Altritaliani

Spoleto Festival tra Fendi e Ferrara. Un’occasione di mecenatismo.

mercoledì 5 luglio 2017 di Lodovico Luciolli

In svolgimento il Festival di Spoleto (ex Festival dei 2 Mondi) che in chiave globalizzazione allarga i suoi confini con il sostegno di Fendi e della compianta Carla e la direzione di Giorgio Ferrara. Molti spettacoli e vedette dell’opera e della danza, con tanto teatro e prosa, nonché la novità di colloqui condotti da Paolo Mieli con alcuni dei più noti intellettuali italiani. Spoleto ancora una volta lascia il segno.

L’intelligenza artistica della fusione della casa di moda “Fendi” in quella di “LVMH” (Louis Vuitton Moët Hennessy) è consistita nell’autonomia del nome e del marchio che le è stata, da quest’ultima, lasciata non solo per le sue creazioni, ma anche per il restauro del patrimonio artistico italiano: da quello della Fontana di Trevi a quello del palazzo di Largo Goldoni nel centro di Roma, diventato sede e punto di vendita “Fendi” (e che esteticamente completa così, all’altro estremo di Via Condotti, la passeggiata “lussuosa” da Piazza di Spagna, con la fontana restaurata da “Bulgari”, pure di LVMH); e dal restauro del Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, diventato dal 2013 (per 15 anni) la sede principale di “Fendi”, alle altre sponsorizzazioni di questa a favore del valore inestimabile dell’arte italiana.

Anche quando questo valore è stato trascurato dalle vicissitudini precedenti: ad esempio Largo Goldoni prima altro non era che uno dei punti di passaggio caotici del centro, e il palazzo all’Eur era stato soprannominato la “gruviera” per il dispregio per il fascismo esteso agli architetti che invece come Piacentini avevano allora visto modernamente l’urbanistica; dispregio che ha fatto comodo all’ente Eur finché la sua amministrazione non è tornata all’efficienza e ha rivalorizzato la zona anche con il nuovo centro congressi: la “nuvola” di Fuksas.

Inaugurando la sede all’Eur, Fendi ha dato un altro contributo alla cultura, riservando il piano terra ad un’esposizione sulla storia dei progetti architettonici e delle realizzazioni dell’asse tra Roma e il mare lungo la Via Cristoforo Colombo.

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Grande il contributo di Fendi al festival.

Come oggi, dunque, il Palazzo della Civiltà Italiana brilla per le luci che dalle finestre, simmetricamente arcuate, giungono fino agli occhi di chi arriva dall’aeroporto in città, così Fendi brilla in Italia non meno di Vuitton in Francia per le altre iniziative culturali che sponsorizza. E come bisogna ringraziare Bernard Arnault in Francia, così bisogna ringraziare in Italia le sorelle Fendi.

Dopo i decenni di successo delle loro creazioni (anche nei films più raffinati di Visconti, Zeffirelli, Scola, Fellini, Bolognini e altri), oggi il frutto del lavoro di Anna prosegue con quello di sua figlia insieme a Lagerfeld, mentre il frutto del lavoro di Carla, mancata recentemente, è confluito in tutto ciò che ha fatto per il festival di Spoleto. Più precisamente: per risuscitarlo dopo la scomparsa nel 2007 del suo fondatore Gian Carlo Menotti, e per risuscitarlo con Giorgio Ferrara come Direttore e con il restauro nel 2010 del teatro Caio Melisso che oggi ha la sezione “Carla Fendi”.

Non è più il “Festival dei due mondi” (pur avendo mantenuto il nome originario d’incontro delle culture artistiche americana e italiana), ma è il festival d’incontro di tutte le culture.

L’energia di Giorgio Ferrara ha portato oltre 57 000 presenze nel 2016 e porta 90 titoli in questa 60a edizione: dalla compagnia di balletto classico e marziale di Jackie Chan di Pechino a quella che Eleonora Abbagnato ha creato come coreografa e interprete insieme a Benjamin Pech per l’omaggio alla Callas in occasione del 40° anniversario della sua scomparsa: i brani con la sua voce (tra cui Tosca e di Butterfly) sono danzati dalla migliore selezione che l’”étoile” ha fatto tra i colleghi dell’Opéra de Paris e quelli del corpo di ballo dell’Opera di Roma che dirige (tra cui Rebecca Bianchi, dopo la magistrale interpretazione di questa, l’inverno scorso a Roma e Parigi, dello “Schiaccianoci” sotto la sua direzione). Negli spettacoli di balletto è inoltre compreso quello dal titolo “Roberto Bolle (come coreografo e interprete) and friends”.

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Abbagnato - 0maggio a Callas

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Roberto Bolle and Friends.

Per l’Opera, il Don Giovanni di Mozart d’apertura del festival ha Ferrara come regista e l’Orchestra “Cherubini”; la quale, diretta da Riccardo Muti, effettuerà pure il concerto di chiusura in piazza: tutti meno che trentenni, i cui successi sono iniziati a Salisburgo nel 2007 facendo conoscere la musica del Settecento napoletano di Cimarosa, e sono continuati a Vienna, Parigi, Mosca, Colonia, San Pietroburgo, Madrid, Barcellona, Buenos Aires e Tokyo, anche sotto la direzione di Claudio Abbado e in spettacoli più moderni come quelli con Ute Lemper.

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Riccardo Muti

Per i concerti Ferrara, da Cartagena dove ha pubblicizzato il festival l’inverno scorso, ha invitato due gruppi musicali per dei brani “violoncello e piano” e “arpa, quatro, contrabbasso e fiato” di musica colombiana. Ha inoltre organizzato in omaggio alle vittime del terremoto un “Requiem” composto da Silvia Colasanti, già autrice di brani per il Maggio musicale fiorentino e per il precedente festival di Spoleto; le sue opere sono vendute da “Ricordi”.

L’aumento dei prezzi di alcuni spettacoli è destinato alle spese per i restauri in zona dai terremoti. Oltre al recital di Fiorella Mannoia e ai suonatori di jazz, le bande dell’Esercito e della Marina Militare integrano i programmi musicali con brani tra gli altri di Berlioz, Verdi, Rossini, Mozart e Bernstein.

A teatro, oltre a vari spettacoli (anche in strada) dei giovani dell’ “Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico”, e oltre ad Alessandro Preziosi nel “Van Gogh: l’odore assordante del bianco” (quello della stanza del pittore in manicomio) di Stefano Massini con la regia di Alessandro Maggi, sono in programma “La paranza dei bambini” (ossia la criminalità giovanile della camorra) di Roberto Saviano (dal suo omonimo libro, Feltrinelli, 2016) e le “Memorie di Adriana”: già se ne vede l’interpretazione magistrale della protagonista: Adriana Asti.

Magistrale quanto quelle sue nei decenni precedenti delle opere di Miller, Bernard Shaw, Genet, Pirandello e Goldoni; magistrale quanto quella dell’anno scorso a Spoleto e dell’inverno scorso al Théâtre de l’Athénée di Parigi della “Danza macabra” di Strindberg, ossia della danza d’invettive reciproche d’una coppia in Danimarca dopo decenni di matrimonio: magistrale anche perché era in coppia sul palcoscenico, come nella vita, con Ferrara.
E magistrale, certamente, come quella di Albertazzi nelle “Memorie di Adriano”. Ma mentre la solidità della coppia Ferrara-Asti è esemplare nella vita come nel lavoro, quella delle “Memorie di Adriana” (con Andrea Soffiantini e Andrea Narsi), tratte dalla pubblicazione dei suoi colloqui con il romanziere, bibliografo e adattatore teatrale René de Ceccatty, riflette tutte le caratteristiche del mestiere, per cui tra il camerino e il palcoscenico i sentimenti della persona e quelli del personaggio oscillano, s’alternano e si confondono, come i corrispondenti ricordi. Perciò, come per l’Adriano della Yourcenar e come per Albertazzi, negli anni dei bilanci l’emozione individuale rimane sempre in evidenza.

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Giorgio Ferrara direttore del festival.

Infine i pubblici colloqui di Paolo Mieli sulle città e le infrastrutture con (tra gli altri) Marco Minniti, Ministro dell’Interno, Fabrizio Curcio, Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Alessandro Amato, Dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Vincenzo Barone, Direttore della Scuola Normale di Pisa, e quelli di Corrado Augias su “questi nostri anni” e i loro cambiamenti con (tra gli altri) Romano Prodi, Ignazio Visco, Giuliano Pisapia e il Ministro Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini danno un’ulteriore attualità al festival.
Il quale, combinando in questo modo le sponsorizzazioni con le qualità dei suoi protagonisti, dà come risultato uno dei migliori esempi del mecenatismo nel Paese con il più grande patrimonio culturale.

Lodovico Luciolli

IL SITO UFFICIALE DEL FESTIVAL DI SPOLETO


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