Altritaliani

Si è spento Alessandro Levi Sandri indimenticato Console generale a Parigi.

domenica 11 dicembre 2016 di Alberto Toscano

« E adesso che farai, amico mio, col tuo libro su Paul Lafargue? ». A questa domanda – e a tante altre - Alessandro non può più rispondere. Quando Alessandro Levi Sandri veniva a Parigi, da Roma o dalla Nuova Zelanda, mi parlava di un sacco di cose, tra cui quella sua idea (diventata un simpatico tormentone) di scrivere il libro sul filosofo francese nato a Cuba nel 1842 e morto a Draveil nel 1911.

Morto per scelta e per rifiuto dell’idea di invecchiare. « Sain de corps et d’esprit – scriveva Paul Lafargue subito prima di togliersi la vita con la moglie Laura Marx - je me tue avant que l’impitoyable vieillesse - qui m’enlève un à un les plaisirs et les joies de l’existence et qui me dépouille de mes forces physiques et intellectuelles - ne paralyse mon énergie, ne brise ma volonté et ne fasse de moi une charge à moi et aux autres ». Lafargue ha rifiutato di arrivare ai settant’anni.

Il suo ammiratore Alessandro Levi Sandri voleva arrivarci, eccome. Alessandro apprezzava i suoi scritti controcorrente e la sua libertà di pensiero ; non certo l’idea di rinunciare alla vita. All’età di 67 anni, di progetti per riempirla ne aveva un sacco. Il tempo gli è mancato.

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Levi Sandri ambasciatore in Nuova Zelanda

Alessandro non c’è più, e per tutti gli amici di Parigi il colpo è durissimo. Amici numerosi e sinceri, che hanno imparato ad amarlo per le sue capacità professionali di diplomatico e anche per le sue straordinarie doti umane, negli anni in cui è stato console generale. Alessandro sorrideva spesso. Lo faceva in quel modo particolare che usano le persone molto intelligenti e molto generose. Quelle che negli altri sanno vedere il bene e anche cogliere gli scivoloni, senza mai approfittare di questi ultimi. In un mondo prigioniero delle sue contrapposizioni, Alessandro smontava - con quel suo sorriso ironico e con battute apparentemente semplici - le arroganti certezze di chi crede sempre d’avere la verità in tasca. Alessandro Levi Sandri era una persona profondamente onesta. Un uomo squisito di cui siamo in tanti in Francia (e non certo solo qui) a percepire già l’assenza.

Appena era arrivato a Parigi come console generale d’Italia, Alessandro Levi Sandri ha messo alla prova la mia memoria e il mio senso dell’humour ricordandomi la scenata che nel 1984 l’allora ministro della Difesa mi fece durante un viaggio a Belgrado, a causa del titolo che un redattore sbadato aveva fatto ad un mio articolo. In quel momento lui faceva parte dello staff dei diplomatici italiani in quel paese che ormai non c’è più (pare si chiamasse Jugoslavia).

Dopo gli anni al Consolato di Parigi [1], è rientrato a Roma e poi è partito come ambasciatore per la Nuova Zelanda, dove ha tra l’altro contribuito al ritorno nella nostra penisola di opere d’arte italiane (partite per quel lontano paese insieme ai soldati che avevano combattuto durante la Seconda Guerra mondiale intorno a Montecassino). "La tragedia di Montecassino trova il suo epilogo in questo gesto simbolico di pace e di fratellanza universale", ha detto nel 2014 Alessandro, celebrando nelle sue vesti di ambasciatore d’Italia il ritorno a Montecassino e a Faenza dei capolavori d’arte da lui recuperati col coraggio del dialogo.

L’ultima volta che ci siamo visti a quattr’occhi – affondando le forchette tra gli spaghetti all’amatriciana che avevo appena spadellato – Alessandro mi ha parlato come al solito degli amici che avrebbe visto qui a Parigi e di quelli che gli spiaceva non riuscire a vedere a causa della breve durata del suo viaggio. Mi ha parlato dei suoi figli, che naturalmente amava e che in più ammirava. Poi ci siamo messi a scherzare e a cazzeggiare un po’, con le nostre battute non sempre politically correct. Alla fine mi ha mostrato quelle pagine del libro su Lafargue e io gli ho buttato lì una frase come: « Ma sono quindici anni che me ne parli ! Ti ci vorrebbe un’eternità per scriverlo ! ». Adesso ce l’hai, caro Alessandro.

Alberto Toscano

[1Alessandro Levi Sandri è stato Console Generale a Parigi dal 2 agosto 2004 al 29 settembre 2008


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