Altritaliani

La Buona Scuola va!

giovedì 15 settembre 2016 di Armando Lostaglio

E’ il titolo dell’ultimo libro di Matteo Alfredo Bocchetti (Armando Editore, 2016) che mette sotto la lente d’ingrandimento le critiche dei Sindacati a “La Buona Scuola” progettata dalla Legge 107 del 13 luglio 2015, legge che intende rilanciare il sistema scolastico nazionale.

“Il processo di diffusione delle conoscenze e delle competenze è l’elemento cruciale, il meccanismo che consente al tempo stesso la crescita generale della produttività e la riduzione delle disuguaglianze sia all’interno di ciascun paese sia a livello mondiale …. ma si tratta di un processo di diffusione delle conoscenze e di condivisione del sapere - bene pubblico per eccellenza - più che di un meccanismo di mercato.”

Partendo da tale assunto dell’economista Thomas Piketty, e proprio per evidenziare l’importanza delle conoscenze e la condivisione del sapere quale bene pubblico per eccellenza, l’ultimo lavoro editoriale di Matteo Alfredo Bocchetti (Armando Editore, 2016) mette sotto la lente d’ingrandimento le critiche dei Sindacati a “La Buona Scuola” progettata dalla Legge 107 del 13 luglio 2015, legge che intende rilanciare il sistema scolastico nazionale. Una legge che non pochi strascichi ha lasciato, dal momento della sua difficile gestazione l’anno prima, con scioperi e dure prese di posizione da parte sindacale e non soltanto.

L’autore, nelle sue intense analisi (in 160 pagine) senza mezzi termini, lascia percepire il suo pensiero, lungi da eventuali manipolazioni ideologiche ma da esperto di argomenti di scuola, avendo operato per lunghi decenni quale dirigente scolastico. Bocchetti scrive infatti: “Chi considera la Legge 107/2015 una Riforma del Sistema Scolastico italiano si sbaglia. La normativa in vigore, a partire dal 1974, lo dimostra.

Quantunque ciò, non è da considerare una Legge inutile in quanto manifesta, nei suoi 212 commi, la ferma volontà di rilanciare la nostra Scuola verso orizzonti di formazione umana e intellettuale capace, da una parte, di rispondere alle istanze di una società tecnologicamente avanzata, dall’altra, di regolare - con la diffusione di saperi funzionali e la costruzione di saldi sentimenti umanitari - fenomeni che stanno mettendo a rischio la stessa esistenza dell’uomo.

Non è una legge inutile anche perché vuole dare vera concretezza all’Autonomia scolastica, dal 1999 sempre decantata e mai realizzata. La 107 vuole recuperare, in altri termini, il tempo perduto.” Ciò che all’autore preme sottolineare è anche il particolare rapporto e le posizioni non sempre di spicco del nostro Paese nei confronti degli altri, dell’OCSE in particolare. Disciplina per disciplina (già, la matematica!) registriamo ritardi a partire dalle prime classi d’istruzione. “La Pedagogia – sostiene - sta vivendo una fase molto particolare e molto delicata in quanto non si trova di fronte soltanto all’alunno e alla società con le loro ben definite caratteristiche, ma al mondo intero dove società liquide, culture e leggi diverse, logiche politiche e indirizzi economici si confrontano e si scontrano quotidianamente sotto le spinte della globalizzazione. Emergono così esigenze nuove: quelle di regolarizzare il rapporto uomo-ambiente, lavoro-uomo, sistema legislativo-popolo, istituzioni-comunità, benessere-miseria, politica-giustizia, consumo-ecologia, sapere e produttività.” Ma di questo è consapevole anche la classe politica? “Pedagogia e Politica – spiega Bocchetti - sono convinte che l’unica arma che si ha a disposizione per evitare, da una parte, la crescita del divario ricchezza- povertà e, dall’altra, un capitalismo capestro che tende a concentrare la ricchezza nelle mani di pochi, sono il sapere e la conoscenza.

Molti paesi dell’OCSE hanno colto già da tempo questo messaggio, tanto è vero che hanno apportato sostanziali riforme ai propri Sistemi scolastici, elevando sensibilmente la qualità dell’istruzione. In Italia, invece, benché le tante leggi avanzate sul piano pedagogico, la Scuola non ha raggiunto livelli di alta qualità educativa e formativa. Nei Rapporti sulla Scuola figura in coda alle classifiche.

Il testo analitico di Bocchetti asserisce che la realizzazione dell’Autonomia scolastica con una didattica laboratoriale e con l’ alternanza Scuola-Lavoro, nei modi indicati dalla legge, è una necessità se si vuol far fronte alle nuove sfide della società moderna. E’ una necessità anche perché la Scuola italiana figura in fondo alle classifiche in fatto di competenze linguistiche, matematiche e digitali.

I Paesi che primeggiano sono quei paesi dove sono state realizzate radicali riforme del Sistema Scolastico nel rispetto non solo delle indicazioni delle Scienze dell’educazione ma anche delle istanze sociali, economiche e politiche del mondo moderno. Corea, Norvegia, Giappone, Germania, Stati Uniti, Finlandia, Svezia, Russia, Cina, Inghilterra, ad esempio, lo dimostrano. Ma perché l’Italia figura agli ultimi posti? La risposta è, per l’autore, in queste motivazioni: Perché lascia a desiderare il modo di insegnare che è più nozionistico e trasmissivo che problematico; perché la Scuola continua a vivere lontana dal Territorio e non è ancora laboratorio di saperi sia disciplinari che culturali; Perché è ancora marcato il distacco Scuola-Mondo del lavoro sia dal punto di vista didattico che dal punto di vista del sostegno finanziario; Perché in Italia c’è una forte resistenza al cambiamento non solo da parte dei docenti ma anche da parte dei Sindacati.

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Matteo Alfredo Bocchetti

Per rispondere alle moderne esigenze educative e formative necessita - precisa l’autore - una adeguata formazione del corpo docente, realizzata sul campo in situazione di didattica operativa con gli alunni dietro la guida di un pedagogista competente e non teorico; quella “formazione che produce, da una parte, più autonomia in fatto di libertà di insegnamento e, dall’altra, più opportunità di crescita per gli alunni sul piano delle capacità critiche”. Necessita ancora che i Sindacati si liberino dalle categorie ottocentesche di “lotta di classe (oggi le classi non esistono: esistono le categorie sociali)”; di Sfruttamento (gli studenti delle Scuole Secondarie Superiori che fanno esperienze nelle Aziende private o pubbliche per sperimentare e consolidare conoscenze acquisite nell’ambito scolastico, non sono manodopera sfruttata); di asservimento ai privati (il Dirigente che si serve di professionalità esterne, come da P.T.O.F., con regolari convenzioni per realizzare progetti che vedano coinvolti alunni e genitori non si presta a strumentalizzazione né svende la Scuola; di discriminazione (il Dirigente che, con un regolare comitato di valutazione, assegna premi in danaro ai docenti che si impegnano di più nella realizzazione di strategie di insegnamento-apprendimento innovative, non discrimina ma gratifica chi merita) o il Dirigente che, sempre nel rispetto delle procedure previste dagli Organi collegiali, premia gli alunni più meritevoli non discrimina bensì favorisce l’eccellenza); di potere in riferimento al Capo d’Istituto (il potere del Dirigente è obiettivamente limitato e non assoluto, perché continua ad essere controllato e subordinato alle decisioni collegiali e alla disposizioni di legge.)

Insomma, a parere di Bocchetti, oggi il Sindacato-Prometeo può essere nocivo alla Società e alla Scuola. Ci vuole una moderna concezione di politica sindacale come c’è in altri paesi dell’OCSE, liberandosi da complessi “edipici” con il potere. In definitiva, è importante cogliere e dibattere la provocazione di Matteo Alfredo Bocchetti, già autore di testi incisivi sul mondo della scuola (sempre per Armando Editore) come “Perché non va il maestro unico” (2009), “L’antipedagogia dei politici” (2012) e “Gli istituti comprensivi? Un problema!” (2014). Testi utili ad entrare nei meandri di un mondo fondamentale per la civiltà, e che coinvolge l’intero tessuto sociale a diversi livelli.

Armando Lostaglio


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