Altritaliani

’I’m ready My Lord’… Ora Leonard Cohen sarà nell’Alto dei Cieli

venerdì 11 novembre 2016 di Armando Lostaglio

Un altro gigante se ne va in questo 2016, ma non senza lasciarci l’ennesimo gioiello. Nel suo recente ed ultimo album - You want it darker - Leonard Cohen mormorava “I’m ready, my lord” - “Sono pronto, signore”. Il grande poeta, artista e cantautore canadese, l’uomo alla voce di notte, profonda e sensuale, che cantava l’amore, la religione, il desiderio, il misticismo, è morto a 82 anni. Ci lascia una discografia che, come quella di Bob Dylan, avrebbe meritato di essere coronata con il premio Nobel di letteratura. Goodbye, Leonard, so long.... Ci vediamo lungo la strada.

C’è un’esplosione di luce / In ogni parola / E non importa se tu abbia sentito la sacra o la disperata. Allelujah …Allelujah

Per un poeta che canta versi come Allelujah ci sarà (per forza) un posto nell’Alto dei Cieli. Non tanto perché qui cita la Bibbia, la profondità della conoscenza e del divino. Non sembri un abuso, un canto di fine corsa per un poeta che è volato lassù. Il commiato dovuto: no, non lo avrebbe forse nemmeno voluto, lui, schivo e fuori dai forti riflettori.

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Leonard Cohen lascia questa terra a ottantadue anni, ma la sua voce calda e i suoi versi resteranno, come i suoi racconti. Un autore completo, il mitico cantore canadese che ha ispirato generazioni di autori anche da noi. Se non fosse stato per Fabrizio De André che ce lo fece conoscere con ben quattro canzoni, forse non lo avremmo compreso ed apprezzato nei decenni scorsi.

Dagli Anni ’60 e fino ad oggi, Cohen, di origine ebraica, ha esplorato l’intimo più profondo, l’amore, il sesso, la politica e il costume. De André lo traduce a suo modo con Suzanne e Nancy, con Giovanna d’Arco e La famosa volpe azzurra (con la splendida interpretazione di Ornella Vanoni). E altri come De Gregori e Locasciulli, dagli anni ‘70 hanno tratto ispirazione da questo immenso poeta della canzone.

Il cinema d’autore lo ha citato, come Robert Altman che introduce I compari del 1971 con la voce suadente di Cohen di The Stranger Song. E anche Bob Dylan e Joan Baez nel loro film Renaldo e Clara (del ’78).
Certo, la Letteratura ufficiale poteva in passato rendere sublime Leonard Cohen con un Nobel che non è arrivato mai. E’ stato aggiudicato al suo amico Bob Dylan un mese fa, e come fosse stato conferito anche a lui. Leonard aveva dichiarato in proposito: “… Bob Dylan ha ricevuto il premio Nobel, ebbene dirò che per me è come aver dato al monte Everest una medaglia per la montagna più alta del mondo”. Ovvero, qualcosa di scontato quanto veritiero. Che umiltà.

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Così cantava (nel 1991) in premonizione della democrazia (Democracy) che sarà sempre un dono da conquistare e salvaguardare:

Sta arrivando dalla tristezza delle strade, / i sacri luoghi dove le razze si mischiano; /dal casino omicida /che si perpetra in ogni cucina / per decidere chi dovrà servire e chi dovrà mangiare.
Dai pozzi della delusione /dove le donne si inginocchiano per pregare / per la grazia di Dio nel deserto qui /e nel deserto più lontano: /La Democrazia sta arrivando negli Stati Uniti…

Uomo di cultura e di musica che ci ha donato in quattordici album (l’ultimo appena un mese fa) l’esperienza della libertà come riconoscimento umano, dell’amore verso la bellezza e delle periferie del mondo, lui erede di una tradizione letteraria che fa del continente americano un baluardo di innovazione e profonda conoscenza.

Nel commiato alla sua amata Marianne, la sua musa, scriveva:

“Ti ho sempre amata per la tua bellezza e la tua saggezza, ma non serve che io ti dica di più poiché lo sai già. Adesso, voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica. Amore infinito. Ci vediamo lungo la strada.”

Parole dolcissime e di grande intensità. Un amore struggente.

Nel suo Libro del Desiderio composto durante il suo lungo soggiorno presso il monastero Zen sul Monte Baldy in California, Leonard Cohen scriverà, in un sussulto di umiltà:

Tra le migliaia / di coloro che sono conosciuti /o aspirano a farsi conoscere /come poeti,
forse uno o due / sono poeti autentici
gli altri sono finti, /gente che bazzica i sacri recinti /cercando di darla a bere.
Non c’è bisogno che vi dica /che io sono uno di quelli finti
e questa è la mia storia.

Armando Lostaglio

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