Altritaliani

Il Natale a Napoli tra Tradizione e Post-moderno

domenica 27 dicembre 2009 di Eleonora Puntillo

Tre grandiosi palloni bianchi che emettono una intensa luce bianca, dando chiarore alla piazza del Plebiscito con i suoi diversi stili architettonici: Palazzo Reale seicentesco, la dirimpettaia basilica di San Francesco di Paola col colonnato nato napoleonico con re Gioacchino Murat e diventato borbonico con la chiesa centrale che imita il Pantheon, più i due edifici laterali gemelli simmetrici nati anch’essi con la restaurazione dopo il decennio francese finito anche dalle nostre parti con Waterloo.

E, nello spazio d’angolo fra il Palazzo Reale e uno dei “gemelli”, la vista del Vesuvio nataliziamente imbiancato di neve. Sono proprio le viscerali onde sonore captate nel ventre del gran vulcano che, attraverso un cavo telefonico e un computer decodificatore a riempire anche di suono la piazza, e anche a ricordare che là sotto c’è un gran fuoco in agguato. Le note vesuviane sono diverse per ciascuna delle mongolfiere che il vento di quest’inverno non fa stare ferme un momento; e quando non c’è vento, ci pensano ragazzi e adulti a farle danzare tirando le corde d’ancoraggio.

È venuto da Berlino ex est l’artista Carsten Nicolai, 44 anni, autore dell’installazione che ha intitolato Pioner II, reduce da una collaborazione musicale con il compositore Ruychi Sakamoto, chiamato dal Museo d’arte moderna “Madre” a mettere queste lune di fine d’anno nel vuoto metropolitano più pieno di significati e messaggi positivi e negativi.

Fino al 1993 infatti è stato osceno parcheggio per migliaia di auto che furono scacciate in occasione del G7 consentendo all’appena eletto sindaco comunista Bassolino di perpetuarne l’esilio ma senza poi riuscire a dare la piazza altro uso che quello saltuario (per quanto frequente) di gran concerti, comizi politici sempre più esigui di folla (al punto che non se ne fanno più), corse in motorino dei ragazzi, foto degli sposi e cerimonie militari con sfilata. Nulla però di meno effimero e di quotidianamente vivibile.

Nel resto della città la folla non è rara come nella gran piazza, anzi, ce n’è anche troppa, fatta di esseri umani appiedati che si muovono a fatica fra la quasi immobile fumante inquinante distesa di gommate lamiere che ancora vengono spacciate per veicoli semoventi. C’è molto da vedere sentire, c’è la sequenza di mostre multiple dove si propone il grande Barocco napoletano e si contrappone il Barock dell’arte contemporanea, gioco di parole contenente inviti parimenti interessanti con itinerario in cinque musei per il primo, e nel “Madre” per il secondo.

Folla nella famosa via dei presepi, San Gregorio Armeno nel cuore del Centro antico, e folla ininterrotta anche alle bancarelle presepiali di quanti avevano gridato protestato manifestato imprecato sostenendo che il crudele Comune li condannava a morte certa trasferendoli (per evitare il pericoloso sovraffollamento) in altre strade ugualmente storiche, dove adesso tutti sopravvivono incassano tacciono.

Eleonora Puntillo


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