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Cinema

Il ritorno de La donna della domenica di Comencini

martedì 28 giugno 2016 di Fabrizio Botta

Ritorna nelle sale cinematografiche francesi il film di Luigi Comencini, “La donna della domenica” (La Femme du dimanche), tratto dal celebre romanzo del duo Fruttero e Lucentini. Un caso letterario e cinematografico in Francia, dove l’opera nei suoi due formati è molto amata e spesso oggetto di studio sull’italianità in molti centri ed istituti linguistici.

A 40 anni dall’uscita nelle sale, TAMASA distribution ci regala una versione restaurata di questo interessante giallo di Comencini: La Donna della Domenica. Un film che stupisce soprattutto grazie ad un cast stellare : Marcello Mastroianni, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant, Lina Volonghi. Nelle sale a Parigi e nel resto del paese dal 15 giugno 2016.

Siamo negli anni di piombo in una soleggiata estate Torinese. Il capoluogo piemontese viene sconvolto da un atroce delitto, quello dell’architetto Garrone (Claudio Gora, il celebre compagno di Biby ne Il Sorpasso), ucciso con un corpo contundente (un fallo di pietra). Le indagini vengono assunte dal commissario Santamaria (Mastroianni), romano da tempo residente nel capoluogo piemontese. Santamaria fa presto a capire che per arrivare alla soluzione del delitto dovrà affrontare non pochi ostacoli, visto che a essere coinvolta nell’inchiesta è praticamente quasi tutta la “città bene”. A essere interrogata per prima è l’affascinante Anna Carla Dosio (Bisset), bella e annoiata signora, che passa il suo tempo libero fra una mostra e una serata mondana.

Il delitto diventa quindi l’unico interessante soggetto per fuggire alla noiosa routine dell’aristocrazia torinese, che si appassiona a questa storia come se fosse una partita di pallone. In uno squallido quadro di persone ciniche e disprezzabili, emerge la figura di un impiegato comunale, Lello Riviera (Aldo Reggiani, omosessuale dichiarato, costretto ad una relazione clandestina con il suo amante Massimo Campi (Jean Louis Trintignant). Quest’ultimo tenta con ogni mezzo di trovare l’assassino pur di trovare un alibi al suo amante. Il film si sviluppa quindi come una partita a scacchi e dove fino all’ultimo quasi tutti i personaggi restano sospettati. Il finale è sorprendente.

Tratto da un romanzo di Fruttero e Lucentini, questo film è un ottimo esempio di commedia gialla. Il ritmo è buono, le emozioni assicurate, in più c’è uno sguardo inedito e tagliente sul perbenismo di facciata dell’alta società torinese (e in generale della borghesia in stile Bunuel). I personaggi sono ben tratteggiati, emergono la volgarità della vittima (Garrone), il rifiuto del rango di Massimo Campi, la noia coniugale della signora Dosio, la falsa cortesia, ma solo perché gli è stata imposta, del Commissario, la grettezza della Tabusso. Il contrasto tra la bellezza delle ville aristocratiche della collina e il degrado del centro storico accentua la distanza che separa questi due mondi torinesi. La sceneggiatura regala tratti di comicità e perle dialettali molto piacevoli.

Non siamo certamente in un film dalla complessità sociale come in "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" o in un film politico di Francesco Rosi. In alcuni momenti sembra che Comencini non abbia chiaro quale aspetto privilegiare tra i vari temi toccati. Il film riesce tuttavia a smarcarsi per delle straordinarie interpretazioni (forse la migliore è proprio quella della Bisset) e una impareggiabile colonna sonora di Ennio Morricone. Il film ci regala uno sguardo diverso della tradizionale Torino operaia e di lotta degli anni 70, mettendo in luce un mondo che non ama esporsi ai riflettori ma che tiene in mano la società.

Da vedere o rivedere!

Fabrizio Botta

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