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Letteratura italiana

Il Leopardi innovativo dell’antologia “La vita dei testi”. Un volume tutto per sé.

martedì 13 dicembre 2016 di Silvia Ricca

Dai testi alle immagini, passando attraverso gli “sguardi d’autore” e oltrepassando le etichette di “pessimismo storico e cosmico” a cui la scuola per troppo tempo ha abituato i suoi studenti, il manuale di letteratura italiana Zanichelli curato da Floriana Calitti ha tutte le carte in regola per essere considerato uno strumento didattico e conoscitivo di primo piano per comprendere Leopardi e la sua modernità. A cominciare dalla copertina del volume.

Dei fiori gialli in primo piano, dei monti che ricordano le pareti di un vulcano in lontananza, il mare e un cielo ceruleo con qualche nuvola che domina lo sfondo. Un classico ritratto paesaggistico, ma che assume un significato altro se associato a quel nome scritto in rosso che compare in alto a sinistra della copertina: Giacomo Leopardi. E allora ecco che queste immagini diventano la ginestra, il Vesuvio, la natura dominante dove l’assenza degli uomini non conta, il sentimento quasi nostalgico dell’infinito. Un preludio, insomma, alla poetica leopardiana che, non a caso, ritroviamo sulla copertina ideata da Leonardo Magrelli per il volume de La vita dei testi interamente dedicato a Leopardi. Perché presentare questo libro partendo dall’illustrazione della copertina? Perché nel manuale che Floriana Calitti ci propone, le immagini, insieme alla sezione definita «Sguardi d’autore», sono un efficace strumento per la comprensione dei testi e, più in generale, un vero supporto per l’apprendimento, il confronto e l’interpretazione.

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Uno dei pregi di questa antologia di letteratura italiana in 9 volumi è infatti l’aver scelto di puntare in buona parte sull’immediatezza comunicativa che passa dalle immagini prima ancora che dalle parole, tentando così di avvicinarsi alle nuove forme di comunicazione che, purtroppo o per fortuna, stanno favorendo nelle ultime generazioni il crescente bisogno di accedere a informazioni sempre più rapide – pensiamo, ad esempio, al ruolo dei tag e delle istantanee nel linguaggio ipercontemporaneo. Non più, dunque, fitte pagine in cui si susseguono e si accumunano nomi, date, opere e testi, ma un sobrio equilibrio tra parole e figure che cerca di adattarsi alle nuove esigenze dei lettori: in primis quelle degli studenti delle superiori.

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A. Ferrazzi, Giacomo Leopardi, 1820. Recanati, Casa Leopardi.

Nei capitoli introduttivi scritti da Luigi Trenti dedicati alla personalità di Leopardi e alla sua formazione, si nota allora una cartina geografica dell’Italia dove emergono i luoghi che hanno caratterizzato la sua vita come se fossero delle vere e proprie “cartoline”. Si ha così l’impressione di poter conoscere le tappe principali del suo percorso esistenziale e letterario con un solo sguardo. Nella parte destinata alle opere, invece, alcune riproduzioni di autografi leopardiani rendono finalmente vivi e concreti i testi agli occhi dello studente, che potrà quindi confrontarsi con la calligrafia dell’autore e avere un’idea più precisa del processo di scrittura di A Silvia oppure dell’indicizzazione dei pensieri dello Zibaldone.

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Skyladders di Yoko Ono

Il compito di pitture e illustrazioni selezionate per agevolare la visualizzazione del contenuto dei testi, si fa però più importante a mano a mano che ci si addentra tra le pagine dedicate all’analisi delle opere. A questo proposito vale la pena di ricordare in particolare i rimandi all’arte contemporanea e al cinema che, oltretutto, mantengono costante il confronto tra Leopardi e il presente, vera linea guida del libro. Alcune sono delle scelte sicuramente non convenzionali se si pensa all’installazione Skyladders di Yoko Ono che emerge tra le pagine dedicate all’Infinito oppure all’arte concettuale di Joseph Kosuth in calce ad uno dei testi zibaldoniani sull’assuefazione o, ancora, al fotogramma del film La grande bellezza accostato al Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani. Altre, come le immagini della messa in scena teatrale delle Operette morali e del recente film di Martone Il giovane favoloso, sembrano delle scelte forse ovvie, ma chiaramente necessarie per mantenere una presa visiva sui nostri giorni e rendere familiare il volto di Leopardi.

Accanto a questo apparato figurativo, c’è un altro supporto estremamente utile per la comprensione dei testi e per la riflessione. Non si tratta come si potrebbe subito dedurre della bibliografia critica, a cui Floriana Calitti ha pensato bene di destinare lo spazio digitale del manuale – fatta eccezione delle parole di Walter Binni sul messaggio della Ginestra ai giovani che chiudono la parte dedicata ai Canti – facendo così intendere che i testi di partenza devono restare i testi dell’autore e non la tradizione critica. Si tratta in realtà delle sezioni «Confronti» e «Sguardi d’autore», la solida chiave di volta su cui poggia La vita dei testi per proporre uno studio dinamico di Leopardi in grado di sollecitare negli studenti dei movimenti di pensiero, per dir così, più ampi. Queste sezioni mostrano infatti che un dialogo “a distanza” tra gli autori è possibile e che i testi non smettono mai di parlarci. Un aspetto quest’ultimo, a mio modo di vedere, da non sottovalutare nella didattica della letteratura e da favorire quando possibile ad un’analisi troppo meticolosa del testo che, molto spesso, ne offusca il vero contenuto.

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Sguardi d’autore: Yves Bonnefoy

Da Zanzotto a Celati, da Manganelli a Brancati e ancora da Calvino a Bonnefoy, gli sguardi proposti sono allora la riprova di questa possibilità di dialogo, della risonanza senza tempo e della forma multipla della vita dei testi di Leopardi e della loro attualità rivelatrice. Basti citare il commento di Valerio Magrelli a Scherzo, epigramma del 1828, in cui Magrelli ammira l’«estremo acume» con cui Leopardi osserva lo stato della prosa e della poesia come riflesso di un’epoca e di una società dominate dalla fretta; un preambolo, in un certo senso, della mercificazione del libro a cui assistiamo ancora oggi.

Dunque, riassumendo, spunti multidisciplinari con il mondo dell’arte, uso cognitivo delle immagini, risorse digitali che ampliano il libro di carta – considerato dall’autrice e dall’editore il «contenitore stabile e ordinato del sapere» –, sguardi d’autore in primo piano per incrociare i punti di vista (quelli degli autori e quello dello studente): La vita dei testi è a tutti gli effetti un manuale innovativo sul piano metodologico.

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Sguardi d’autore: Valerio Magrelli

E dell’antologia dei testi, l’anima in fondo di un manuale di letteratura, cosa resta? Anche sotto questo aspetto, l’operazione della Calitti si distanzia dalla maggior parte dei manuali tradizionali ed è soprattutto nell’organizzazione del materiale testuale che si percepisce la volontà di portare uno sguardo nuovo su Leopardi mettendo chiaramente in luce il movimento del suo pensiero poetante, per riprendere la fortunata definizione di Antonio Prete.

Per accedere all’universo leopardiano, l’autrice dell’antologia ha infatti preferito non partire dai Canti, come si sa la raccolta che contiene i titoli più celebri di Leopardi, ma dallo Zibaldone di pensieri. È Luigi Trenti che ha il merito di introdurci nella modernità di Leopardi, di farci cogliere il legame inscindibile di poesia e pensiero che caratterizza la produzione leopardiana e di accompagnarci nel labirinto dello Zibaldone attraverso un’accurata selezione di brani che prepara ad una lettura senz’altro più consapevole dei Canti e delle Operette morali. Bisogna a questo punto sottolineare tra le molte cose, oltre ad una specifica attenzione alle fonti e ai modelli che contestualizzano e accompagnano ogni testo, la coerenza che si riscontra proprio nella selezione dei testi estratti dalle due raccolte in versi e in prosa appena citate – 12 brani per i Canti e 4 per le Operette – in cui ritornano gran parte delle tematiche affrontate nella sezione dedicata allo Zibaldone.

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Antonio Berté, Il sabato del villaggio, collezione privata

Pensiamo, a titolo di esempio, al ruolo dell’immaginazione nell’Infinito; alla denuncia del progresso, cioè della ragione che avanza impoverendo l’immaginazione, nella canzone Ad Angelo Mai e nell’operetta che mette in scena un dialogo tra Colombo e Gutierrez; pensiamo ancora al piacere come attesa nel Sabato del villaggio; alla caduta delle illusioni e delle speranze attraverso la morte prematura di Silvia e alla natura indifferente verso gli uomini nella Ginestra e nell’aspro dialogo tra la Natura e un islandese nelle Operette morali.

Si delinea in questo modo un percorso didattico e conoscitivo in crescendo che conduce sino ai Paralipomeni. Un percorso che mostra perfettamente il connubio tra pensiero e poesia in Leopardi e che non può che confermare nella sua struttura di testo in testo così com’è stata ideata, le parole dell’operetta Il Parini citate non a caso da Luigi Trenti nel capitolo introduttivo proprio sulla modernità di Leopardi: «E ben sai che egli è comune al poeta e al filosofo l’internarsi nel profondo degli animi umani, e trarre in luce le loro intime qualità e varietà, gli andamenti, i moti e i successi occulti, le cause e gli affetti dell’une e degli altri: nelle quali cose, quelli che non sono atti a sentire in se la corrispondenza de’ pensieri poetici al vero, non sentono anche, e non conoscono, quella dei filosofici».

Sul finire di questa presentazione, non ci resta che chiudere il libro. Abbiamo così, tra le mani, un volume monografico su Leopardi che è parte costitutiva di un’antologia scolastica di storia della letteratura italiana. Per alcuni, forse, questa sarà una sorpresa: impensabile, fino a non molti anni fa, avere sul banco di scuola durante l’ora di italiano un volume di storia della letteratura di circa duecento pagine dedicato interamente a Giacomo Leopardi. Se ne ha dunque l’impressione immediata che Leopardi, conosciuto in Italia almeno quanto lo è il nome di Dante, occupi un posto tutto per sé nella nostra storia letteraria.

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Giuseppe Pietro Bagetti, Notturno con effetto di luna, 1820-1830, Torino, Palazzo Reale

Questo è in parte vero. Non è mai stato facile trovare “il posto” di Leopardi. In effetti, se dovessimo ricorrere alle consuete etichette storico-letterarie per sintetizzare e semplificare estremamente il discorso, mentre Manzoni lo collochiamo d’emblée all’interno del Romanticismo, con Leopardi la questione si complica. È un dibattito che gli accademici e critici letterari conoscono bene, al quale sembrerebbe aver contribuito in un certo senso anche il Ministero dell’istruzione con la normativa del 2010. L’operazione di Floriana Calitti di creare un piccolo volume a parte, per dir così, su Leopardi, si iscrive infatti nell’organizzazione assai recente dei manuali di letteratura italiana per le superiori, a seguito del decreto sui piani degli studi per i percorsi liceali che riconosce «la complessità» della posizione di Leopardi nella letteratura europea del XIX secolo, sottolineandone al tempo stesso le «risonanze novecentesche della sua opera». Ragioni per le quali, secondo la normativa, Leopardi dovrà essere studiato all’inizio dell’ultimo anno.

Considerando questi aspetti, l’idea di un “volume a sé” su Leopardi pare la soluzione migliore. Se da un lato risolve, perlomeno a livello editoriale, la lunga querelle sul classicismo e romanticismo ma anche, perché no, illuminismo e antiromanticismo leopardiano, sdoganando dall’obbligo di inserire Leopardi in un volume dedicato a un -ismo troppo vincolante, dall’altro lato lascia carta bianca agli insegnanti che dovranno, però, far fronte ad un’importante quesito sul piano didattico: studiare Leopardi all’inizio del quinto anno, con tutto ciò che ne comporta. Al di là di un programma ancora più denso da compiere durante l’anno più breve del quinquennio, dove tutte le energie sono rivolte all’esame di Stato, si richiede soprattutto un approccio quasi “atemporale” su Leopardi, in quanto lo svolgimento della prima parte dell’Ottocento è previsto entro il quarto anno. Insomma, un Leopardi da studiare in priorità sulla base dei suoi echi novecenteschi anziché rispetto al suo tempo storico.

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Leopardi (Elio Germano) e Fanny Targioni Tozzetti (Anna Mouglalis) in una scena del film Il giovane favoloso (2014) diretto da Mario Martone

C’è da dire che il piano dell’opera de La vita dei testi lascia comunque liberi gli insegnanti di scegliere il “momento opportuno” per parlare di Leopardi, secondo la propria metodologia didattica: come seguito del volume Il Barocco e l’Età dell’Illuminismo, mettendo così in risalto i complessi rapporti col Settecento soprattutto in termini di eredità del pensiero; dopo il Romanticismo e Manzoni, cercando allora di capire le ragioni del contrasto e della distanza dai suoi contemporanei; oppure al termine del volume Dal Naturalismo al Decadentismo in linea, a quanto pare, con la normativa ministeriale, nella prospettiva delle riprese novecentesche dell’opera leopardiana.

Non si vuole certo risolvere la questione in queste righe. Resta però il fatto evidente che agli insegnanti spetta una sfida didattica complessa. Vale a dire riuscire nel compito, non facile quando la tendenza è ancora quella di studiare per nozioni e non per confronti, di far capire che affrontare prima un autore e poi l’altro durante la lezione di storia della letteratura italiana non significa che questi autori abbiano vissuto in epoche diverse. Che Leopardi lo si studi prima o dopo Manzoni, il 1827 resterà sempre l’anno della prima edizione dei Promessi sposi ma anche delle Operette morali, oltre che dell’incontro tra i due autori avvenuto Firenze. «Ma davvero, Prof., - chiedono gli studenti - Leopardi e Manzoni si conoscevano?».

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Leopardi (Elio Germano) in una scena del film Il giovane favoloso (2014) diretto da Mario Martone

Ad ogni modo, rispetto a quella che possiamo definire una “riforma” dei manuali scolastici Floriana Calitti, con il suo racconto della vita dei testi, ha senza dubbio compiuto un’impresa ardua: quella di racchiudere in un unico volume l’essenziale che c’è da sapere su Leopardi dandone al contempo i mezzi per un approfondimento specialistico, oltre ad essere riuscita, soprattutto, nell’intento di delineare un profilo “nuovo” di questo autore. Non solo, grazie agli sguardi d’autore, ha messo in risalto l’incredibile attualità di Leopardi e le risonanze novecentesche della sua opera, come richiesto dalla normativa ministeriale, ma ha anche dimostrato come sia possibile spiegare il suo pensiero senza l’uso di quelle etichette della letteratura che hanno gravato troppo a lungo sulla sua comprensione, stigmatizzandone l’immagine.

La vita dei testi, insomma, ci offre il racconto di un «un classico “moderno” – come scrive Luigi Trenti – più recente e più vicino a noi» per la sua sensibilità verso l’esistenza. Un autore fuori dal tempo proprio perché immerso nell’osservazione del suo tempo. Un autore al quale, anche per questo motivo, è assolutamente normale seppur nell’eccezionalità, dedicare un volume tutto per sé all’interno della storia della letteratura italiana.

Silvia Ricca
Université Paris Sorbonne Nouvelle

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