Altritaliani

Il fantastico Todorov, mio maestro ad Urbino.

mercoledì 8 febbraio 2017 di Carmelina Sicari

Mi raggiunge nella notte la notizia della morte di Tzvetan Todorov, storico delle idee, filosofo e antropologo bulgaro ma naturalizzato francese. Nato a Sofia nel ’39 è morto ora a Parigi. La penna non può restare inerte.

Todorov. Foto Bruno Charoy. Pasco.

Todorov possedeva, prima ancora di molte altre virtù, quella di essere profondamente umano, nelle fibre più autentiche della sua persona. La sua cultura oltre che squisitamente francese, giacché era stato allievo di Roland Barthes, era soprattutto europea.
Il titolo di una delle sue ultime opere, La bellezza salverà il mondo (2010), basta a indicarlo a chiare lettere: è infatti la frase che il grande scrittore russo, Dostoevskij, fa dire al protagonista de L’idiota.
Ma la sua vicinanza ai russi è più profonda dato che Todorov ha introdotto nella letteratura francese ed europea i temi del formalismo russo.
Il formalismo russo sviluppatosi tra il 1914 e il ’30 a S.Pietroburgo e Mosca, ha influito notevolmente sullo strutturalismo cercando di individuare le nuove regole nella ’forma’ del racconto. A partire da Vladimir Propp, autore di Morfologia della fiaba, il tema della fiaba con gli archetipi della narrazione in essa contenuti, divennero familiari alla gioventù studiosa europea.

Ma non è solo questo il suo altissimo merito. Todorov per il suo sentimento libertario fu definito giustamente ’umanista’. Il suo rifiuto di qualsiasi ideologia che gli faceva vedere come un incubo il ritorno in patria a Sofia, fu pari alla ricerca del ’genere’ letterario nuovo. Un genere come La letteratura fantastica apparso negli anni 70 presso Garzanti che costituisce come la pietra miliare del suo pensiero.
È anche il testo su cui si consumò il mio incontro ad Urbino con Todorov nel momento in cui i temi del ’doppio’, del racconto della psicanalisi si incrociavano, nel momento in cui insieme a lui ad Urbino teneva lezioni Foucault, per non dire di Umberto Eco.

Perchè questo non è un coccodrillo come tanti apparsi oggi sui quotidiani, questo è una memoria personale con la scoperta geniale di un’inclusione nel ’genere’ letterario che si voleva definire, della psicanalisi. Anzi il saggio di Todorov su La letteratura fantastica è un’anticipazione rispetto al rapporto psicanalisi-letteratura.
Nel ’meraviglioso’ si incrocia il simbolo onirico e il desiderio individuale, che crea il racconto. Nel saggio, Freud e Jung si incontrano e si incrociano, si contaminano, diventando davvero fecondi.

Non è un caso che dall’incontro con Todorov ad Urbino trassi stimolo per le ricerche su Ariosto e sulla poesia cavalleresca. Il gigantesco simbolo dell’ippogrifo in Ariosto, coniuga desiderio e forme archetipali di immaginario, coniuga collettivo ed individuale al livello sublime. E così il castello di Atlante dove si rischia di restare imprigionati dalla forma assunta dal proprio desiderio, ossia da una proiezione del se’.

Nel 2007, nel saggio Di fronte all’estremo, Todorov prendeva posizione di fronte alla ricorrente disumanizzazione e proclamava alto che la barbarie non va sconfitta una sola volta ma sempre, ogni qualvolta si ripresenti.
Lo stesso impeto che aveva posto ne La conquista dell’America del 1984 in cui l’America era l’altro da noi con cui bisognava fare i conti.

Ma il testo supremo, quello a cui devo grande riconoscenza, è proprio Letteratura fantastica che resta un testo fondamentale per comprendere non solo ’un genere’, non solo la letterarietà di un’opera, ma, in fondo, noi stessi.

Carmelina Sicari


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