré (1909) o del primo Futurismo a Napoli (1910-1914) al movimento dei Circumvisionisti e del secondo Futurismo (anni Venti-Trenta); dalle varie testimonianze su quanto si produsse tra le due guerre alle esperienze succedutesi nel secondo dopoguerra (1948-1958), dal Gruppo Sud al cosiddetto Neorealismo, dal gruppo del MAC (Movimento arte concreta) all’Informale o al Gruppo 58. Quindi le sezioni riservate agli anni Settanta, con particolare attenzione alle Sperimentazioni Poetico-visive e al campo del sociale. L’ultima zona è occupata da chi, pur continuando a operare dopo gli anni ottanta sperimentando nuove tecniche, si era già affermato in città.

Nel catalogo che accompagna la mostra, edito da Electa, le presentazioni del presidente della giunta regionale Antonio Bassolino, del direttore generale per il paesaggio, le Belle arti, l’Architettura e l’arte contemporanee Roberto Cecchi e del soprintendente Lorenza Mochi Onori; una premessa di Nicola Spinosa, l’introduzione della Direttrice Angela Tecce; e testi critici di Mariantonietta Picone Petrusa, Mario Franco, Aurora Spinosa e Katia Fiorentino.

Le opere esposte sono di: Carlo Alfano, Enrico Baj, Mathelda Balatresi, Renato Barisani, Guido Biasi, Andrea Bizanzio, Giovanni Brancaccio, Giannetto Bravi, Emilio Buccafusca, Enrico Bugli, Francesco Cangiullo, Giuseppe Capogrossi, Luciano Caruso, Guido Casciaro, Giuseppe Casciaro, Luigi Castellano (Luca), Raffaele Castello, Alberto Chiancone, Vincenzo Ciardo, Francesco Clemente, Carlo Cocchia, Mario Colucci, Mario Cortiello, Salvatore Cotugno, Luigi Crisconio, Edgardo Curcio, Renato De Fusco, Lucio del Pezzo, Crescenzo Del Vecchio Berlingieri, Armando De Stefano, Gianni De Tora, Fortunato Depero, Giuseppe Desiato, Bruno Di Bello, Gerardo Di Fiore, Carmine Di Ruggiero, Baldo Diodato, Salvatore Emblema, Francesco Galante, Saverio Gatto, Vincenzo Gemito, Manlio Giarrizzo, Edoardo Giordano (Buchicco), Franco Girosi, Emilio Greco, Mario Lepore, Raffaele Lippi, Nino Longobardi, Luigi Mainolfi, Antonio Mancini, Giuseppe Maraniello, Tommaso Marinetti, Stelio Maria Martini, Umberto Mastroianni, Rosaria Matarese, Elio Mazzella, Luigi Mazzella, Emilio Notte, Mimmo Paladino, Maria Palliggiano, Franco Palumbo, Rosa Panaro, Edoardo Pansini, Guglielmo Peirce, Augusto Perez, Mario Persico, Giuseppe Pirozzi, Gianni Pisani, Carmine Rezzuti, Clara Rezzuti, Paolo Ricci, Guglielmo Roehrssen di Cammarata, Errico Ruotolo, Corrado Russo, Mimma Russo, Quintino Scolavino, Carlo Siviero, Domenico Spinosa, Bruno Starita, Federico Starnone, Toni Stefanucci, Guido Tatafiore, Ernesto Tatafiore, Giovanni Tizzano, Ennio Tomai, Raffaele Uccella, Maurizio Valenzi, Antonio Venditti, Gennaro Villani, Eugenio Viti, Elio Waschimps, Natalino Zullo.

Ma, nonostante questa operazione sia appena iniziata, ancora una volta si assiste ad alcune esclusioni di cui ci chiediamo il perché, quale il criterio di scelta? Dove è Giuseppe Antonello Leone? Per nominarne uno, tra i vari altri pur degni di essere presenti.

Operare una selezione comunque non dà il quadro completo dell’epoca che si vuole presentare. Anche se in una precedente mostra c’era stato il tentativo di Nicola Spinosa di tirare “FUORI DALL’OMBRA” un frammento del “Novecento” (1945-1965 ) : “Una realtà, quella delle arti e della cultura a Napoli in questa prima parte del Novecento, ben più ricca e articolata di quanto fin qui si sia fatto credere; anche se le condizioni di vasto e profondo degrado, di assenza di prospettive credibili e di prospettive accettabili, sembrerebbero aver attutito, mortificato o annullato ogni forma di sensibilità e di lucida coscienza critica, da non consentire neppure di cogliere quanto ancor di positivo si sia prodotto a Napoli, almeno dal versante culturale...” scriveva.

*

In un’intervista rilasciata a Vanda Bocco sul portale www.ilmondodisuk.com, del museo parla Mariantonietta Picone Petrusa, professore ordinario e direttore della scuola di specializzazione in storia dell’arte all’università Federico II di Napoli, autrice, tra l’altro, del volume “La pittura napoletana del Novecento” edito da Franco Di Mauro.

Il Novecento a Napoli. Dopo la mostra realizzata nello stesso luogo, Castel Sant’Elmo, questo secolo ritorna con un nuovo progetto (sempre) di Nicola Spinosa. In una selezione condotta con metodo storico-critico. Selezionare significa scegliere. Mancano nomi: c’è Mimmo Paladino, ma è fuori Salvatore Paladino, lo zio che pure ha avuto un influsso sulla scelta di vita del nipote… Altri nomi che non rientrano: Ugo Matania e sua figlia Tullia…. Vittorio Piscopo…. Perché?

Ci sono molte mancanze in questo museo, molte più di quelle da lei elencate. La scelta è toccata ad Angela Tecce e a Nicola Spinosa. Io mi sono limitata a qualche segnalazione, ma purtroppo non tutte sono state accolte per ora. Ci sono problemi di spazio, ci sono stati problemi organizzativi ed economici e problemi di scelte vere e proprie di cui dovrebbe chiedere conto ai veri responsabili. In ogni caso, pur con tutte queste mancanze di cui almeno Angela Tecce è consapevole, condivido con lei l’opinione per cui dobbiamo salutare questa iniziativa con gioia e direi quasi con esultanza, visto che erano solo 150 anni che si aspettava un museo destinato agli artisti del territorio”.

Salvatore Emblema. Finalmente. Anche se lui purtroppo non potrà esserci perché ci ha lasciato qualche anno fa, con un rammarico: i musei internazionali gli aprivano le porte e Napoli, dopo la bella mostra degli anni ottanta a Palazzo a Reale, si è mostrata ostile fino alla morte, negandogli importanti spazi espositivi che pure le sue opere (e lo conferma la scelta di oggi) meritavano…. Al museo di Capodimonte, per esempio, nella sezione dedicata all’arte contemporanea, è assente….
Emblema a Capodimonte non l’avrei messo neanche io, ma ora a Castel Sant’Elmo c’è”. Museo in progress, in quale direzione?

E’ un museo in progress perché accanto alle donazioni ci sono opere date in comodato per 5 anni da artisti, eredi di artisti o collezionisti. Quindi fra cinque anni o anche prima la fisionomia del museo potrebbe cambiare. Si spera di avere più donazioni. Io spero che qualche artista rimasto fuori possa rientrare, anche se questo implicherà la destinazione al Museo di qualche altro spazio del castello, con la conseguente separazione della collezione”.

Poche donne tra le scelte…

“E’ vero sono poche le donne. In generale non sono numerosissime le artiste brave a Napoli, ma anche qui qualcuna in più poteva esserci”.

I finanziamenti…

“Non so nulla della parte finanziaria. Non credo che siano stati destinati fondi europei al progetto. Quei fondi la Regione in genere li destina al MADRE. So solo che il museo si è fatto in strettissima economia e che per questo è stato in pericolo fino alla fine. Proprio perché ci sono state tante difficoltà dobbiamo essere contenti del risultato e sperare che strada facendo il museo acquisti la sua fisionomia e si arricchisca di opere sempre più belle. In fondo la formula del Museo in progress è in linea con i nostri tempi e rompe l’eccessiva staticità dell’istituzione museale tradizionale”.
Rimane dunque il rammarico per gli artisti scomparsi negli ultimi anni, tra cui aggiungere ancora, Gianni De Tora e Errico Ruotolo, che non hanno potuto vedere finalmente riconosciuto e valorizzato nel proprio paese il loro lavoro, e il timore che resti ancora molto “…nell’ombra”.

Violetta Luongo

Foto© Nando Calabrese

Per vedere altre foto dell’ inaugurazione di Napoli Novecento, sempre di Nando Calabrese
VAI AL LINK DEL SUO SITO :

http://www.lefotodinando.it/ARCHIVIO%202010/Museo%20Napoli%20Novecento/index.html


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