Altritaliani

Vince il Brexit. La GB scrive una drammatica pagina di Storia.

venerdì 24 giugno 2016 di Alberto Toscano

Il bello della democrazia è che la maggioranza vince. Il brutto della democrazia è che vince anche quando ha torto e spara cavolate pazzesche. Di cavolate ne sono state dette proprio tante, nel corso della campagna elettorale britannica. Pur di coltivare il mito della « lotta per l’indipendenza », i fautori della Brexit hanno lanciato ogni tipo d’accusa a Bruxelles, compresa quella di voler impedire ai bambini britannici di gonfiare i loro palloncini.
Adesso è la sterlina a sgonfiarsi, e la colpa non è certo dell’Europa. I sudditi di Sua graziosa Maestà si trovano in tasca una moneta più debole e avranno dunque meno quattrini per importare i prodotti altrui. Compresi i nostri, che saranno dunque penalizzati proprio in un periodo di difficoltà economiche. Non ci voleva.

Cominciano le discussioni sul divorzio comunitario. Tra le sponde della Manica voleranno i piatti e gli insulti. « Sei sempre stato un egoista ! ». « Proprio tu dici questo! Hai dimenticato tutto quello che ho fatto per te nei momenti difficili ? ».
Il problema è che in Europa non si può risolvere tutto con un « Me ne torno da mia madre ! » o con un catartico « Vaffa ! ». Bisogna trovare un modus vivendi, visto che Londra può lasciare le istituzioni comunitarie, ma non il continente in quanto tale. Le piaccia o no, sul suolo europeo dovrà pur rimanere.

Negoziati stanno per iniziare tra Londra e la Commissione di Bruxelles, in un clima di irritazione, di rimproveri e di ripicche. La posizione delle istituzioni europee e del « primus inter pares » dell’Unione (la Germania) è stata espressa chiaramente prima del referendum : « out is out ». O dentro o fuori. Dunque fuori davvero. Soluzioni « alla svizzera », con accordi di amichevole collaborazione a 360 gradi, sono difficili. Oltre ai problemi tecnici, ci sono le condizioni psicologiche. Le discussioni saranno lunghe. Uno o due anni.

In Gran Bretagna il populismo ha spopolato. Altrove in Europa spinte del genere emergono con forza, cavalcando parole d’ordine che sembrano giochi di prestigio. Slogan facili, falsi e banali, che diventano efficaci in un universo di comunicazione impressionante quanto confuso. Ognuno dice la sua, cercando di « far colpo ». Il web spinge al tempo stesso all’informazione, alla contro-informazione e alla disinformazione. L’euroscetticismo prospera praticamente ovunque. Intanto tra i paesi europei si rafforza un confine : da un lato quelli che devono comunque stare insieme (perché hanno la stessa moneta e – Germania compresa - pagherebbero un prezzo enorme se l’abbandonassero) ; dall’altro quelli che hanno una gran voglia di trarre vantaggi dall’Unione (vantaggi molto consistenti, come nel caso della Polonia) e di prendere al tempo stesso le distanze da Bruxelles.

Da questo punto di vista, la Brexit può accelerare una rivoluzione copernicana. Non più il vecchio « sistema solare », con tanti pianeti, tante orbite e un solo astro centrale. Ma un nuovo e doppio sistema celeste, che si sta costruendo giorno dopo giorno. Al centro del primo – composto dalla ventina di paesi della zona euro – ci sono e ci saranno: un’idea d’Europa integrata, una banca centrale, una moneta unica, una solidarietà politico-finanziaria e politiche di bilancio decise in comune. Questo sistema ridotto, integrato e compatto fa parte a sua volta di una galassia più ampia e disordinata, con al suo centro le tradizionali istituzioni dell’Europa comunitaria : Commissione, Consiglio dei ministri ed Europarlamento.
La « rivoluzione copernicana » della Brexit favorisce una distinzione più netta tra le due Europe. Quella dell’euro, che potrà sopravvivere solo avviandosi verso una dinamica federale, e la galassia del mercato unico, del Parlamento comunitario e di alcune politiche comuni (come l’agricoltura), che sarebbe comunque inguisto banalizzare o sottovalutare.

Queste due Europe possono benissimo armonizzarsi tra loro, a condizione di saper ritrovare la fiducia delle proprie opinioni pubbliche. Per ottenere tale risultato occorre che politici e tecnocrati si mettano finalmente in discussione e cambino alcune loro deleterie abitudini. Bisogna piantarla col giochetto stupido (e ormai masochista) in base a cui le autorità nazionali scaricano sistematicamente sull’Europa le responsabilità dei propri errori. Bisogna piantarla di ignorare, di sottovalutare o di strumentalizzare il problema delle migrazioni, che (piaccia o non piaccia) è molto sentito dalle popolazioni europee. Bisogna piantarla di privilegiare le regole pedanti, minuziose e talvolta inutili a scapito delle scelte strategiche. Bisogna soprattutto piantarla col sottovalutare il peso e le conseguenze dei problemi reali della popolazione, a cominciare dall’assoluto bisogno che venga adottate una vera politica di investimenti.

Se si condannano gli europei a mangiare per otto anni pane e austerità, non c’è poi da stupirsi se la gente si lascia sedurre dalle sirene dei populismi. Il populismo non distribuirà mai il companatico, ma almeno distribuisce un’illusione.
Per sgonfiare quell’illusione, l’Europa ha bisogno di fatti ; non di chiacchiere, di veti e di austerità.

Alberto Toscano

Alberto TOSCANO è giornalista e scrittore italiano a Parigi dal 1986, collaboratore di diversi media italiani e francesi. Ex presidente della Associazione della Stampa estera in Francia, è attualmente presidente del Club della stampa europea di Parigi.


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