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Cinema

Esce in Francia il film Le Confessioni. Intervista al regista Roberto Andò

domenica 22 gennaio 2017 di Fabrizio Botta

Decisamente Toni Servillo furoreggia in Francia in questo periodo. Prima al Théâtre de l’Athénée - Louis Jouvet a Parigi nella splendida pièce “Elvira” e poi protagonista del film “Le confessioni” in uscita nelle sale francesi il 25 gennaio. Abbiamo incontrato per una breve intervista l’autore dell’opera, Roberto Ando’.

Il regista Roberto Ando’ in occasione della proiezione in anteprima del film LE CONFESSIONI lunedi 16 gennaio 2017, presso il cinema 5 Caumartin a Parigi.

Scrittore, sceneggiatore, più noto come regista di teatro che di cinema, dopo il successo del film “Viva l’Italia”, ritorna al grande schermo con un’opera molto interessante, “Le Confessioni”, dirigendo un cast di livello internazionale (Toni Servillo, Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu, Lambert Wilson).

L’abbiamo incontrato. Ecco l’intervista che ha rilasciato al nostro Fabrizio Botta:

FB.: Roberto Ando’ : un nuovo film ambientato in Germania, una decina di anni fa, durante un G8 atipico, al quale è stato anche invitato un monaco italiano. Quale evento l’ha ispirata nella scelta di questo tema?

Roberto Ando’: Diciamo che non c’è un evento specifico, ma un periodo, una serie di pensieri, di riflessioni e di incontri che mi hanno spinto a immaginare uno scenario come quello che c’è nel film. Un albergo dove si riuniscono dei potenti e arriva un visitatore inopportuno come lo è questo monaco, e ovviamente un film che tratta un precipitato di cose che poi sono destinate a diventare racconto.

FB.: Quindi una denuncia del presente?

RA.: Mi sembra che siamo arrivati ad un punto molto cruciale della nostra storia politica in cui c’è la sensazione che quello che è avvenuto negli ultimi 20 anni sia arrivato al capolinea, cioè anche una certa idea dominante dell’economia, del liberismo, quella predica che ci arrivava sempre da questi “economisti/dottori” che dicono che non ci sono alternative. Il film lascia invece trasparire la sensazione che il film possa raccontare l’aspetto umano di quanto il potere sia inadeguato a fare la sua parte. L’economia ha ancora la gloria che gli ha surrogato la politica, ma la sensazione è che qualcuno potrebbe spezzare i giochi.

FB.: Abbiamo letto della sua storia e della sua storia comune con Leonardo Sciascia : questo film ricorda secondo Lei il bellissimo “TODO MODO” di Elio Petri e con uno straordinario Gian Maria Volonté?

RA.: Todo modo è stato molto citato. Non credo che si possa fare un vero raffronto. Quello era un film costruito su una catena di delitti che colpiscono dei notabili Democristiani. L’assassino nel film di Petri è un prete, un prete cattivo. E questa è una differenza enorme con il mio film, dove invece viene messo al centro un personaggio positivo della religione che scommette sul bene. Mentre quello era un prete, interpretato da Mastroianni, che era l’ideologo del male. Infatti Sciascia alla fine della sua vita scrive un librettino che si chiama “Dalla parte degli infedeli” dedicato ad un vescovo di Agrigento dove dice: “Ci sono voluti 40 anni perché io potessi immaginare un prete buono”.
Qui invece c’è una immaginazione legata a un monaco, una figura più mistica e eccentrica rispetto alla Chiesa. Una figura particolare dell’umano più che del religioso. Sicuramente ci saranno delle comprensibili ragioni per fare un raffronto tra questi due film ma mi sembra veramente che il film “LE CONFESSIONI” abbia a che fare con qualcos’altro. Li c’era il suicidio del potere politico. Nel mio film c’è invece un’inadeguatezza, un senso di angoscia e c’è soprattutto la forte presenza di un personaggio che vuole entrare in gioco, questo monaco appunto.

FB.: Per lei questi tre aspetti, il politico, l’etico e il giallo, come si fondono in questo film?

RA.: Io ho sempre immaginato che il giallo, come ci ha insegnato Sciascia, è anomalo. Lui non ha mai fatto dei gialli classici e i suoi non prevedono soluzioni, ed anche Gadda che è stato un grande scrittore di gialli, dice che il giallo non prevede soluzioni. Il più grande scritto di questo tipo è sicuramente Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Diciamo che mi sento in buona compagnia nello sperimentare questo genere. Per me i gialli possono anche raccontare della impossibilità di trovare soluzioni.

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Roberto Ando’

FB.: Questa nuova collaborazione con Toni Servillo cosa le ha trasmesso?

RA.: Servillo è un attore che considero prezioso, compagno anche di avventure. C’è una intesa che va oltre il ruolo dell’attore e del regista. E’ chiaro che questo nostro rapporto è molto particolare e questa nostra relazione d’amicizia mi è molto cara.

FB.: Nel film c’è una bellissima colonna sonora, che spazia da Piovani a Schubert. Perché questa scelta?

RA.: Si, per alcuni passaggi del film ho scelto “Winterreise” (Viaggio d’inverno), il più famoso ciclo di lieder di Franz Schubert, tra i più conosciuti in generale nella storia della musica. Questa composizione è stata scelta non solo perché è un pezzo straordinario, ma anche per la sua valenza politica. Personalmente ho fatto anche l’’esperimento di mettere in scena il Viaggio d’inverno che per me trae origine dalla tentazione teatrale. La Winterreise è un viaggio introspettivo durante il quale il Wanderer incontra il proprio io riflesso nelle molteplici manifestazioni dell’inverno, nella natura che lo circonda: un peregrinare senza meta che si conclude solo con l’incontro con l’alter ego della Morte che è il suonatore di organetto. Quindi per me “Il viaggio d’inverno” è il viaggio dell’Europa, una Europa che in questi anni deve ritrovare la propria coscienza.

FB.: Quindi una ottima scelta musicale e una preziosa rete di dialoghi. Ma il film ha anche molti silenzi: Perché?

RA.: Il protagonista del film, il monaco Roberto Salus, ad un certo punto dice : “Io non posseggo nulla se non questa tunica e il silenzio che nessuno può comprare”. Il film vuole anche essere questo, far capire il ruolo del silenzio nella nostra vita.

FB.: Per concludere, LE CONFESSIONI puo’ essere un film che apre delle strade di riflessione sulle politiche a livello europeo?

RA.: Il problema è che la politica deve tornare ad avere un suo ruolo, non a fare da portavoce a testi che si scrivono altrove. Inoltre, appare ormai evidente che bisogna urgentemente, attraverso la politica, creare una possibilità di ridistribuzione della ricchezza. Questo tema delle disparità di ogni tipo sarà secondo me il grande tema dei prossimi anni.

Fabrizio Botta

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A seguito di questa intervista Altritaliani, vi invitiamo a leggere LA RECENSIONE DEL FILM “LE CONFESSIONI”, a cura di Armando Lostaglio, e a visionare il trailer:
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