Altritaliani

Il Brexit e Alice nel paese delle meraviglie

venerdì 8 luglio 2016 di Carmelina Sicari

Nella Lettura del Corriere della Sera di domenica 3 luglio un articolo ha tentato di spiegare il Brexit con Shakespeare. A me pare più congruo spiegarlo con Alice.

Non sono dotata di spirito profetico anche se molti dei miei conterranei lo furono. Alludo naturalmente, si licet parva cum magnis comparare, a Gioacchino da Fiore ed a Campanella.

Ma pur senza spirito profetico ho avvertito da subito che il Brexit avrebbe trionfato. Curiosamente non per intuizione, ma per motivi letterari.

Il testo guida è stato Alice.
Un popolo che produce Alice di Lewis Carrol non puo’ che optare se non per scelte irrazionali, almeno non ordinarie, non appartenenti al buon senso, a quello che definiamo il senso comune.
Il testo di Alice nel paese delle meraviglie interpretato con codici e sottocodici, dalla psicanalisi, dalla semiotica, dalla simbologia iunghiana, è un testo zeppo di paradossi che esprime le ossessioni nazionali, quelle che hanno spinto appunto ad uscire dalla Ue.

Tra queste ossessioni, l’ora del té del cappellaio pazzo.
Il cappellaio che corre e corre, appare e scompare guardando l’orologio perchè deve essere puntuale per l’ora del té, non ha consistenza simbolica quanto antropologica e storica.

Tra le apparizioni, fondamentale quella della regina di carte che sprezzantemente ordina di ammazzare tutti i giardinieri colpevoli di avere sbagliato il colore delle rose.

Qui c’è tutta la sfiducia nel potere, di cittadini che hanno visto decapitare sovrani, la visione sanguinaria dello stesso potere, la sua delegittimazione se non appunto nella dimensione coreografica di un gioco.

La maniera in cui gli inglesi amano esprimersi è il paradosso e l’ironia.

Non è un caso che G. K. Chesterton scriva di sé sub specie paradoxi. Ne L’uomo che fu Giovedì dello scrittore inglese, c’è l’ossessione per le trame nascoste, per i complotti a cui lo scrittore contrappone la semplicità del cuore. Il paradosso dei gruppi misteriosi nascosti trova un contraltare.
Chesterton crea il detective più intelligente, padre Brown, che riesce a districare la contorta scia dell’uomo, a decodificare le trame partendo dal rifiuto dell’oscura ossessione complottistica per il chiarore della semplicità.
Gilbert Chesterton ammira l’uomo che per salvare il matrimonio rapisce la propria moglie.

Il paradosso esiste ancora, il gusto nazionale per ciò che è bizzarro è utile e buono se aiuta a scoprire la verità.

Ridere anche nel dramma, ridere di sé, delle proprie ossessioni.

Solo che qui, nel Brexit, c’è poco da ridere.

Carmelina Sicari


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