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Elezioni 2018: Le anacronistiche polemiche sulla “razza”.

sabato 27 gennaio 2018 di Daniele Bertozzi

A 80 anni dalla vergogna delle leggi fasciste sulla razza, il tema riaffiora nella campagna elettorale che porterà gli italiani a scegliere il prossimo 4 marzo il nuovo parlamento. Il razzismo è anacronistico e finanche l’articolo 3 della nostra Costituzione andrebbe rivisto, se è vero come è vero che l’UNESCO già da anni ha stabilito che non esistono differenze e che l’unica specie è quella della razza umana.

Fra le polemiche sulla “razza”, il prossimo marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per rinnovare il mandato ai soliti politici che promettono le solite cose.

Ed eccoci che ci risiamo: l’immobilismo mentale, il conservatorismo ideologico e protettivo di vecchie usanze e privilegi, trionfa nella società italiana moderna e ci classifica fra le nazioni più retrograde d’Europa. E dobbiamo ritenerci già fortunati perché il paragone non è esteso ad altre nazioni del resto del mondo meno sviluppate, sia tecnicamente che culturalmente.

Così riaffiorano le parole che definiscono situazioni del recente passato come la parola “razza” riferita al genere umano che ancora primeggia nell’Art. 3 della nostra Costituzione repubblicana, parola appropriata al momento in cui la Costituzione fu proclamata (1946), ma obsoleta ed assurda al giorno d’oggi quando la scienza ha definitivamente stabilito e provato che la stirpe del “Homo Sapiens” non ha razze intermedie o derivanti.
L’ultima dichiarazione dell’UNESCO sulla razza (1978) sancisce infatti priva d’ogni fondamento scientifico qualunque dottrina che pretende di attribuire alle diverse stirpi umane differenze attitudinali, intellettuali e psichiche ecc.

Pertanto sarebbe tempo e molto opportuno prendere in considerazione di modificare l’enunciato della nostra costituzione dove appare la parola “razza” pur attribuendo tutti i diritti agli uomini di ogni stirpe senza menzionare quella parola, in modo da non dare adito di usarla a tutti coloro che ne fanno uso improprio e si giustificano poi con il fatto che la porola è compresa nella Costituzione repubblicana.

Ma noi abbiamo la “costituzione più bella del mondo”, l’ha detto Benigni, e dobbiamo difenderla senza mai aggiornarla per non cambiare nemmeno una virgola. È come se avessimo un’altro poema all’altezza della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Quindi, ai posteri lasceremo un’altra perla della letteratura italiana e nel frattempo interpretiamo le parole di questo documento come meglio ci fa comodo.
Siamo ormai degli specialisti a cambiare il significato originale delle parole lasciandone intatta la morfologia, come ad esempio per la parola “democrazia” alla quale abbiamo dato ormai diversi significati di comodo confondendone anche l’etimologia stessa.
E così “la pura razza bianca italiana” orgogliosamente vantata dal regime fascista rimarrà nella storia immutata nel futuro a testimoniare il prestigio di una civiltà che trattiene tutti i suoi valori esibendoli, con vanto, in un mondo che non sa spiegarsi come attitudini, tradizioni e concetti obsoleti, possano convivere ed essere attuali col nuovo modo di vivere delle civiltà moderne.

Ma gli italiani sono come “i gatti”, cadono sempre in piedi e forse anche questa volta sopravviveranno col nuovo governo che sarà imposto loro dall’inciucio dei partiti che andranno a votare il prossimo marzo. Le vie del “Signore” sono infinite ed io, italiano all’estero, spero per i miei connazionali rimasti in patria che tutto si risolva nel migliore dei modi. Lo spero per loro, perché non ho ancora capito come possa vincere la volontà popolare in un sistema elettorale dove il cittadino non può scegliere i propri governanti in base ad un programma di governo che non conosce. Come può sperare che cambi qualcosa quando gli stessi politici saranno nuovamente rieletti per fare quello che non hanno fatto nelle legislature precedenti.

Ci vuole molta fede per sperare, ma da quanto si vede, c’è più egoismo che fede e chi sta bene cerca di stare meglio, mentre chi sta male dovrà rassegnarsi a stare peggio o, egoisticamente, andare altrove: emigrare. In quest’ultimo caso sappiano che all’estero gli italiani non saranno soli e potranno contare sulle loro forze e il loro genio italiano, appunto.

Daniele Bertozzi
Da Melbourne (Australia)


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