Altritaliani

Pirandello a 150 anni dalla nascita ǀ Un profeta del nostro tempo

martedì 20 giugno 2017 di Carmelina Sicari

Luigi Pirandello, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934, è considerato, per la sua produzione, le tematiche affrontate e l’innovazione del racconto teatrale, tra i maggiori drammaturghi del XX secolo. Quest’anno verrà ricordata da numerose iniziative la sua nascita avvenuta 150 anni fa, il 28 giugno 1867 nella città di Agrigento. La sua fama non è mai tramontata anzi si va espandendo. Perchè?

Ci sono certi autori il cui pensiero ritorna continuamente nel nostro presente. Ormai appartengono alla nostra memoria collettiva e non possiamo più fare a meno di menzionarli, forse perché hanno saputo metterci sull’avviso di che cosa ci stia accadendo, di che cosa stiamo perdendo, e di come sia impossibile recuperare in tempo.
Pirandello per esempio la cui fama non è mai tramontata anzi si va intensificando sempre più.

Pirandello non è solo una delle avanguardie europee. Non ha inventato solo un linguaggio letterario di grande potenza, non ha solo interpretato il tipo umano in crisi trasferendo il pupo a significato universale: è un profeta del nostro tempo, cioè del nostro annientamento.
Marionette, che passione ! veniva ad esprimere un meccanismo comportamentale di inadeguatezza alla realtà non più a misura umana.
L’uomo, falsamente confuso, aveva perso la coscienza nella piazza dalle mille altre voci, nella confusione babelica della modernità, una volta rivelatasi.
“Ecce homo”: è come se avesse detto.
L’uomo, uno nessuno centomila, cadavere ambulante, morto vivente.

La scoperta di questa minacciosa crisi lo spingeva ad una riforma inesausta del carattere, delle voci, della strutture dei personaggi, al rinnovamento di tutta l’interiorità.

Un’intera società, un intero universo, come per Balzac, gemeva di vedere la luce come ne’ I Sei personaggi in cerca di autore e di esistere.
L’unica certezza è la follia, concludeva.
Enrico IV sceglie di restare per sempre nella storia dove tutto è già accaduto.
“Il teatro nel teatro”, il metateatro divengono elementi fondanti di analisi.
“Lo specchio, il doppio” sono tutti elementi di strepitosa innovazione con cui egli cerca di fermare il nostro tempo.

“L’uomo è pupo” dichiara, rifacendo il linguaggio semplice dei burattini.
- Tutti pupi - grida Salvo Randone ne’ Il berretto a sonagli, nel tentativo di giustificare la perdita della libertà e della dignità.

Poi c’è la follia con cui si chiude ogni scena ed i Miti, specie I giganti della montagna, con la fine di Ilse che viene uccisa dai mostruosi giganti, consegnano tutto all’Epica.

Non è questa profezia?
La bellezza, ultima spes, viene uccisa. Non c’è più speranza.
In tempi di post verità, come quella nostra, la conclusione è terribile.

L’era di Trump è adesso aperta. E noi... che non sappiamo trovare un valido motivo per pensare?
Troppo tardi, signori, troppo tardi!

L’irridente umorismo però è forse l’elemento scardinante.
La risata che svela il dolore e la disperazione.
L’uomo che ride, ride di se stesso e della sua fine spaventosa!

Carmelina Sicari


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