Altritaliani

Riflettendo con i lettori sui resultati elettorali francesi 2017.

lunedì 3 luglio 2017 di Alberto Toscano

Il giornalista Alberto Toscano, risponde ad alcuni dubbi ed opinioni che sono stati inviati dai nostri lettori dopo il secondo turno delle legislative. Un’occasione per riflettere sul futuro francese di Macron all’Eliseo, e sulle conseguenze di quel voto, ma anche per ragionare e comparare con la nostra Italia, dove, appena ieri, il Presidente Mattarella ha insistito ancora affinché il Parlamento trovi la quadra per una coerente legge elettorale prima del voto a Primavera 2018. Una cosa non facile.

Non capita spesso che i commenti a un articolo (Vedi: Legislative francesi 2017: A Macron la maggioranza assoluta, ma...) offrano spunti davvero costruttivi, che consentono di completare l’analisi tentata dall’articolo medesimo. Questa volta è accaduto e dunque ringrazio i tre lettori di Altritaliani che sono intervenuti sul testo, uscito all’indomani del secondo turno delle legislative francesi.

Scrive Angelo* :

«Io non lo elogerei così tanto, il modello francese della V° Repubblica. La cosiddetta "governabilità" è solo una giustificazione, uno spauracchio di moda negli ultimi anni, una sorta di velo pietoso chiamato a gran forza a coprire i difetti palesi di una classe politica troppo spesso di scarsa o nulla qualità, vuota di contenuti, rappresentata da personalità mediocri e ottuse. Si può governare anche senza premi e senza trucchi, da sempre. Purtroppo l’attuale sistema francese, ben lontano dall’essere tutto questo modello di Democrazia che diversi analisti italiani gli tributano, dona una quantità spropositata ed esponenziale di potere ad una sola persona e/o ad un gruppo anche se a votare ci vanno quattro gatti e se il vincitore ha preso una manciata di voti in più degli altri. Altro che "Democrazia rappresentativa».

Naturalmente noi italiani abbiamo analizzato i risultati elettorali francesi pensando alla situazione della nostra penisola, ma proprio questo elemento non ci permette di sottovalutare il problema della governabilità. Delle due cose l’una : o vogliamo che la maggioranza parlamentare scaturisca direttamente dal voto dei cittadini (e allora bisogna accettare che i risultati di quel voto vengano amplificati da meccanismi maggioritari in sé discutibili) o vogliamo che gli assetti parlamentari rispettino fedelmente la ripartizione dei voti (e allora le maggioranze verranno costruite, all’indomani delle elezioni, attraverso accordi tra i partiti, con una prassi che abbiamo conosciuto fin troppo bene all’epoca della I Repubblica). A questo dilemma non si sfugge. Bisogna scegliere ; e il Parlamento italiano non riesce oggi a farlo. Certo che il modello francese ha dei difetti. Ma qui si tratta di capire quali difetti siano accettabili e quali no. Non dobbiamo scegliere tra la perfezione e i difetti ; ma tra difetti e altri difetti. Secondo me, il sistema dei ballottaggi, che in Italia ha dato buoni risultati nel caso dei comuni, potrebbe essere applicato anche all’elezione dei deputati. Ma questa è una semplice opinione.

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Macron presidente francese

Per contro segnalo ad Angelo che le elezioni francesi alla base dell’attuale svolta politica – le presidenziali – hanno visto l’affluenza del 77,77% degli aventi diritto al primo turno e del 74,56 per cento al secondo. I tre quarti degli elettori che vanno alle urne in due turni successivi non sono «quattro gatti». Certo l’affluenza è crollata alle legislative e certo questo è un vero problema (di cui dirò qualcosa nella risposta seguente). Io penso che un sistema elettorale debba essere soprattutto stabile e che la democrazia entri in una fase di turbolenza e anche di pericolo quando le leggi elettorali cambiano troppo spesso ; circostanza che dovrebbe spingerci oggi a giudicare con severità la scelta di Silvio Berlusconi che modificò nel 2005 il «Mattarellum» proprio quando gli italiani stavano abituandosi a questo sistema elettorale.

Un’ultima cosa. Angelo scrive che «da sempre» si può governare «senza premi e senza trucchi». Una cosa sono i premi, che possono essere discutibili, ma che vengono attribuiti alla luce del sole. Un’altra sono i trucchi, che falsano le regole del gioco.

Scrive Laurence* :

« E’ l’astensione che parla chiaro questa volta... speriamo il governo l’abbia sentita perché potrebbe produrre presto scontri forti in caso di ordonnances, ecc... per quanto riguarda “la loi travail”».

Non c’è alcun dubbio sul fatto che l’astensione alle legislative di giugno sia stata elevata e molto preoccupante. Lo spettacolare calo dei votanti rispetto alle presidenziali dimostra (secondo me) che i francesi concepiscono Emmanuel Macron come una sorta di monarca repubblicano, ma lo cucinano in una salsa di scetticismo. Accettano di dargli poteri enormi, ma lo fanno senza entusiasmo. Dunque il malcontento può tornare a galla ovunque e in ogni momento.

Sono d’accordo con Laurence quando prevede per Macron un periodo difficile. Aggiungo che il nuovo governo dovrà per forza di cose stringere i cordoni della borsa (la borsa con la « b » minuscola, quella della gente comune). La Francia non potrà beneficiare in eterno della benevolenza comunitaria a proposito del proprio deficit pubblico, che dovrà per forza di cose rispettare almeno il parametro fondamentale del 3 per cento. Macron gioca con intelligenza la carta del prestigio francese in ambito europeo, ma non può pretendere che Parigi possa continuare tranquillamente ad avere deficit superiori (anche di molto) al 3 per cento del Pil mentre altri (come l’Italia) devono stare parecchio al di sotto di quel livello.

Scrive Mauro* :

« Non é tutto oro quello che luccica e proprio oggi , 21 giugno scoppia il caso Modem. L’acquisizione di questo partito e del suo leader é stata una mossa felice di Macron; possiamo farci allora questa domanda anche se in politica i "se", non contano. Cosa sarebbe successo se lo scandalo Modem fosse scoppiato prima, non dopo le elezioni come é capitato al povero Fillon, ancora innocente fino a prova contraria, vittima di una campagna diffamatoria, orchestrata appena si era capito che sarebbe stato Lui il vincitore portatore di quella modernizzazione conservatrice di cui la Francia ha bisogno. Chi c’è dietro a questo fenomeno Macron? Invito Toscano a meditare».

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Mattarella presidente italiano

Ed eccomi qua a tentar di meditare. Prima di tutto non mi pare esserci dubbio sul fatto che - per quanto possa fregiarsi della «presunzione d’innocenza» sul terreno puramente giudiziario - François Fillon abbia avuto gravi «colpe» su quello politico. Il discorso del «così fan tutti» non può essere una giustificazione per chi viene pescato con le mani nel sacco a proposito di pratiche perlomeno discutibili. Forse Fillon non ha infranto la legge, ma il suo comportamento è stato davvero tale da irritare i connazionali. La stampa ha soffiato sul fuoco ? Certo che sì; ma Fillon non sarebbe stato screditato se non fossero emersi elementi per lui molto imbarazzanti. E poi c’è stata quella palese contraddizione tra l’impegno a rinunciare alla candidatura (in caso di incriminazione) e il rifiuto di mantener fede all’impegno assunto in modo libero e autonomo. Infine c’è stata la testardaggine di impedire alla propria famiglia politica di trovare una soluzione diversa dalla sua. Fillon ha detto: «O me o il diluvio !». Ha avuto il diluvio.

Io non dico che Fillon vada mandato alla Caienna. Ma i francesi hanno pensato che non dovesse andare neppure all’Eliseo. Mi permetto di aggiungere che certe situazioni («Noi eravamo al corrente del particolare attaccamento al denaro da parte di Fillon», ha confidato qualche giorno fa Rachida Dati a un gruppo di giornalisti europei) possono benissimo non comportare responsabilità penali (lo stesso DSK** è stato assolto in vari processi di varia natura), ma dovrebbero spingere i partiti a riflettere prima di varare una candidatura alla presidenza della Repubblica.
Fillon ha vinto le primarie presentandosi (contro Sarkozy) come il super-moralista; poi si è trincerato dietro lo scudo garantista della presunzione d’innocenza quando si è trovato lui stesso nella situazione di Sarkozy. Oggi è inutile infierire contro Fillon. Ma non è neanche giusto farne un martire. Senza gli errori di Fillon, oggi la destra sarebbe all’Eliseo e Bruno Le Maire sarebbe a Bercy. Qualche volta la politica riesce persino a farci sorridere …

Alberto Toscano

*Dei lettori per motivi di privacy abbiamo indicato solo il nome senza il cognome.

**DSK, per gli italiani, la sigla con cui è indicato Dominique Strauss-Khan, già direttore generale del FMI coinvolto in diversi scandali che lo portarono alla cronaca.


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