Altritaliani
Missione Poesia. Poesia italiana contemporanea.

Poesia con Caterina Camporesi: “Muove il dove”.

sabato 16 aprile 2016 di Cinzia Demi

Con uno stile scarno ed essenziale Caterina Camporesi, ci propone la sua poesia: tra le pieghe della sua ultima raccolta poetica “Muove il dove”, rimuginando sugli spazi bianchi, riflettendo sull’assenza di parole ecco che d’improvviso ne troviamo il senso, riusciamo a riempirla di contenuti, di verità, di tutti quei versi che non mancano affatto, che sono lì già scritti e che bastano a significare quella meta da raggiungere che è il vivere la vita.

Caterina Camporesi è nata a Sogliano al Rubicone (Fc) nel 1944 e vive tra Rimini, la Garfagnana e Roma. Svolge attività di psicoterapeuta. Già condirettrice de "La Rocca poesia" e redattrice de "Le Voci della Luna", collabora a riviste con recensioni, testi poetici e saggi inerenti al rapporto tra psicoanalisi e creatività.

Ha pubblicato sette raccolte di poesia: Poesie di una psicologa (1982), Sulla porta del tempo (1996), Agli strali del silenzio (1999) Duende (Marsilio, 2003), Solchi e nodi (Faraeditore, 2008), Dove il vero si coagula (Raffaelli, 2011), Muove il dove (Raffaelli, 2015). È presente con la silloge "La sorte risanata" nell’antologia La coda della Galassia (Edizioni Fara, 2005). Suoi testi sono stati pubblicati in antologie e riviste.

Conosco Caterina Camporesi da diversi anni. Di lei mi hanno sempre colpito l’atteggiamento sereno, le argute e pacate riflessioni con cui è capace di affrontare le svariate tematiche nei suoi saggi , il verso breve, a volte lapidario, ma incessante e incalzante, sinuoso ed elegante che la contraddistingue in poesia. Il suo curriculum la dice lunga sull’esperienza che ha maturato in campo poetico e saggistico e ai convegni, ai quali a volte abbiamo partecipato insieme, la caratteristica dei suoi contributi ha sempre rispecchiato una modalità di affrontare la dimensione costruttiva e realistica, una visione concreta dell’argomento, offrendo un punto di vista peculiare proprio al suo modo di essere, uno sguardo ben radicato sulle opportunità delle cose.

Parlare della sua poetica, che affronteremo nel contesto del suo ultimo libro, “Muove il dove” (Raffaelli, 2015), significa dunque provare a guardare il mondo attraverso una prospettiva di ricerca molto rarefatta, dove le parole sono essenziali, dove il sottrarre vale più dell’aggiungere, dove il silenzio del non detto del foglio bianco assume un significato enorme rispetto a quanto scritto. In punta di piedi, dunque, ci addentriamo in questo lavoro, con il timore quasi reverenziale di disturbare un’interiorità che, da sempre, si relaziona con la meditazione.

MUOVE IL DOVE

Muove il dove si inserisce nel percorso dell’autrice come suo nuovo e antico sistema di esplorazione e confronto colloquiale con le grandi domande esistenziali nel quale, come rileva la prefatrice A.M. Tamburini, l’avverbio dove della precedente raccolta (Dove il vero si coagula) diviene un sostantivo, ovvero: “Accompagnato dall’articolo il complemento di luogo diviene soggetto utile a indicare una direzione. Manca l’oggetto” nel titolo del libro, e in tale contesto, Muove il dove: s’incupisce lo sguardo/scaduto nel reale//muove il dove nell’altrove “La dialettica dove/altrove sembra porsi in parallelo a quella tempo/eterno”.

Il Dove, divenuto quindi correlativo oggettivo del sentimento stesso, è la meta che, come recita il distico d’inizio libro, è Il proprio andare. Probabilmente il cammino del poeta è già di per sé un andare, un camminare su strade impervie, un immaginare vie e viottoli che, intersecandosi con le esperienze della vita stessa, contribuisce a formare quell’esperienza unica che si trasforma in esperienza di poesia. E, ancora più probabilmente, l’esperienza di Caterina Camporesi conduce in questo porto. Nel porto della poesia. In questo porto, nell’economia delle parole, di cui l’autrice è maestra, non si fa economia di riferimenti marini: in scansioni ormeggiano parole … la storia si accasa sui fondali dell’io … su acque dell’alba/cammina l’incontro … [si può] navigare in nebbie di anse … [e] verità naufraghe/lambiscono rime … annegando/nel vuoto rovente … e potrei continuare a lungo.

Che forse sia il mare il luogo dove raccogliere le memorie del tempo e provare a costruire quella meta di viaggio? Per molti poeti lo è stato. Nel passaggio dalla terra alle acque, laddove l’ancestrale viaggio nel liquido amniotico è un passaggio inequivocabile, un ricordo di vita felice e protetta, ecco che anche l’acqua del mare, e gli elementi che fanno parte di questo contesto, assurgono a incipienti strali a cui aggrapparsi per non cadere, per proseguire. L’autrice ne fa una sorta di luogo poetico dov’è possibile affrancarsi dalle verità: da quali verità? La verità della poesia e nella poesia non può non esserci, non ci sarebbe nemmeno la poesia. Ma l’idea appare chiarificata in questo testo: annaspando/in ambiguità d’acque/s’onora seppellendolo/il già perso//in crepe d’onda/verità s’affrancano/da uraganti abissi dove l’ambiguità è affrancata - questa volta sì -dalla poesia.

Nell’insieme il lavoro dall’autrice appare come un testo unico, suddiviso in spazi e silenzi – numerosi spazi e silenzi – ma da leggere tutto d’un fiato come una preghiera che ritrova il lessico, la lingua madre, e diventa Sibilla premonitrice e aedo di memorie, desideroso di cantare quella rara verità ritrovata, in un dolore che cova il senso atteso, e di cantarla proprio con la parola della poesia che muove il mondo nel silenzio che si fa motore, che si fa leva d’azione.

Dicevamo sopra uno stile scarno ed essenziale è quello di Caterina Camporesi, a volte viene voglia di chiederle di dire di più perché, quando le parole mancano, ne sentiamo l’assenza ma, rileggendo tra le pieghe del libro, rimuginando sugli spazi bianchi, riflettendo su quest’assenza ecco che d’improvviso ne troviamo il senso, riusciamo a riempirla di contenuti, di verità, di tutti quei versi che non mancano affatto, che sono lì già scritti e che bastano a significare quella meta da raggiungere che è il vivere la vita.

Alcuni testi da: Muove il dove

in scansioni ormeggiano parole
all’erta del cenno che le rivedi

traslocano da bocca a bocca
impazienti d’impararsi

***

sprigiona folgoranti lampi
il buio a lungo sigillato

strinando arcaici ieri
dona al domani sentieri

***

non quello che si dice
neppure quel che si fa

- dispera ciò che si è -

***

in tane lunari
trame segrete
perpetuano mete

scaramantiche danze
propiziano sortilegi

il di lui volto
nei colori del tramonto

Cinzia Demi
Bologna, aprile 2016

*****

P.S.: “MISSIONE POESIE” è una rubrica culturale di poesia italiana contemporanea, curata da Cinzia Demi, per il nostro sito Altritaliani. Per scoprire i contributi già pubblicati:
http://www.altritaliani.net/spip.ph....

Chiunque volesse intervenire con domande, apprezzamenti, curiosità può farlo tramite il sito cliccando sotto su “rispondere all’articolo” o scrivendo direttamente alla curatrice stessa all’indirizzo di posta elettronica: cinzia.demi@fastwebnet.it


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