Altritaliani

Basilicata: nasce un centro di Antropologia Visuale dedicato al regista Luigi Di Gianni

martedì 2 marzo 2010 di Angela Verrastro

Luigi di Gianni è uno dei massimi esponenti del documentario antropologico italiano, e non solo. Insignito di diversi premi e riconoscimenti – come la laurea honoris causa all’Università di Tubinga in Germania - Di Gianni riesce a amalgamare il linguaggio cinematografico agli stilemi dell’antropologia visuale. Amico e collaboratore di importanti esponenti del cinema e, appunto, dell’antropologia italiana come Zavattini, Ernesto de Martino e Diego Carpitella, per citarne alcuni, Di Gianni si è occupato della Basilicata, di cui è originario, e del sud Italia in generale, proprio ora sta finendo di girare una docu-fiction su uno dei personaggio più controversi della storia del meridione italiano, il Principe Carlo Gesualdo da Venosa.

Proprio dalla “sua” Basilicata gli sono arrivati i maggiori attestati di stima, come la cittadinanza onoraria di San Fele e il progetto di dedicargli un centro di Antropologia Visuale a Castelgrande.

Il sindaco di Castelgrande Alberto Muro e il giornalista e docente universitario Rocco Brancati hanno deciso infatti di creare un centro audio visuale che potesse raccogliere e catalogare l’immensa mole di documenti video, fotografici e cartacei riguardanti proprio il regista napoletano, che altrimenti sarebbero rimasti sparpagliati e non studiati. Il lavoro di Di Gianni, invece, si inscrive alla perfezione in quel filone che vede il Sud Italia come uno degli osservatori privilegiati per capire la realtà nazionale e descrivere un quadro di quello che è successo nel secolo scorso: l’archeologia della storia, ovvero quella che non è ascritta nella Storia, con la s maiuscola.

Un lavoro, quello di Di Gianni, che si affianca senza dubbio a quello portato avanti dallo stesso De Martino, piuttosto che dal documentarista Gabriele Palmieri, autore del bellissimo l’Uva Puttanella. Un lavoro di recupero di storie e tradizioni che sono pezzi importanti, diremo fondamentali, di un puzzle più grande. Il Centro, quindi, prenderà in considerazione il suo lavoro, senza escludere la possibilità di vedergli affiancati altri esponenti dell’Antropologia Visuale italiana.

“La scelta di farlo in Basilicata – spiega Brancati, che ha voluto fortemente questa struttura – è stata importantissima e fondamentale, in un momento in cui questa Regione vede molti dei suoi migliori esponenti cercare fortuna altrove. Di Gianni è un personaggio troppo importante per correre il rischio di vedere i suoi lavori dispersi”. Anche Muro si dice convinto dell’importanza, per la Basilicata e l’Antropologia, che questo centro può avere e per questo motivo ha messo a disposizione alcune stanze di proprietà del Comune e attrezzature varie.

L’inaugurazione è prevista fra qualche mese, vi terremo aggiornati e chissà che non potrà essere un’ottima occasione per (ri)scoprire una delle Regioni più belle e dimenticate d’Italia.

Angela Verrastro


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