Altritaliani

Le finestre di fronte.

sabato 8 agosto 2015 di Veleno

Quando non avevi il panorama, dalle tue finestre si vedevano le finestre di fronte. Passavi delle ore affacciato, nelle sere d’estate e quando eri stanco di vedere giù in strada la passeggiata, con le persone che si sorridevano o si evitavano a secondo delle gentilezze, degli sgarbi o delle indifferenze, alzavi il capo e vedevi le finestre di fronte.

In Inverno, le finestre erano chiuse e tuttavia, mentre affrontavi studi matti e disperatissimi, dalla tua, vedevi le finestre illuminate di fronte. C’era tutto un mondo che potevi osservare. Vi erano indizi e funzioni. Come al cinema. Guardavi gli arredi che dai piani bassi agli alti salivano con il salire del palazzo verso il cielo. Ai primi piani mobili di un triste e chiaro color legno, sormontati da indecifrabili foto in cornice di soldati e nonne, immaginette sacre in precario equilibrio appoggiate alle cornici medesime.

Un affidarsi nel disagio della povertà ai santi e ai propri defunti. Un mondo vecchio e se non vecchio pronto già ad esserlo. Con bambini e adolescenti già avvezzi al lavoro, che al mattino si svegliavano come soldatini, pronti a tornare in trincea, smaliziati da una vita precoce fatta di una quotidianità senza giochi e svaghi. Più saliva la tua vista e più lo schedario delle finestre ti presentava un mondo di varia umanità.

Vi era sempre la ragazza al telefono ad ogni ora, che ascoltava, l’eterno fidanzato, di solito torturando con le dita il vimine del divanetto all’ingresso ove a muro era posto l’apparecchio, proprio affianco al calendario annotato da appunti rapidi a penna. Nella finestra affianco il fratellino correva grassoccio, con le gambine scoperte dai pantaloncini blu, gridava e saltava esasperando la madre e il padre che urlavano a loro volta.

Come nel noto film di Hitchcock (La finestra sul cortile) essere seduti davanti alla propria, scrutando, discretamente, ma non tanto, le altre era uno spettacolo garantito. Poteva capitarti di vedere una bella giovane o una matura e piacente donna che chiusa l’inutile tenda trasparente di bianco, procedeva a spogliarsi, alcune avevano un minimo di malizia, quasi immaginando di essere lo spettacolo di occulti occhi che si aprono al desiderio. Altre, malignamente andavano avanti e indietro nella camera apparendo e scomparendo come per volontà di una odiosa e moralista censura. Si guardava e si sognava.

Qualcuno all’ultima luce preserale, si avvicinava ai vetri per leggere una lettera, di un parente lontano, magari emigrato e si spendeva una lacrima magari di tristezza o di invidia o gelosia. Poi c’erano i più ricchi e fortunati. Vedevi spuntare il levriero col padrone che entrato nel salone di legno scuro e lucido, andava ad accomodarsi sul sofà, con il suo volto lungo, serio e inappuntabile, mentre il padrone, con il volto come il suo, andava a pranzare i cappelletti in brodo con moglie e figli, serviti dalla cameriera.

A proposito di cameriere, le finestre di fronte come al cinema offrivano, a volte, anche veri drammi, come quella di una cameriera che caduta dal quarto piano di una finestra, mentre lavava i vetri, prima di morire ebbe un gesto che la diceva lunga su quei tempi. Infatti, temendo di essere scomposta prima di spegnersi, si copri le gambe con la gonna che nel volo si era sollevata. Si seppe poi, che non fu un incidente, la poverina incita, lasciata dal fidanzato, un soldato, non reggeva allo scandalo della sua condizione. Insomma l’aveva fatta finita. Dalle finestre di fronte andava in scena lo spettacolo della vita e della morte.

Oggi è difficile vedere qualcosa dalle finestre di fronte, di solito vedi un enorme televisore che proietta immagini. Un televisore così grande, magari in stanze cosi piccole, che chiude ogni visuale dell’interno. Un televisore così grande che potresti vedere i programmi TV comodamente dalla tua finestra. Non vedi altro.

A volte il dubbio è che in quelle case non ci sia più nessuno e che chi è andato via abbia dimenticato, prima di scomparire per sempre, acceso il televisore.

Veleno

Pubblicato il 22 febbraio 2010



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