Altritaliani

Andare per boss e diventare deputati

domenica 22 novembre 2009 di Eleonora Puntillo

Qui a Napoli davvero non ci facciamo mancare niente.
Il settimanale L’Espresso ha rivelato, attingendo a pubblicissimi atti giudiziari, che l’avvocato Luigi Cesaro, deputato dal 1996 ed eletto trionfalmente l’anno scorso presidente della Provincia di Napoli per il partito del premier Berlusconi, venne condannato a cinque anni di carcere con l’accusa di favoreggiamento al clan camorristico del superboss Cutolo protagonista di una guerra con clan rivali, in tre anni 1500 morti ammazzati.

L’avvocato Cesaro non si fece trovare dai poliziotti che dovevano arrestarlo nel gennaio 1984, si costituì qualche giorno dopo, rimase brevemente in carcere, e la severa condanna del maggio 1985 venne cancellata dall’assoluzione in Appello nell’aprile dell’86, confermata dalla Suprema Corte di Cassazione. L’avvocato sostenne che lui e la sua famiglia (costruttori) erano solo vittime di estorsioni.

E che cosa aveva fatto per far cessare l’oppressione? Giammai aveva pensato di rivolgersi alla polizia, di denunciare gli estorsori: semplicemente - lo dichiarò lui stesso, e lo hanno scritto i giudici nella sentenza assolutoria - si era rivolto alla sorella factotum del boss Cutolo (che era in carcere).
L’avvocato ottenne un biglietto di raccomandazione e andò a consegnarlo personalmente al viceboss Pasquale Scotti, latitante accusato di ben 40 omicidi, che fu arrestato poco tempo dopo e riuscì a evadere dopo essersi finto pentito (dal 1984 la sua foto campeggia inutilmente fra quelle dei ricercati più pericolosi d’Italia).
Stretto collaboratore del presidente Cesaro è adesso l’assessore alla Legalità Franco Malvano (già deputato), nell’84 vicequestore e capo della Squadra Mobile che aveva compiuto le indagini su Cesaro e al momento di arrestarlo non l’aveva trovato in casa; testimone delle nozze di Aniello Cesaro, costruttore fratello del presidente, è stato l’anno scorso il dr. Arcibaldo Miller, che aveva firmato (con altri due magistrati) l’ordine di cattura in quel lontano 1984, e che da alcuni anni è capo degli ispettori del Ministero della Giustizia del governo Berlusconi.

Non poteva mancare su Napoli l’ondata mondiale di orrore e scandalo, di editoriali etno-socio-moralistici e di polemiche per quel video che mostra un killer sparare il colpo di grazia alla sua vittima già a terra, fra gente che s’allontana o addirittura scavalca il cadavere. Il killer è stato arrestato grazie a quel video.

Niente ondata di orrore e di scandalo per un altro video che mostra l’assalto di tre rapinatori a un tale che si difende, fugge, s’infila in un taxi e grida al tassista di partire ma il tassista apre la porta e se ne va tranquillo verso un gruppo di una decina di colleghi che restano altrettanto tranquilli, non sono fatti loro, mentre i rapinatori tirano fuori dal taxi la loro vittima e la lasciano a terra derubata e sanguinante. E’ accaduto davanti alla stazione di Roma, la capitale.

Nora Puntillo


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