Altritaliani
Novità editoriale

Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano, di Gordiano Lupi

Candidato al premio Strega 2016 - Historica Edizioni
sabato 26 marzo 2016 di Carla Cristofoli

A febbraio ho compiuto 48 anni. Devo dire che compierne 40 già mi aveva fatto un certo effetto. Come passare il confino senza visto, sapendo di non poter tornare indietro e di entrare in un territorio sconosciuto: la vista si abbassa nell’ombroso bosco, il cammino è irto di insidiose rughe, il metabolismo improvvisamente rallenta il passo. Le mie cinquanta vasche in piscina sono diventate sugli over40 progressivamente 20, 10, zero.
L’approssimarsi ai 50 mi ha regalato lo yoga e uno stato di calma e serenità, sapendo che ormai il più è fatto. Il resto è turismo. Viaggio, dunque, a velocità di crociera.

Se faccio mente locale, nella mia formazione non esiste periodo più oscuro dell’adolescenza. Ansia, paura, incertezza, scuola, insegnanti, genitori, amici, non amici, essere alla moda, non esserlo, il primo amore, che sarà l’ultimo e per sempre, unico, forse, ma non l’ultimo e per sempre. Dolore, pianto, tormento.
Ma soprattutto, esiste nella vita dell’adolescente la massa indistinta di adulti che tutto sa e tutto deve insegnare. Massa che per l’adolescente niente capisce e niente può capire. Quella massa da cui l’adolescente dipende e con la quale ogni forma di comunicazione è impossibile.
L’adolescente è solo. Solo e disperato. Nessuno lo capisce e tutti pensano sia solo uno scassaballe. Invece lui soffre. E basta.

Ecco, io a quindici anni non tornerei manco se mi pagassero, preferisco contarmi le rughe allo specchio. Fine della faccenda.

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Miracolo a Piombino di Gordiano Lupi inizia con questa citazione:Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che quella è la più bella età della vita”.
La frase è di Paul Nizan e con essa concordo sinceramente. Manco a dirlo.

Il protagonista del romanzo è Marco, ha 17 anni.
È cosi solo e disperato che inizia a raccontare la sua vita ai gabbiani del porticciolo di Marina, tanto da sentirsi uno di loro, in particolare uno di loro, Robert, che fugge lo stormo, come Marco fugge la massa.

Marco guarda l’Isola d’Elba, Piombino si specchia sul mare. La città resiste dura al vento, Marco e Robert si lasciano trascinare dal vento.

Due storie parallele, che in realtà non s’incontrano mai, ma che si raccontano l’una all’altra. Si tratta infatti di due racconti brevi, nati distintamente e poi uniti a formare un romanzo o, come dice Giordano Lupi, un racconto lungo.
Del racconto breve questo testo ha la schiettezza, l’immediatezza e il taglio poetico del dramma. Non indugia nelle descrizioni, al contrario scatta immagini dei sentimenti e delle piccole vicende dei due protagonisti. La storia è infatti accompagnata dalle fotografie di Riccardo Marchionni ed è in realtà molto semplice.

Ci parla della difficoltà di crescere, di staccarsi dall’infanzia, di inoltrarsi in quel mondo adulto pieno di incognite e di contraddizioni, che l’animo puro di un adolescente fa fatica ad accettare, con il quale gli è difficile, se non impossibile, venire a patti.
"Insegnami a volare Robert! Voglio fuggire dai pensieri che non mi fanno dormire", cosi il ragazzo si rivolge al gabbiano.
Una richiesta banale, semplice. Quello di cui tutti i giovani hanno bisogno: risposte semplici.
Il gabbiano non risponde. Se anche lo facesse, il giovane è sordo a ogni parola, l’unica cosa che sente è il dolore di quel che sta perdendo.

Non so se ci avete fatto caso, ma il nostro mondo è molto rumoroso, a tratti, lunghi tratti, fastidioso. Un mondo tutto preso dal suo rumoreggiare, che non fa caso a nessuno. Neanche a Marco. A nessuno.

Le due storie corrono sul filo della nostalgia dell’infanzia e della solitudine. Il gabbiano abbandona lo stormo e inizia il suo viaggio, spinto da curiosità, fame di conoscere il mondo, incontrando e affrontando le difficoltà a farsi accettare per la sua diversità: "un ribelle in fuga che accetta la sfida della vita per tentare di vincerla".

Marco è ancorato alla sua roccia, immerso nei libri e nella musica, vive nel sogno, si fonde e si perde in un amore tragico. Il gabbiano è il suo sogno, quello di voler tutto abbandonare: ’sognava di partire lontano, alla deriva del proprio futuro’.

Mentre il gabbiano vola alla scoperta del suo mondo, Marco sprofonda sempre di più nel suo dolore, fino a trovare la paura di impazzire e di restarne per sempre invischiato. È nel punto più estremo del dolore, che Marco capisce che non deve aver paura del dolore. Una forza travolgente, un rapido e affannoso susseguirsi di azioni, fatti, idee.
Sprofonda, Marco, in un vortice che finisce per ricongiugersi al suo gabbiano, la sua anima più libera, il sogno.

Il gabbiano non è più solo: ’Robert aveva cominciato a pensare che non era più tempo di solitudine. Bisognava smettere di fuggire di fronte alla vita’.
Marco osserva dall’alto il panorama del porto, le fonti della vecchia Marina, lo stabilimento siderurgico, sente, o meglio ascolta, i suoni che non lo infastidiscono più, ma che sono ora i luoghi della sua storia.

Trova il coraggio estremo di andare altrove. Ovunque.

Carla Cristofoli

Scheda del libro:

Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano
di Gordiano Lupi
Historica Edizioni: http://www.historicaedizioni.com/
Prezzo: 12€

Trama:

Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che quella è la più bella età della vita”, la frase di Paul Nizan è il leitmotiv di Miracolo a Piombino - Storia di Marco e di un gabbiano, romanzo breve che sin dal titolo rende omaggio al capolavoro di Zavattini e De Sica. Apologo sull’adolescenza, un romanzo di formazione condotto sul doppio binario della crescita di un ragazzo e della scoperta del mondo da parte di un gabbiano. Molti i rimandi poetici, le consonanze con le tematiche di Baudelaire, il contrasto tra individuo e società, la noia esistenziale da un lato e le aspirazioni ideali dall’altro. Il tema centrale del racconto è l’adolescenza, narrata con descrizioni poetiche di una città in divenire, scandita da suggestioni, sfumature e sentimenti impalpabili che sottolineano il legame con un’infanzia difficile da abbandonare e la voglia di fuggire. Racconto simbolico nella parte fantastica, quasi fiabesca, del gabbiano solitario che vive un momento simile all’esistenza di Marco. Fotografie originali di Riccardo Marchionni.

*

L’autore:

Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Collabora con Futuro Europa, Inkroci, La Folla del XXI Secolo, La Linea dell’Occhio, L’indro e altre riviste. Dirige le Edizioni Il Foglio Letterario. Traduce gli scrittori cubani Alejandro Torreguitart Ruiz, Felix Luis Viera, Heberto Padilla e Guillermo Cabrera Infante.

Tra i molti lavori ricordiamo: Nero Tropicale, Cuba Magica, Un’isola a passo di son - viaggio nel mondo della musica cubana, Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura, Almeno il pane Fidel, Mi Cuba, Fellini - A cinema greatmaster, Velina o calciatore, altro che scrittore!, Fidel Castro – biografia non autorizzata, Fame - Una terribile eredità, Storia del cinema horror italiano in cinque volumi, Soprassediamo! - Franco & Ciccio Story.

Ha tradotto La ninfa incostante di Guillermo Cabrera Infante (Sur, 2012).

Dimenticare Piombino, il suo ultimo romanzo, nel 2014 è stato presentato al Premio Strega. I suoi ultimi lavori sono il romanzo breve Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano e due testi di cinema: Gloria Guida, il sogno biondo di una generazione e Divina creatura - Il cinema di Laura Antonelli.

  • Contatto: lupi(at)infol.it

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La rubrica "Origami" (clicca sul link) è uno spazio dedicato alla lettura e alla analisi di libri che sappiano raccontare la realtà italiana attuale. Il desiderio è quello di trovare, tra le pieghe di questo grande origami che è l’Italia di oggi, l’elemento ’letterario’ che ci aiuti a sbrogliare l’intricata matassa del nostro vivere quotidiano.....
Una rubrica a cura di Carla Cristofoli, fondatrice e direttrice di Un brin d’italien
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